Nel 2022 purtroppo vige ancora l’idea che un paziente psichiatrico debba essere sottoposto ad un continuo controllo. Credenza errata.

Nell’immaginario collettivo vengono ancora troppo spesso confusi i termini “manicomio” e “ospedale psichiatrico”. La prima richiama pratiche considerate del tutto inefficaci e talvolta disumane nei confronti dei pazienti. Sebbene alcune di esse permangano ancora oggi.
contenzione
Se faccio passare il messaggio che nel luogo in cui sarà accolta una persona ci saranno barricate ed elmetti calati sulla testa, allora lei si preparerà a combattere.
Parla così in un’intervista per RollingStone Giovanni Rossi, presidente dell’Spdc no Restraint, associazione senza scopi di lucro che vuole portare nei reparti di psichiatria l’idea che la contenzione non sia un metodo di cura efficace. È infatti noto che questa pratica venga ancora largamente utilizzata, essendo la via più comoda alla “risoluzione” di una situazione complessa che necessiterebbe di attenzioni e cure, e non di un letto e delle corde. Sempre dalle parole dello stesso presidente si evince la volontà di creare uno spazio facilmente accessibile ed ampio, così che il paziente non si senta rinchiuso e costretto in quel luogo.

alcuni cenni storici
L’origine degli ospedali psichiatrici viene fatta risalire al XV secolo. Queste strutture vennero costruite per volere di ordini monastici, medici illustri o amministrazioni locali. Questi erano per lo più luoghi di reclusione molto simili a semplici carceri. Bisogna arrivare al XIX secolo per la nascita dei primi manicomi e soprattutto per la stipulazione di leggi che ne regolamentassero le pratiche. Le persone recluse erano considerate socialmente pericolose ed instabili, definite “pazze”.
Queste strutture vennero poi abolite in Italia con la legge 180 del 1978, nota come legge Basaglia. Questo traguardo venne raggiunto dopo anni di dibattito e di proteste, i quali si appellavano all’inumanità delle pratiche e ad alcuni casi di abusi perpetrati all’interno di queste strutture. Infatti all’interno dei manicomi venivano usate pratiche come l’elettroshock e la deprivazione sociale, il cui unico risultato era un deterioramento delle abilità cognitive dei pazienti e l’insorgere di ulteriori problematiche.
pratiche
Fortunatamente gli ospedali psichiatrici oggi offrono percorsi di ricovero specialistici, finalizzati al trattamento della patologia psichiatrica in fase acuta e nella prima fase di remissione. Il ricovero viene concordato tra paziente e medico, ed è necessario solo quando si ritiene che il semplice trattamento in ambulatorio non sia sufficiente. Il ricovero ha mediamente tempi brevi.All’interno della struttura il paziente sarà costantemente monitorato e seguito in un percorso che lo porterà ad una completa reintegrazione nella società. Sedute di ascolto e psicoterapia specializzata hanno sostituito la costrizione fisica, almeno nella teoria, perché capita spesso di riscontrare questa metodologia barbara nei reparti di oggi. Durante la pandemia i pazienti psichiatrici non avevano il diritto di essere ricoverati nei reparti covid, venendo costretti ai letti senza le cure necessarie. Nonostante i passi avanti fatti la questione psichiatrica non è ancora del tutto chiusa.