Il Richiamo di Cthulhu: Freud analizza gli incubi di H.P. Lovecraft

I sogni possono svelarci cosa ci riserva il futuro? Il noto psichiatra-filosofo austriaco prova ad analizzare la Telepatia che si manifesta nei racconti horror delSolitario di Providence“.

copertina del Necronomicon, edito Mondadori

Howard Philips Lovecraft è stato uno degli scrittori fondatori del genere Horror e Fantascientifico all’inizio del Novecento, protagonista di una  vita tormentata dagli incubi che è riuscito a trasporre abilmente sui libri e che in questo modo hanno contribuito a creare una vera e propria mitologia lovecraftiana. Caratteristica particolare dei personaggi di Lovecraft è la “Telepatia” che si manifesta nei sogni e aiuta i protagonisti seminando indizi come nel “Richiamo di Cthulhu“. Tuttavia ci giunge una spiegazione razionale a tutto ciò ed è proprio Sigmund Freud a fornircela attraverso i suoi appunti riguardanti i casi clinici.

Una Filosofia Cosmica

H.P. Lovecraft ha una vita breve e tormentata dai suoi stessi incubi, grazie ai quali tuttavia, è riuscito a trasformare le proprie paure in fama internazionale, che gli ha permesso di essere considerato come erede spirituale di Edgar Allan Poe, ma non solo perché lo scrittore di Providence è riuscito a ideare un nuovo tipo di Horror, quello Cosmico, che di lì a poco aprirà le porte ai romanzi di Fantascienza. Infatti i più accaniti lettori di Lovecraft conoscono molto bene la mitologia creata dall’autore con i vari mostri cosmici: Cthulhu, Dagon, Nyarlathothep, Azathot e molti altri. Nonostante ciò dal narratore traspare un pensiero misoteista, cioè di odio verso le divinità, infatti in molti dei suoi racconti, i seguaci di questi Antichi Culti vengono visti come dei sovversivi e fanatici, che tramite sacrifici ed evocazioni di divinità mirano al collasso della civiltà umana, questo culto può essere anche interpretato come allegoria del Cristianesimo in quanto Lovecraft concordava gli ideali di Nietzsche riguardanti la critica della gerarchia ecclesiastica.

Cthulhu

Raffigurazione di Cthulhu

Cthulhu è sicuramente la divinità lovecraftiana più conosciuta, infatti i racconti della mitologia cosmica sono raccolti con il titolo di “Miti di Cthulhu“, ma com’è fatto Cthulhu? Lo scrittore nel racconto “Il Richiamo di Cthulhu” ci descrive una creatura ciclopica con la testa di piovra, le ali di un drago e gli artigli da leone, e che elimina chiunque si avvicini alla sua scoperta, ma per ora la creatura dorme nella sua città sepolta dal tempo e caratterizzata da spaventosi monoliti. Il racconto è diviso in 3 capitoli: “L’orrore d’argilla”, ” Il racconto dell’ispettore Legrasse” e ” La follia che viene dal mare”. Nella prima parte il protagonista, il nipote del prof. Angell, indaga sulla morte di suo zio e scopre che stava analizzando il caso di un paziente affetto da sonnambulismo e telepatia, e ogni volta che questo si addormentava vedeva in sogno Cthulhu che lo chiamava, così il paziente, uno scultore, nel sonno si mise a scolpire un bassorilievo raffigurante la creatura, i sogni continuano fin quando non si ammala e proprio in quel periodo si verificano terremoti e maremoti intorno al mondo. La seconda parte viene riportata dall’ispettore Legrasse, che durante una retata nelle paludi della Louisiana la polizia scopre un culto segreto con sacrifici umani e orgie, questi seguaci hanno dichiarato successivamente di aver provato a evocare Cthulhu durante quei rituali. Infine nell’ultimo capitolo il protagonista stesso si mette sulle tracce di Cthulhu, arrivando a rintracciare l’unico marinaio sopravvissuto di una nave che aveva naufragato sull’isola di Cthulhu, il norvegese Johansen. Tuttavia quando il nipote del professore era giunto a Cristiania il marinaio era già morto in circostanze misteriose, ma lascia comunque un manoscritto nel quale racconta di aver visto Cthulhu e di essere stato inseguito dal mostro fin quando non gli è andato addosso con la sua nave, stordendo così la creatura per avere il tempo di fuggire. Nonostante ciò il tentativo è stato vano perché i seguaci di Cthulhu uccidono chiunque tenti di svelare il culto, e proprio per questo ora anche il protagonista è in pericolo.

La sentenza di Freud

A partire dal 1899 il noto psichiatra Sigmund Freud ha iniziato a fare ricerche riguardanti i sogni e il loro nesso tra telepatia e occultismo, il suo obiettivo era evitare di mescolare la Telepatia alla Psicanalisi che invece è una disciplina scientifica, per questo motivo denuncia pubblicamente le fandonie diffuse da famosi chiaroveggenti e prestigiatori, come “le Profeseur“, un illustre mago francese, che aveva predetto a una donna ancora senza figli ma sposata già da tempo che questa avrebbe affrontato dure battaglie ma poi avrebbe avuto due figli all’età di 32 anni. Tutto ciò viene smentito dal fatto che la donna è andata in analisi da Freud quando aveva ormai 43 anni ed era senza figli, Freud intuisce quindi che in realtà il mago non aveva predetto una data era stato l’inconscio della donna a stabilire certe informazioni, in quanto lei era la figlia più vicina al padre dopo che questo era diventato vedovo e dopo il matrimonio vedeva il marito come il padre ed era desiderosa di ricoprire il ruolo di sua madre che aveva avuto figli a 32 anni. Freud riesce ad individuare il complesso edipico in questo caso. La situazione è diversa invece quando si tratta di incubi, è proprio questo il caso di una donna che sogna il fratello chiedere aiuto alla madre, quando si sveglia chiama sua mamma per raccontarle il sogno e questa le comunica che quella mattina il fratello è morto in guerra. Freud giustifica questo comportamento definendolo “Transfert di pensiero“, che si utilizza quando una persona in momenti diurni o notturni realizza tramite il proprio inconscio i desideri repressi, e questa si trattava dell’odio della sorella nei confronti di suo fratello, e ciò non è Telepatia. Quindi Freud riguardo gli incubi dei personaggi lovecraftiani e quelli di Lovecraft stesso direbbe che sono soltanto manifestazione di paure e desideri repressi del loro inconscio, infatti lo stesso Lovecraft essendo ateo ci traspone i suoi racconti in chiave misoteista, dove le divinità sono mostri.

Il carnevale di Arlecchino, Joan Miro. Nel Novecento il Surrealismo nasceva per rappresentare le immagini dell’inconscio.

 

 

 

 

 

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