La Julianne Moore di “Still Alice” lotta contro il morbo di Alzheimer

Un film che ci fa totalmente immedesimare nella vita sconvolta dal morbo di Alzheimer della protagonista.

La Julianne Moore di "Still Alice" lotta contro il morbo di Alzheimer

Still Alice è una pellicola che ci racconta quanto la vita possa cambiare un giorno semplicemente dalla dimenticanza di una parola. A essere colpita dalla malattia non è solo la protagonista, ma tutta la famiglia.

La trama di “Still Alice”

Cinquant’anni, una posizione di prestigio alla Columbia University di New York, tre figli adulti, colta, brillante e bella. Pare che vada tutto alla perfezione se non che le parole iniziano a mancare, s’inciampa sui propri pensieri e non si comprende come e cosa stia accadendo. È ciò che succede a Julianne Moore, superba protagonista del film Still Alice che infatti le varrà anche un Oscar nel 2015. Una donna realizzata che vive momenti di confusione e vuoti, che la spingeranno a fare degli accertamenti medici che riveleranno la triste notizia. Alice Howland, la protagonista, è affetta dal morbo di Alzheimer. Tenterà di rimanere se stessa il più possibile, ma la malattia non le lascia scampo. Perderà il lavoro, diverrà incapace di orientarsi persino in casa propria e girerà dei video sempre per la sé del futuro. Evidenziando tutte le parti del discorso che aveva già affrontato, terrà anche una conferenza sull’Alzheimer, ottenendo una commovente standing ovation. C’è però un momento di rottura. Pensando a quanto il decorso sia degenerativo, non riuscirà a tollerare tutte queste inabilità e proverà, fallendo, il suicidio ingerendo delle pillole. Nel frattempo la famiglia prende la notizia della malattia in diversi modi. Il marito accetterà un lavoro in Minnesota quando Alice non riconoscerà più i suoi familiari. Ma è il rapporto, potremmo dire ritrovato, con la figlia minore aspirante attrice il filone parallelo del film. La piccola di casa, non solo si rifiuterà di fare il test genetico per il morbo, a differenza degli altri due, bensì sarà lei a trasferirsi dalla California e ad accudire la mamma.

La Julianne Moore di "Still Alice" lotta contro il morbo di Alzheimer

Le fasi degenerative

Barry Reisberg, direttore clinico del Dementia Research Center della New York University School of Medicine sviluppò un sistema basato su sette fasi.

  • Fase 1. Funzionalità normale, ovvero non si soffre di problemi di memoria e non si ha alcun sintomo.
  • Fase 2. Deficit cognitivo molto lieve. Le parole iniziano a mancare, non si riesce a chiamare gli oggetti più comuni e di uso quotidiano.
  • Fase 3. Deficit cognitivo lieve. È in genere la fase in cui il morbo di Alzheimer viene diagnosticato. Infatti è quando le mancanze iniziano a farsi evidenti, tanto che anche amici e parenti cominciano a preoccuparsi. I vuoti di memoria sono più frequenti e c’è una palese difficoltà a trovare nomi e vocaboli giusti.
  • Fase 4. Deficit cognitivo moderato. Non si riesce ad affrontare situazioni più complesse o a compiere determinate operazioni (ad esempio non si è capaci di contare a ritroso da 100 di sette in sette). Non ci si ricorda di pagare le bollette, si comincia a scordare la propria storia.
  • Fase 5. Deficit cognitivo moderatamente grave. In questa fase il malato potrebbe iniziare ad avere bisogno di assistenza. Si confonde sul luogo in cui si trova o sulla data. Non ricorda quando e dove si è laureato, il numero di telefono e molto altro. Potrebbe aver bisogno di aiuto nel mangiare o nell’andare in bagno.
  • Fase 6 . Declino cognitivo grave. La persona affetta dal morbo potrebbe avere un cambio di personalità perché i problemi di memoria sono sempre più gravi e spaziano in tutti i campi, dalla propria igiene alla storia personale. Anche i volti familiari non vengono più riconosciuti, non si controlla la vescica, l’intestino, non si è capaci di vestirsi adeguatamente. Si tende a vagare e a perdersi.
  • Fase 7. Declino cognitivo molto grave. La persona perde completamente la capacità di rispondere all’ambiente, utilizza ancora parole o brevi frasi ma è come se fosse totalmente assente. Anche la deglutizione diventa compromessa.

Le demenze

Il morbo di Alzheimer appartiene a quella categoria di malattie comunemente definite demenze. La demenza è un disturbo acquisito che colpisce le funzionalità intellettive. Si ha una lenta e progressiva neurodegenerazione che colpisce memoria, linguaggio, ragionamento, capacità di comportamento sociale, orientamento spazio-temporale. Questi sintomi non appartengono purtroppo al solo morbo di Alzheimer, infatti tante sono le demenze che a causa di un malfunzionamento o della morte dei neuroni, come in questo specifico caso, possono colpire l’individuo. In altri circostanze i neuroni possono semplicemente smettere di funzionare come nel caso della malattia a corpi di Lewy o può essere colpita solo una parte del cervello come nel caso della malattia di Pick. Ritornando al nostro oggetto di approfondimento, diagnosticare l’Alzheimer può essere estremamente difficile, infatti solo dopo l’esame autoptico si avrà l’assoluta certezza. Lo psichiatra Alois Alzheimer fece la sua importante scoperta proprio a seguito di un’autopsia. Notando in una paziente un calo significativo delle funzioni intellettive, durante l’esame post-mortem, notò la presenza di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari.

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