Malattie millenarie: dagli Egiziani a Luigi IX, una piaga chiamata scorbuto.

La storia della scoperta e della cura di una malattia spesso è semplice e noiosa, ma quella dello scorbuto passa da secoli a secoli sottoforma di un diavolo subdolo che attanaglia persone con grande rilevanza storica.

La storia dello scorbuto parte da migliaia di anni fa, descritto dagli Egiziani, da Ippocrate, da esploratori e da medici, ma la sua identificazione arriva molto dopo, nel ventesimo secolo. Un’unica molecola che ha messo in ginocchio milioni di esploratori, ma che cos’è, cosa causa e perché è perdurata nei secoli.

 

Percorrendo i secoli

“…Siamo stati colpiti dal morbo di accampamento, a tal punto da far raggrinzire la carne dei nostri Arti e da fare ricoprire la pelle delle nostre gambe di macchie scure e maleodoranti come un vecchio cavastivali, e da attaccare anche le gengive di quelli che avevano contratto la malattia, e nessuno poteva scampare da questa malattia se non attraverso la morte. Questo era il segnale: quando il naso cominciava a sanguinare allora la morte era alle porte…”. Così recita una porzione del libro “The Memories of the Lord of Joinville“, una delle testimonianze storiche più accurate dei sintomi della malattia. Questo brano descrive la condizione dell’esercito di Luigi IX alla fine della settima crociata. Ancor prima lo scorbuto è stato citato dagli Egiziani nel 1500 a.C. ed è stato descritto da Ippocrate nelle sue opere nel V secolo a.C. Nonostante ciò la malattia non acquisì l’attenzione fino ai viaggi degli esploratori Europei dal 1500 al 1800. Basta pensare che la prima circumnavigazione del globo effettuata da Magellano (1519) vide la perdita di oltre l’80% dell’equipaggio soltanto a causa dello scorbuto e lo stesso capitò con il viaggio di Jacques Cartier, anche se questa volta un aiuto da parte dei nativi americani fu cruciale, infatti questi ultimi insegnarono ai marinai la preparazione del tè al cedro, che essendo ricco di vitamina C preveniva lo scorbuto, dopo capiremo meglio il perché. Nel 1747 James Lind, medico scozzese della marina britannica, eseguì il primo studio clinico della storia effettuato su questa malattia. Durante un viaggio su una nave da guerra, Lind selezionò 12 marinai affetti e li divise in  gruppi, e ad ogni gruppo forniva rimedi diversi tra quelli raccomandati all’epoca. Ai marinai a cui erano stati dati limoni e arance guarirono, i marinai ai quali era stato dato succo di mela bollito migliorarono leggermente, tutti gli altri peggiorarono. Lind pubblicò questo studio chiamato “Treatise on the Scurvy” (trattato sullo scorbuto) che tuttavia non venne considerato come meritava. Il progresso tecnologico e scientifico diede una svolta per la diagnosi di questa malattia nel 1932, quando lo scienziato Albert Szent-Györgyi e altri ricercatori dell’Università di Pittsburgh isolarono e sintetizzarono l’acido ascorbico, comunemente chiamato Vitamina C. Questa molecola si presenta come una polvere bianca cristallina, inodore e solubile in acqua.

Scorbuto: cos’è e come si manifesta

La maggior parte degli animali produce una notevole quantità di Vitamina C dalla conversione del glucosio in ascorbato mediante quattro tappe enzimatiche. Nel corso dell’evoluzione, però, l’uomo e altri animali hanno perso l’ultimo enzima della via di sintesi dell’ ascorbato e devono quindi assumere questo composto con la dieta, ricavandolo generalmente da frutta e verdura. Nel 1800 l’ascorbato era spesso assente nei cibi disidratati o conservati per lunghi viaggi e per questo anche con la dieta non se ne assumeva abbastanza. I sintomi che i marinai presentavano in fase avanzata erano numerose ma piccole emorragie dovute a cause come fragilità dei vasi sanguigni, perdita dei denti, insufficiente cicatrizzazione delle ferite e riapertura di quelle vecchie,dolore e degenerazione delle ossa e insufficienza cardiaca. Capiamo perché la vitamina C è necessaria per la prevenzione di questi terribili sintomi.

 

Il collagene è uno dei principali responsabili

Perchè l’acido ascorbico allora è così importante? Per capirlo facciamo un passo indietro. Il collagene è una proteina fibrosa, ciò vuol dire che acquisisce una ripiegamento tale per cui è adatta ad assumere ruoli come costituente di membrane o comunque ruoli in cui è necessaria una struttura adatta a resistere a flessibilità e torsione. Più in particolare la struttura del collagene è formata da ripetizioni del tripeptide Gly-X-Y dove X e Y sono generalmente Pro (Prolina) o 4-Hyp (4-idrossiprolina). La 4-Hyp ha un ruolo essenziale nell’avvolgimento del collagene e nel mantenimento della sua struttura. Un processo importante nel corretto avvolgimento del collagene è quello che prevede la prolina in una conformazione tale per cui la presenza del gruppo ossidrile della 4-Hyp la stabilizzi, e che quindi la prolina debba essere ossidrilata. In assenza di Vitamina C, però, questo processo non avviene e il collagene non si ripiega come dovrebbe. Il collagene è la proteina più abbondante nei tessuti connettivi umani come tendini, pelle, ossa, cornea o come il collagene di tipo II che invece è presente nella cartilagine, e altri tipi ancora importanti coinvolti anche nell’apparato cardiovascolare. È intuitivo quindi concludere che una carenza di vitamina C, necessaria per il corretto avvolgimento del collagene, porti a conseguenze disastrose che ancora oggi affliggono regioni sperdute dove i cibi altamente nutritivi sono scarsi oppure dove le persone seguono una dieta totalmente priva di frutta e verdura come alcuni casi riscontrati negli Stati Uniti. Il corretto apporto di questa vitamina però è ancora in dubbio. La dose giornaliera raccomandata negli Stati Uniti è di circa 90 mg mentre ad esempio nel regno unito è di 60 mg. Gli alimenti che contengono maggiori quantità di Vitamina C sono il pepe, pomodori, le patate e i broccoli, ma ricordate che la vitamina C presente in frutta e verdura si degrada in seguito a cottura o conservazione prolungata.

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