In molti forse ricorderanno le numerose polemiche che hanno avvolto il Festival di Sanremo ancor prima della sua ufficiale partenza. Tra queste, un gran numero si è rivolto all’esclusione della canzone Caramelle di Pierdavide Carone e Dear Jack, la quale incorpora ed espone il tema della pedofilia. Già a gennaio, diversi cantanti e personaggi del mondo dello spettacolo s’erano schierati dalla parte del cantautore. I Negramaro, Ermal Meta, J-Ax, Fedez, Roby Facchinetti, Giorgia ed altri avevano espresso solidarietà verso ambo Carone e la tematica affrontata, consapevoli della sua salienza. Lo stesso ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, aveva asserito l’importanza dell’argomento mediante un tweet.

Caramelle: uno sguardo al testo

L’abuso è una ferita che può cicatrizzarsi ma non rimarginarsi e, mai come in questo caso, la miglior cura è la prevenzione e va fatta nelle scuole e va fatta adesso” ha scritto Carone, su Twitter. Dopo l’esclusione, il brano Caramelle, pubblicato come singolo, ha recepito un boom di ascolti e condivisioni sulle piattaforme social. Su YouTube, le due versioni del video sommano oltre 1,8 milioni di visualizzazioni.

Attraverso le proprie rime, Caramelle analizza la pedofilia mediante gli occhi di Marco, dieci anni d’età, e Marica, quindicenne. Le strofe vanno pian piano a comporre la storia delle due piccole vittime, esplodendo, nel mezzo del ritornello, con l’esposizione del loro straziante pensiero. “Nel mio silenzio – recita – il ricordo di cose più belle,//il colore delle stelle, mentre prendi la mia pelle,//in cambio un sorriso e due caramelle”. Una mescolanza di sensazioni e sentimenti, dalla rabbia alla tristezza, passando per l’immedesimazione e l’innocenza, incarnata, appunto, dalle metaforiche caramelle.

Un sostegno in più: Wendy Griswold e i problemi sociali

All’interno del proprio libro Sociologia della cultura, che abbiamo già preso in considerazione tempo addietro, la sociologa Wendy Griswold dedica una sezione ai cosiddetti problemi sociali. Benché le intenzioni dell’opera si allontanino da questo schema, l’autrice sembra dare in un certo senso ragione alle polemiche contro il Festival. Nella definizione di problema sociale ella inserisce un cospicuo elenco di accezioni – dal razzismo alla gravidanza adolescenziale, dalle droghe all’AIDS e così via – ritenute problematiche sulla base della cultura ospitante. In breve, mentre negli USA, ad esempio, la gravidanza adolescenziale consiste in un problema sociale, in Nigeria non è così.

Il tweet di Roby Facchinetti, datato 29 dicembre 2018

Tuttavia, sussistono differenti situazioni che possono essere ritenute gravose e gravi a prescindere dalla tradizione e dalla cultura: una tra queste concerne proprio la stessa pedofilia. La musica, a parere della Griswold, aiuta a dar forma ad un’identità cognitiva, attraverso cui le persone legano il senso di gruppo – l’essere un noiad una specifica forma d’azione. Essa riguarda una espressione culturale e, come tale, risulta in grado di perseguire una funzione educativa e di fondare un vero e proprio movimento di lotta contro i problemi sociali. C’è di più: la musica, in quanto ricca di simbolismo, può contribuire alla diffusione d’un messaggio che prosegua ben oltre il pubblico immediatamente presente.

L’errore del Festival

Attraverso questo articolo non intendiamo in alcun modo far riferimento ad una questione di gusto musicale. La canzone Caramelle può tanto piacere quanto non piacere, rifacendosi ad un’accezione di gusto meramente soggettiva. L’errore del Festival, infatti, non consiste nell’esclusione d’una canzone bella o brutta, ma d’una canzone utile. La pedofilia riguarda tuttora un problema sociale ingente e mettere a tacere un’opera di denuncia, come quella musicata da Pierdavide Carone e dai Dear Jack, non può che essere considerato un atto sciocco. Lo scopo di un Festival, soprattutto se tradizionale e noto tanto quanto Sanremo, non è soltanto quello di portare sul palco scenette comiche e canzoni d’amore, bensì riflettere, rispettare e trasmettere cultura. Un Festival, cioè, sulla linea delle considerazioni di Griswold, deve possedere un senso e una finalità che si spingano oltre il semplice divertimento goliardico.

Forse qualcuno potrebbe ribattere, sostenendo l’inadeguatezza della canzone ad un contesto come quello di cui sopra, poiché eccessivamente cruda. Benché non si abbia torto nel ritenerla particolarmente diretta, risulta difficoltoso pensare alla pedofilia in termini più lievi. Bisogna comprendere come la canzone non sia cruda in sé, bensì in quanto riflesso della tematica affrontata. Ciò, comunque, non significa che si debba – o possa – evitare di parlarne.

– Simone Massenz

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: