Nonostante appaia scontato, spesso si dimentica quanto ogni contesto sociale determini le tipologie d’azione e comportamento che si sviluppano al suo interno: un gruppo musicale risalente agli anni 70′, ad esempio, rispecchia, attraverso lo stile particolareggiato, il background socioculturale della propria epoca, constando, di conseguenza, d’un qualcosa di totalmente differente rispetto all’odierno. Idee ed ideologie, pensieri tra i più disparati, spesso tanto illogici quanto imposti, si sono inter-scambiati ed evoluti ininterrottamente lungo l’arco dei secoli, dando origine ad una serie di convenzioni che, agli occhi dell’uomo post-moderno, possiedono la funzione di rappresentare la più rilevante traccia del suo passaggio sulla terra, ovverosia la trasmissione del simbolo.

Bruno Neri ed il patriottismo: morire per un simbolo

Bruno Neri, il mediano che sfidò i fascisti

Nato a Faenza nell’ottobre del 1910, Bruno Neri incarnò indissolubilmente lo spirito patriottico della propria epoca. Cresciuto tra le file della piccola borghesia italiana, Neri intraprese ben presto una carriera completamente differente rispetto ai propri famigliari, ponendo il personale ed innato talento al servizio del calcio. Sebbene fuori dal campo non disdegnasse la passione per l’arte e la poesia, prendendo spesso parte ad incontri culturali in compagnia di vari scrittori ed attori, egli fece del pallone, inizialmente, una vera e propria ragion d’essere: esordì con il Faenza all’età di sedici anni, nel 1926, e solo tre anni più tardi venne ceduto alla Fiorentina, con la quale conquistò ambo la promozione in serie A – nel ’31 – e la fama d’un calciatore dalle incredibili doti tecniche ed agonistiche. Nel 1937, al termine d’una breve parentesi alla Lucchese, passò al Torino, ove giocò gli ultimi tre anni della propria carriera, terminata nel 1940. Il triennio 1940-1941-1942, infatti, lo vide assumere il ruolo di commissario tecnico del Faenza, mantenuto sino al fatidico 3 settembre 1943, allorché venne siglato l’armistizio di Cassibile – mediante il quale il Regno d’Italia s’impegnò a cessare le ostilità verso gli Alleati. Colto da un irrefrenabile amore verso la propria patria, l’ex calciatore deliberò d’arruolarsi, schierandosi al fianco dei partigiani nella lotta contro il nazifascismo. Il 10 luglio del 1944, impegnato nella perlustrazione d’una zona nei pressi dell’eremo di Gamogna, Bruno Neri cadde ucciso da un plotone nazista, consacrando ufficialmente e definitivamente la propria vita alla difesa d’un simbolo, la bandiera dell’allora Regno d’Italia.

Le funzioni del simbolo: comunicazione e partecipazione

Ciò che desta interesse, per quanto concerne il comportamento e le decisioni del summenzionato calciatore, risulta la sua apparentemente totale deficienza di necessità pragmatica. Neri, per l’appunto, attraverso i proventi della vita sportiva, avviò una redditizia attività imprenditoriale mediante l’acquisto dell’officina meccanica di Antonio Melandri, tenore faentino, accezione che lo rese, per così dire, finanziariamente tranquillo e stabile. Pertanto, a seguito di ciò, è evidente che questi non intraprese la carriera bellica in virtù di necessità, bensì proprio a causa d’un amore incondizionato verso il simbolo della madre patria. L’attenzione della sociologia nei confronti dei simboli risiede, in particolare, nella loro funzionalità in termini di comunicazione e partecipazione: mentre la prima fa riferimento alla semplice comunicazione tra individui ottenuta attraverso l’utilizzo dei simboli – il termine “luna”, ad esempio, consente ai parlanti un rapido collegamento ideologico con il satellite terrestre – la seconda si volge verso il rafforzamento del loro interdipendente legame di appartenenza, consentendo la mera sopravvivenza della comunità secondo le modalità che la contraddistinguono. Simboli alla stregua della Statua della Libertà, della squadra nazionale, della summenzionata bandiera, rinforzano il senso di solidarietà tra gli uomini tanto quanto il loro sentimento d’appartenenza ad un determinato gruppo. Una forte funzione partecipativa risulta altresì rappresentabile dal simbolismo religioso e magico, ove luoghi sacri, paramenti ed azioni caratteristiche contribuiscono al rafforzamento, nel fedele, del proprio senso d’appartenenza e partecipazione alla vita della comunità e del gruppo mistico.

Il significato del simbolo, nella vita di Bruno Neri, prese a dir poco il sopravvento su ogni altra accezione: inizialmente portavoce d’una squadra, egli si schierò poi volontariamente al fianco dei partigiani, in virtù di ciò che riteneva rappresentasse null’altro che la difesa degli ideali della propria nazione. In questo concetto risiede la meravigliosa ambiguità del simbolo, ovverosia una creazione umana e sociale contraddistinta dall’amore incondizionato nei confronti d’un qualcosa di immateriale – un’idea, una concezione, un credo – per il quale si è disposti alla rinuncia di tutto, persino della propria stessa vita.

Simone Massenz