Il primo genoma umano sequenziato per intero: approfondiamo la controversa questione dell’eugenetica

Una scoperta pronta a rivoluzionare completamente il mondo della scienza: il 31 marzo, la rivista Science annuncia che è stato sequenziato per la prima volta un genoma umano per intero. Affrontiamo il discorso controverso dell’eugenetica attraverso la bioetica.

Fonte: Sangharsh Lohakare

Le risorse nascoste dietro questa importante scoperta scientifica potrebbero essere molte, ma l’attenzione dei comitati bioetici potrebbe ricadere su un utilizzo in particolare. La decifrazione dell’intero genoma umano nasconde il rischio di una “selezione genetica” come possibilità. Ma cosa si intende per eugenetica? E quali sono i rischi di questa controversa pratica?

LA STORIA DEL PROGETTO GENOMA

Era il 2003 quando lo Human Genome Project annunciava al mondo di aver compiuto il sequenziamento del 92% di un genoma umano. Oggi, a distanza di circa vent’anni, l’impresa viene completata dal team del “Telomere – to – Telomere Consortium” (anche “T2T”). Dall’abstract estrapolato dall’articolo pubblicato sulla famosa rivista Science, possono essere letti i numeri di questa millenaria impresa: è stata rilasciata una sequenza completa di 3.055 miliardi di coppie di basi – per intenderci, le coppie formate dalle famose adenina, timina, citosina, e così via del campione di genoma umano “T2T-CHM13”.

La ricerca genetica ha aperto la strada ad un grande numero di procedure mediche diagnostiche e preventive, ma ha necessariamente introdotto una questione etica di non poco conto. La bioetica è stata il campo sul quale porre la discussione sulla ricerca genetica, soprattutto in merito ai rischi dell’eugenetica e della clonazione umana.

Fonte: CDC

EUGENETICA: UNA STORIA SINISTRA

L’eugenetica fa riferimento a tutte le pratiche di manipolazione del patrimonio genetico umano volte al “miglioramento” di una determinata popolazione (magari un’etnia o il popolo di un Paese). Questa distinguerebbe qualità e caratteri ereditari “preferibili”, sotto criteri fallaci  spesso dettati da razzismo e discriminazioni, in modo da controllare la riproduzione umana.

L’esempio più famoso è quello che viene raccontato oggi nei libri di storia come eugenetica nazista, in riferimento alle disumanizzanti pratiche della Germania del Terzo Reich al fine di preservare la cosiddetta “razza ariana”. Una lista di candidati non conformi, alla cui appartenenza declinava un tragico risvolto. Tutti coloro che rientravano nelle categorie descritte dall’ideologia nazista come “impure”, subivano il divieto alla riproduzione, imposto anche con la morte.

Non molti sono a conoscenza, però, di leggi di sterilizzazione, legate a pregiudizi razziali e non solo, presenti nel mondo contemporaneo fino agli anni ’70. Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone o la ben più vicina Svezia, si sono macchiati per anni del reato di eugenetica: una selezione imparziale, legata a test del QI e diagnosi superficiali racially biased (fonte: approfondimento di Alexandra Minna Stern e Natalie Lira).

HABERMAS E LA BIOETICA

Nella sua Repubblica, Platone scriveva:

“Bisogna, secondo quanto si è già convenuto, che gli ottimi maschi si congiungano il quanto più spesso e possibile con le ottime femmine, e viceversa i più dappoco con le più dappoco, e la prole degli uni allevare e degli altri no, se la mandria dovrà esser quanto mai eccellente” – dall’articolo di Bioetica News Torino (link)

La frase riportata mostra quanto sia facile incontrare discorsi che incitino ad una selezione genetica degli uomini, contaminando persino gli scritti di uno dei filosofi più importanti e più studiati della storia. La bioetica, una branca della filosofia legata all’etica applicata, nata anche in seno ai processi di Norimberga contro le sperimentazioni su umani condotte nei campi di sterminio nazisti, trova sua completa applicazione nel campo della regolamentazione di pratiche genetiche.

Famosi i nomi di Jonas e Habermas riguardo alla questione. Il secondo, in particolare, si occupò largamente del problema dell’eugenetica nella sua opera “Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale” (2001). Nel trattato, l’autore evidenzia diversi punti critici della “disciplina”, volgendo particolare attenzione al principio di autonomia, che verrebbe violato. Secondo Habermas, infatti, pratiche di questo tipo “riducono gli spazi creativi dell’autonomia individuale e compromettono le relazioni, idealmente simmetriche, tra persone libere ed uguali” (fonte: Habermas,”Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale“).

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