Il pianeta è al secondo minuto di microonde

Il pianeta è al secondo minuto di microonde

15 Settembre 2018 Off Di Francesco Rossi

Bonn, Germania, il 6 novembre 2017 si apriva la Conferenza Onu sul clima. Partecipante dell’evento, la delegazione siriana annuncia di voler sottoscrivere l’Accordo di Parigi. Nel giungno dello stesso anno, due mesi prima, il Presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che quello parigino era stato “un pessimo accordo” e decise di ritirare la nazione. Sarebbe stata l’unica a restare fuori dal piano di azione planetario sul clima. Nel settembre 2018, il deputato della Casa Bianca Lindsay Walters corregge alcuni giornali che ipotizzavano un dietro-front del capo dello Stato: “Come il Presidente ha chiarito già abbondantemente gli Stati Uniti si ritireranno. A meno che non riusciranno a rientrare con termini più favorevoli al Paese”.

Alcuni giovani manifestanti americani.

Speranze

L’Accordo di Parigi è “il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale“, secondo il sito www.europa.eu, nel quale i governi hanno concordato di mantenere la temperatura media del pianeta a 1,5°C e di non farla salire oltre i fatidici 2°C. Arrivare alla firma di quasi 200 paesi, quel dicembre 2015, non è stato facile. Le difficoltà c’erano già in fase di trattativa e ci sarebbero state anche in fase di attuazione. Ogni paese aveva i propri interessi economici in ballo, si pensi solo all’Arabia Saudita che all’epoca vedeva il prezzo del barile scendere dai $107 del giugno 2014 ai $37. “Ciò che una volta era impensabile, ora non si può più fermare” dichiarava l’allora Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon. “Nella vita è raro avere la possibilità di cambiare il mondo” dirà Francois Hollande. Un anno dopo il piano è entrato in vigore.

Sogni infranti

Il 6 novembre 2017, proprio alla vigilia della Conferenza di Bonn, il The Guardian titolava: “Il 2017 sarà uno dei tre anni più caldi registrati“. Nell’articolo due righe dicevano: ” Recenti ricerche hanno anche scoperto che i livelli di anidride carbonica sono più elevati adesso di quanto lo siano stati per 800.000 anni“. I dati provenivano dall’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO). Nell’occasione l’Italia si è posizionata 16° su una classifica partita dal 4° posto ma che riguardava tutte le nazioni del pianeta, il podio era libero perchè nessun Paese riuscì a rispettare i criteri per salirci, è il Rapporto Germanwatch e riporta le performance dei signoli Stati sulla questione climatica. Il 2017 sarà confermato il secondo anno più caldo dopo il 2016. Insomma, non basta un evento per cambiare il mondo.

Il pianeta al microonde

Per rendere l’idea della situazione storica attuale si potrebbe pensare ad un pacchetto di pop-corn nel microonde. Sono passati circa 200 anni dalla Rivoluzione industriale e per un certo periodo il clima non ha dato segni visibili di cambiamento, come un sacchetto di pop-corn nel microonde. Il primo minuto sembra non accadere nulla, poi scoppia il primo seme di mais. Ne scoppia un altro. Un altro ancora. All fine si può tirare fuori il sacchetto. Così sulla Terra ogni tanto si verifica qualche evento metereologico eccezionale: siccità, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, supertornado. “Siamo al secondo minuto” ha dichiarato Inez Fung, scienziata atmosferica dell’Università di Berkley e aggiunge “Non siamo preparati“. Nonostante questo stato delle cose Fung non sembra rassegnata “Sono ottimista nei confronti dei giovani…sono carichi d’iniziativa per il futuro“. Ai posteri l’ardua sentenza.

Global Climate Action Summit

Un summit è iniziato questo giovedì 12 e si concluderà domenica 14. Questa volta a San Francisco, nel nord della California, a promuoverlo non è l’Onu ma il Governatore dello Stato Jerry Brown a pochi mesi dalla fine del suo mandato. Le questioni di fondo sono sempre le stesse dell’Accordo di Parigi. Pare anche manifestarsi una nuova presa di coscienza della classe politica. “Il tempo a disposizione sta per scadere” ha affermato Brown. Pochi giorni prima, António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, in un altra occasione esortava: “Se non cambiamo direzione entro il 2020, rischiamo conseguenze disastrose per gli esseri umani e per i sistemi naturali che ci sostengono“. Così, mentre 500 mila case di statunitensi restano senza luce per la visita dell’uragano Florence, le parole del Segretario Onu hanno un peso maggiore: “E’ imperativo che la societa’ civile – giovani, gruppi di donne, settore privato, comunita’ religiose, scienziati e movimenti ambientalisti in tutto il mondo – ne chiedano conto ai leader“. Una corsa contro il tempo.

The Land ethic

Aldo Leopold si ritirava durante i week-end in una baracca lungo le rive del fiume Wisconsin

La conservazione è uno stato di armonia tra uomo e natura” scriveva Aldo Leopold, ecologo statunitense vissuto a cavallo tra il XVIII-XIX secolo. “Almanacco di un mondo semplice” è il titolo della raccolta dei suoi saggi pubblicati postumi nel 1949. Per il filosofo ed ecologista il concetto di comunità deve comprendere non solo gli esseri umani, ma anche tutte le altre parti della Terra. Da questa concezione, che si poggia sulla consapevolezza delle strette interazioni tra uomo e natura, inizia la sua etica del territorio. Non una serie di regole morali, quanto un insieme di valori che nascono dall’esperienza diretta con la natura.”Possiamo essere etici solo in relazione a qualcosa che possiamo vedere, capire, sentire, amare o altrimenti averne fede“. Il pensiero di Leopold ha attraversato il primo minuto, ignorato da chi tra i suoi compiti ha anche la conservazione del Paese. Del resto non c’era nulla da vedere fino a poco tempo fa.

Aspettando che il pianeta rientri “con termini più favorevoli” negli affari di Trump.

Ludovico De Santis