Il Superuovo

Il tema del cuore mangiato di Dante e Boccaccio diventa Vertigine in Levante

Il tema del cuore mangiato di Dante e Boccaccio diventa Vertigine in Levante

Questa è la storia di un tema letterario, quello del “cuore mangiato”. L’allucinata tragicità non è l’unico carattere di questa tradizione. Quali gli altri?

Superata l’osservazione ovvia del carattere macabro, il tema del “cuore mangiato” si è originato in area celtica. Variamente seguito dalla tradizione letteraria medievale, lo rintracciamo, prima dalla letteratura occitanica, poi all’interno della Vita Nova di Dante Alighieri, dopo ancora nella novella IV della giornata IX del Decameron boccaciano. Il tema attraversa altre epoche, tanto che si consiglia il confronto attraverso il testo Il cuore mangiato. Storia di un tema letterario dal Medioevo all’Ottocento.  Il tema giunge fino alla nostra di epoca, all’interno di Vertigini di Levante.

A ciascun’alma presa e gentil core

La Vita Nova dantesca non è fatta soltanto da Tanto gentile e tanto onesta pare. Il trittico nucleare dell’opera è formato rispettivamente dall’inizio e i primi incontri con Beatrice (I-III), dalla poesia della lode (XVII-XXI) e dalle ultimi apparizioni di Beatrice in terra (XXVI). Al terzo capitolo della prima sezione appartiene il sonetto succitato. Va anzitutto ricordato che il genere letterario cui aderisce la Vita Nova è quello del prosimetro, una commistione di prosa e versi. In prosa Dante racconta di aver incontrato per la seconda volta Beatrice, dopo nove anni dal primo incontro, all’età di diciotto anni quindi, vestita di bianco, e secondo la simbologia cromatica, simile alla Madonna. Erano le nove del mattino, e dopo aver ricevuto il saluto della donna, Dante corre a casa eccitato, e mentre medita sull’accaduto, si assopisce e riceve una visione.

Allegro mi sembrava Amor tenendo
meo core in mano, e ne le braccia avea
madonna involta in un drappo dormendo.

Poi la svegliava, e d’esto core ardendo
lei paventosa umilmente pascea:
appresso gir lo ne vedea piangendo.

In versi Dante immagina Amore tenere tra le braccia Beatrice nuda e dormiente, e nella mano il suo cuore. Amore lo offre alla donna che impaurita se ne nutre. Al risveglio Dante sottopone la visione all’interpretazione degli amici suoi, insoddisfatto, scrive allora il sonetto di cui abbiamo riportato i versi cardine.

Guiglielmo Rossiglione

La IV delle dieci giornate del Decameron è quella degli amori infelici, perché con esito tragico. Filostrato è re e fabulatore. Tutta la vicenda narrata si rifà direttamente alla storia del trovatore Guillem de Cabestaing, del suo amore per Saurimonda, moglie del suo signore Raimon de CastelRossillon, e della misera fine dei due amanti. Guiglielmo Guardastagno è un valente cavaliere che si innamora della moglie di un suo amico e compagno d’arme, Guiglielmo Rossiglione. Tra i due amanti l’amore divampa così forte che non può essere celato: il marito se ne accorge, muta i sentimenti di amore in odio, uccide a tradimento l’amico, estraendogli il cuore dal petto e facendolo servire per cena alla moglie che se ne nutre ignara. Quando questa lo apprende, inorridita e disperata, si getta dalla finestra. I due sono sepolti insieme e riuniti nella morte. Boccaccio non si limita a italianizzare i nomi di personaggi dalla storia realmente accaduta, ma tratta ambiguamente dei valori cortesi. Nella tradizione il marito era il nemico della “cortesia”, la figura della moglie e dell’amante erano invece idealizzate. Nella novella boccacciana il problema di chi sia il colpevole rimane aperto. Tuttavia gli aggettivi incastonati all’interno del testo, disleale lui, disleal lei, convergono ad un giudizio implicito circa la parità delle colpe.

Vertigine

Vertigine è il salto nel vuoto dell’incoscienza adolescenziale. L’assenza di paura nonostante il dolore delle prime ferite. Sapere di aver perso un pezzo ed essere pronti a perderne altri ancora.

Questa è l’eredità del singolo Vertigine, lasciata come un testamento su Instagram dalla stessa Levante. Il brano è stato creato ad hoc, con la collaborazione della cantante con i producer Altarboy, per la stagione finale della serie tv netflixiana italiana, Baby. E’ il testo di Vertigine che prenderemo in considerazione al fine di rintracciare il tema del “cuore mangiato”. Dopo un excurs su cosa l’adolescenza significhi, si arriva a dedurre che il prezzo da pagare per la scoperta è proprio la perdita. Questa, per essere esorcizzata, deve ripetere all’infinito l’iniziazione, deve fare l’ennesimo tuffo nelle emozioni, deve metaforicamente dare il cuore in pasto al prossimo che se ne vorrà cibare, anche a costo di sentire la mancanza, il vuoto, il dolore. Da qui il senso di “vertigine”, da qui il ritornello:

Ed io rimango qui, io rimango qui che ho ancora il cuore in mano 

prendetene e mangiatene tutti 

sì, dai tutti, esageriamo

Un altro cantautore italiano, Achille Lauro, impegnato nello stesso progetto, recita così in alcuni versi della sua canzone Maleducata.

Sì, ti prego affogami nella tua piscina

Le regalo il cuore, sì, così lo cucina

In un rimando esplicito alla tradizione, Achille sembra arrivare più direttamente rispetto alla sofisticata Levante, forse anche a motivo delle chiavi di lettura diverse, seppur dello stesso tema. In conclusione, la chiusa del primo singolo riprende il ritornello, nonché il topos del cuore mangiato, e si presenta quasi una preghiera sussurrata, forse per evocare il valore sacro di un cuore mangiato letteralmente, o simbolicamente che sia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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