L’egoismo di Joker: in cosa consiste la libertà secondo Stirner

Da chi ci è concessa la libertà di cui disponiamo? Joker dimostra come essere davvero liberi a questo mondo

Max Stirner, nella prima metà dell’800 descriveva la sua idea di individuo e di libertà in una società sempre più complessa e individualista. Phillips, attraverso il suo racconto, mostra di aver recepito il messaggio stirneriano, riuscendo ad accostarlo ad uno dei personaggi più celebri del mondo dei fumetti..

Un protagonista anticonvenzionale

Il 3 ottobre 2019 è uscita nelle sale la nuova pellicola di Todd Phillips, Joker, un film di rottura con la tradizione dei cinecomics tratti dalle avventure a fumetti dei supereroi che tutti conoscono e ai quali tanto ci hanno abituato negli ultimi decenni. In questo caso il protagonista non è né un eroe né tantomeno un antieroe, bensì una pedina dei fumetti “DC Comics” che da sempre ha portato paura e terrore a Gotham (location ripresa nella scenografia). Eppure Joker (Joaquin Phoenix) non esce sconfitto né tantomeno sotto cattiva luce ma, al contrario, risulta essere (forse per la prima volta) il vero vincente della trama. Fin qui nulla di straordinario: un film che porta sul grande schermo un antagonista lascia presupporre che quest’ultimo verrà portato in scena negli abiti del vincitore, almeno morale, della vicenda. La vittoria di Joker in realtà non ha nulla a che vedere con la conseguente sconfitta dell’eroe di turno (che manca totalmente nel contesto del film). L’”eroe” della vicenda è lo stesso protagonista, detentore di una vittoria che va ben oltre i canoni classici. Il successo di Joker è quello dell’egoista, lo stesso egoista preso in analisi da uno dei più marginali (ma visionari) allievi di Hegel di tutta la tradizione filosofica: Max Stirner. Nella sua principale opera “L’unico e la sua proprietà”, Stirner espone il suo concetto di “Io”, che si discosta totalmente dalla tradizione classica di “soggetto pensante” o affini. L’Io a cui fa riferimento il filosofo bavarese è un “Unico”, un essere irripetibile e irriducibile, come ognuno di noi e, rispetto al film, proprio come Joker. L’individuo in questo senso è spogliato di ogni sovrastruttura e si relaziona con il mondo in maniera singolare, soggettiva, non come membro di una comunità più ampia a cui fare riferimento e per la quale lottare, ma come un singolo in lotta con gli altri. Si badi bene, non c’è da gridare allo scandalo trovandosi davanti ad un’interpretazione del genere della realtà. L’egoista, inteso come Stirner a modo suo lo intendeva, è colui che è davvero libero, o meglio ambisce ad essere davvero libero di vivere la propria vita.

Joaquin Phoenix

L’egoismo tra Stirner e Joker

La trama del film, già vincitore del “Leone d’oro al miglior film” della 76° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è un’escalation di eventi profondamente significativi per il protagonista, che vedrà il suo sogno messo in ridicolo da tutti coloro che entreranno a far parte della sua vita. I traumi subiti in età infantile da Joker, al secolo Arthur Fleck, lo porteranno a vivere al limite della decenza, a badare alla madre fino alla sua morte, e a vedersi sfuggire l’opportunità di diventare un comico di successo, come il suo mito televisivo Murray Franklin (Robert de Niro). Quest’ultimo al contrario non perderà l’occasione di umiliare pubblicamente Arthur ospitandolo nel suo celebre programma.

Ma Arthur non è semplicemente un pagliaccio frustrato e fallito. Lui non cerca il successo per ambire ad una vita migliore o a montagne di denaro. Fin da bambino ripeteva alla madre di voler fare il comico per non lavorare come gli altri, per realizzare la sua più grande passione: far ridere le persone. E la gente rideva di lui, in questo senso si, prendendolo per folle e dandogli del ridicolo. Ma ora nessuno più lo deride. “I miei pensieri sono solo negativi” afferma parlando con la psicologa dei servizi sociali, a sua detta insensibile ai problemi esistenziali del protagonista. I suoi colleghi remano contro di lui, indirettamente causano il suo licenziamento. Dopo tutto ciò, il protagonista trova il modo, a causa della sua nevrosi, di ridere in faccia a tutti, finendo anche malmenato.

Il potere di essere: lo scopo di una vita apparentemente insignificante

Ma ha senso vivere una vita così? La risposta di Arthur è . Ospite da Murray afferma di non aver più nulla da perdere, ed infatti ha solo da guadagnare. Joker rappresenta l’egoista stirneriano, l’uomo che per migliorare sé stesso è pronto a combattere il fantasma dello Stato e della società a cui lui non ha mai aderito volontariamente, ma che al contrario lo ha solo ferito. Arthur non ha mai scelto di vivere una vita senza padre, non ha mai scelto di subire traumi fin da piccolo, non ha mai avuto la pretesa di essere deriso a causa dei suoi problemi psichici. Eppure la società gli ha sempre servito la stessa quantità di infelicità ad ogni pasto, ogni giorno, da anni. Ma questa non è libertà. Come ci suggerisce Stirner “tu hai il diritto di essere, ciò che hai il potere di essere”, e Joker ha tutte le intenzioni di ottenere il potere necessario a diventare ciò che desidera essere: un comico acclamato dalla gente e capace di far ridere chiunque. Andando contro la legge, contro lo Stato e contro il potere, il protagonista della pellicola rivela di voler sovvertire l’ordine della città per colpire coloro che, a sua detta, sono gli artefici dell’infelicità di molti, e lui non può permettere che qualcuno sia infelice, lui è un clown. La portata delle azioni compiute da Joker non farà altro che scatenare la rivolta delle masse contro il potere (rappresentato da Thomas Wayne). Arthur aizzerà la folla per la quale, come ci ricorda, nessuno versa mai una sola lacrima. Tutti sono impegnati a piangere sui cadaveri dei meschini, degli sfruttatori, dei ladri, purché mascherati dal potere. Joker arriva (realmente) a disegnarsi il sorriso sulle labbra, il segno che fin da piccolo è stato la sua croce e la sua peculiarità, e come l’egoista stirneriano è pronto a ribellarsi, non per abbattere le istituzioni creandone altre, ma per sottrarsi a qualsiasi tipo di istituzione. Ribellione nata da un sentimento che deriva dall’insoddisfazione dell’individuo per un impeto egoistico e non sociale e politico. Ricoverato in un ospedale psichiatrico, finalmente Joker sarà davvero felice. Felice e libero poiché padrone di quella decisione, proprio come l’egoista di cui ci parla Stirner. Libero anche nel male. In ognuno di noi, in fondo, c’è un po’ di Joker.

«Io aggiro l’ostacolo di una roccia finché non ho abbastanza polvere per farla saltare in aria e aggiro l’ostacolo delle leggi di un popolo finché non ho raccolto l’energia sufficiente per rovesciarle». Max Stirner

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