Il Superuovo

Ghali, come Lorenzo de’ Medici e l’idillio, ci invita a prendere la vita con leggerezza

Ghali, come Lorenzo de’ Medici e l’idillio, ci invita a prendere la vita con leggerezza

La vita di tutti i giorni spesso risulta contraddittoria, problematica e precaria, il distacco potrebbe sembrare l’unica soluzione per affrontarla.

“Golconde” di René Magritte (Google)

Forse è il distacco dal mondo circostante, che permette di avere pace in una realtà sfaccettata e percepita come incontrollabile. Lo percepiscono Ghali, Lorenzo de’ Medici e Iacopo Sannazaro, che ci invitano a sorridere e ad alleggerire il peso dei nostri pensieri.

Foto del cantante Ghali (da www.optimagazine.com)

“Good times” di Ghali ci consiglia un ‘mood’ positivo

“Good times” è l’ultimo singolo di Ghali, uscito lo scorso 3 aprile, ed è estratto dal suo secondo album “DNA”. L’esordio della canzone “sembra la fine del mondo, ma mi calma” già ci introduce in un apparente controsenso, come si può dimenticare o mettere da parte ciò che ci turba? Nel ritornello poi si sviluppa ulteriormente il tema della tranquillità:

Bell’atmosfera

Ti prego non mi uccidere il mood, dai

Chi se ne frega dei tuoi “ma”, dei tuoi “se”, dei tuoi “bla-bla”?

Voglio stare in good time (voglio stare in good time)

Il cantante afferma il desiderio di “stare in good time“, ovvero di cercare di godersi il presente affrontandolo con ottimismo, nonostante tutto. Esprime la necessità di elevarsi da un quotidiano spesso non corrispondente alle aspettative, deludente e sentirsi così liberi dalle preoccupazioni. Ostenta uno stato d’animo spensierato, caratterizzato dalla leggerezza, non appesantito dalla negatività. Non vuole lasciarsi turbare da persone che parlano alle spalle, che non si preoccupano di lui come dovrebbero e che pongono sempre problemi, non permette che gli possano “uccidere il mood“. Lo stesso ritmo del brano comunica allegria, infatti proprio il fischiettare che si sente in sottofondo richiama la capacità di sorridere con serenità anche fra le difficoltà. Quest’atteggiamento può essere definito come una sorta di fuga in se stessi, in un mondo interiore fatto di pensieri piacevoli in cui riossigenare la mente, respirando aria non inquinata da ‘bad vibes’.

“Trionfo di Bacco e Arianna” di Annibale Caracci (Google)

Lorenzo de’ Medici e l’invito a gustare le gioie del presente

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia!

 Chi vuol essere lieto, sia:

di doman non c’è certezza.

Impossibile non aver mai sentito questi celebri versi di Lorenzo de’ Medici (detto ‘il Magnifico’), signore di Firenze durante la seconda metà del XV secolo, tratti dalla ballata “Trionfo di Bacco e Arianna”. In essi è racchiuso l’ideale edonistico di ricerca del piacere, proprio dell’umanesimo, e la formula oraziana del carpe diem, ovvero del cogliere l’attimo. Tuttavia l’edonismo a cui s’inneggia, non si caratterizza come grossolano e puramente materialista, ma si configura come conseguimento della pura bellezza, soprattutto a livello culturale. Si tratta di una rivalutazione e idealizzazione della realtà terrena e dei sensi, estremamente disprezzata e rinnegata durante il medioevo. La declamata adesione alle gioie della vita, presente in questo componimento, affonda le proprie radici nella concezione pessimistica dello scorrere inesorabile del tempo e della caducità dei beni terreni. Proprio perché la vita è precaria, il poeta invita chiunque, giovani e vecchi, a inseguire i piaceri, a non pensare al domani incerto, a lasciar cadere ogni pensiero triste e scrollarsi di dosso fatiche e dolori. L’unica via da seguire di fronte all’impossibilità di contrastare l’azione del tempo e d’impedire la morte è di dimenticare tutto ciò e cercare di essere lieti approfittando di quello che la vita può offrire. Riflettendoci Lorenzo de’ Medici esorta a rimanere in “good time“!

“Happy Arcadia” di Konstantin Egorovič Makovskij (Google)

La fuga nell’idillio, Sannazaro e la favola pastorale

L’Arcadia è un prosimetro (opera in cui si alterna la poesia alla prosa), di Iacopo Sannazaro, poeta attivo per lo più alla corte napoletana a cavallo fra il XV e il XVI secolo. Appartiene al genere bucolico, riprende quindi soprattutto il modello classico di Virgilio, ed è ambientata nella regione greca dell’Arcadia. Questa località è descritta in modo sublimato, mitico, caratterizzata da una natura pura e irreale. Sullo sfondo di questi paesaggi idilliaci, cioè idealmente perfetti, si svolgono vicende amorose immerse in un clima pacato e delicato. Quest’opera è espressione del desiderio di evasione, di fuga dall’ambiente di corte, caratterizzato dall’ipocrisia, e da quello cittadino, permeato da concezioni utilitaristiche. Questo sentimento è alla base del genere della favola pastorale che, rifacendosi al Sannazaro, troverà compimento successivamente nell’Aminta di Torquato Tasso. La soluzione di fronte alla complessità del reale è dunque indicata nel rifugiarsi in un’atmosfera rarefatta, primitiva, in un mondo intatto e non corrotto. I personaggi sono infatti pastori che, vivendo a contatto con questa natura incantevole, hanno conservato emozioni, passioni e comportamenti autentici e spontanei, non contaminati dalla civiltà. In conclusione anche qui, come nella canzone di Ghali, la serenità si può trovare solo nel distacco da ciò che ci turba.

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