“IL MARE MI HA RIFIUTATO”: ANALIZZIAMO LA VITA DI ETTORE MAJORANA TRA MITO E LEGGENDA

Un piccolo spazio su un giornale annuncia la scomparsa di Ettore Majorana, uno dei fisici de ‘I ragazzi di Via Panisperna’, allievo di Enrico Fermi. Il mistero è stato parzialmente risolto, ma solo dopo mezzo secolo d’attesa.

Quando un dittatore come Mussolini chiede che si cerchi un uomo scomparso misteriosamente non lo fa per fama, tantomeno per accontentare qualcuno. Era ben conscio che la sparizione di Ettore Majorana potesse essere una perdita importante per il proprio paese. Ma a risolvere quell’enigma non fu il padre del fascismo, tantomeno un matematico, ma uno ‘fan’ di Chi l’ha visto?.

LO SPETTATORE

Siamo nel 2008. Un uomo guarda la televisione. Si chiama Francesco Fasani. In onda c’è Chi l’ha visto?  e si parla di Ettore Majorana, il fisico scomparso nel 1938. Lo spettatore ha tra le mani una fotografia. “È giunto il momento” pensa tra sé e sé. Telefona la redazione e affida la sua testimonianza all’interlocutrice:

“Sono partito per il Venezuela, era ad aprile del 1955. Arrivato a Caracas, sono andato a Valencia con Ciro, un mio amico siciliano, che mi presentò un certo Bini. Ho collegato Bini e Majorana grazie al signor Carlo, un argentino. Mi disse ‘Ma lo sai chi è quello?’ ‘Quello è uno scienziato. Quello ha una capoccia grande che tu neanche ti immagini. Quello è il signor Majorana’”.

Lo spettatore poi passa ad una minuziosa descrizione dell’uomo:

“Era di media altezza, con i capelli bianchi, pochi e ondulati. Capelli bianchi di chi aveva avuto i capelli neri. E si vedeva dal fatto che portava sempre l’orologio sopra la camicia e per lavarsi le mani si apriva le maniche della camicia e aveva i peli neri. Era timido, preferiva stare in silenzio e se lo invitavi al night non veniva. Poteva avere sui 50 – 55 anni. Parlava romano ma si vedeva che non era romano. Si vedeva anche che era una persona colta. Sembrava un principe”.

I ricordi annebbiano la mente dello spettatore che sembra mettere in pausa il 2008 per tornare nel 1955, in quella Venezuela ‘Terra Promessa’ per chi era in cerca di fortuna. Forse anche quell’uomo misterioso cercava fortuna, ma lo spettatore aveva la percezione che quel ‘signor Bini’ cercasse di nascondersi. Nascondersi da cosa?:

“Io certe volte gli dicevo ‘ma che cavolo campi a fa’. Ti vedo sempre triste’. Lui diceva che lavorava, andavamo a mangiare, poi stava 10-15 giorni senza farsi sentire.”

Poi la fotografia, la stessa che per mezzo secolo lo spettatore aveva custodito gelosamente

“Lui non voleva mai farsi fotografare e siccome dovevo prestargli 150bolivar gli ho fatto una specie di ricatto, in cambio gli ho chiesto di farsi fare una foto con me per mandarla alla mia famiglia. Era più basso di me. Siccome qualche anno fa hanno parlato di Majorana a ‘Chi l’ha visto?’ sapevo che se non trovavo questa foto non potevo dire nulla. Quando ho trovato la foto ho deciso di parlare, sennò era inutile che dicevo che avevo conosciuto Majorana”.

Perché sì, per lo spettatore quell’uomo conosciuto nella Venezuela di era proprio Majorana.

IL MISTERO

‘Le malattie delle persone intelligenti per tre quarti provengono dalla loro intelligenza.’ Così scriveva Leonardo Sciascia nel libro in cui raccontava la scomparsa di Ettore Majorana. Il fisico proveniva da una prestigiosa famiglia. Era un bambino prodigio che, alla tenera età di cinque anni, sapeva risolvere calcoli complessi. Fu negli ambiti accademici che conobbe Enrico Fermi, la sua ossessione. Eppure anche Majorana era un genio, ma perdeva sempre le sfide contro sé stesso. Una volta lauretosi in fisica per poi frequentare l’Istituto di Via Panisperna. Il gruppo omonimo aveva le stesse fattezze di una gerarchia ecclesiastica: Fermi era ‘il Papa’, Majorana ‘il Grande Inquisitore’. Un’eterna gara tra i due. Forse per questo Majorana andò in Germania, come anche Fermi aveva fatto più volte. Fu lì che vide il Nazismo prendere forma, prima attraverso la propaganda massiccia, e solo successivamente attraverso le leggi. Il 1934 fu il suo anno più buio, segnato dalla morte del padre e dalla scoperta dei ragazzi di Via Panisperna dei neutroni lenti, il primo dei tati passi che avrebbe portato alla bomba atomica. Tre anni dopo sembra riprendersi, accettando una cattedra a Napoli. Ma non era più la stessa persona di un tempo. Un anno dopo, la sera del 25 marzo, partì in direzione di Palermo. Furono i suoi stessi amici a convincerlo. Forse l’aria di casa lo avrebbe aiutato. Ma prima di salire sul piroscafo, scrisse due lettere, una ai suoi familiari e l’altra al fisico Carrelli, in cui scriveva di volerla fare finita. Poi, il ripensamento. Voleva solo rinunciare all’insegnamento. Ma Majorana non tornò più a casa. Le piste furono molte: la morte, il rapimento e persino il Convento. Poi, l’ipotesi argentina.

LA SCOPERTA

Furono necessari gli accertamenti dei carabinieri in Argentina e Venezuela disposti nel giugno del 2011 dal procuratore aggiunto di Roma Pierfilippo Laviani, in seguito ai confronti effettuati dal Ris di Roma sulla fotografia del 1955 arrivata a “Chi l’ha visto?”. Dal lavoro degli specialisti diretti dal col. Ripani era risultato, tra l’altro, che la linea del naso e la parte alta del padiglione auricolare apparivano identiche a quelle del fisico scomparso. La segnalazione dello spettatore di “Chi l’ha visto?” era esatta: Ettore Majorana, nel periodo 1955-1959 era vivo e si trovava volontariamente nella città venezuelana di Valencia. Lo ha accertato la procura di Roma che a conclusione del lavoro dei Ris dei carabinieri di Roma ha chiesto l’archiviazione del fascicolo che aveva aperto nel 2011. Resta un mistero il motivo dell’allontanamento, il dolore che Majorana, tra le onde che sorreggono una nave diretta a Palermo. Poche parole nascondono un presagio di speranza in quell’ultima lettera:

“Il mare mi ha rifiutato”.

 

 

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