Il film di Bong Joon-ho “Parasite”: tra morale istintiva e morale razionale

Lo scorso sette novembre è uscito nei cinema italiani il film del sud coreano Bong Joon-ho “Parasite”: riprese geometriche e impeccabili, l’opera raggiunge un climax finale drammatico, tragico ma con un sottile e lieve strato di ironia. Quest’opera può rappresentare le differenze tra le principali etiche settecentesche e la morale nietzscheana.

L’opera narra principalmente il dissidio e le contrapposizioni tra due classi sociali opposte, ma si anche la differenza morale ed etica tra i comportamenti delle due famiglie agli antipodi.

Parasite: l’agghiacciante opera di Bong

Mediante una visione leggermente differente, il film Parasite racconta i tragici, istintivi ma innovativi comportamenti che portarono due famiglie opposte in rovina. L’ingegnoso Ki-woo- appartente alla povera e fallimentare famiglia Kim- attraverso una serie di inganni riesce a portare l’intera famiglia disastrata all’interno della residenza dei Park, una ricca e abbiente famiglia che vive nella parte alta della dicotomica cittadina. Mentre avvengono questi ingannevoli e rivoluzionari cambiamenti, nel seminterrato o bunker della lussuosa casa Park si sta sviluppando un’altra vita, opposta a ciò che li sovrasta: un folle uomo, marito della governante di casa, vive lì, abusivamente e in completa solitudine. Dopo una serie di avventure e disavventure, la pellicola termina con un colossale e agghiacciante assassinio, il tutto è stato scaturito dal feroce e ormai completamente dissennato uomo del bunker.

La negazione della morale nietzscheana: istinto

Principalmente attraverso l’opera postuma “La volontà di potenza” che racchiude un insieme di scritti raccolti dalla sorella del filosofo tedesco, Elisabeth, si può comprendere come Nietzsche abbia ribaltato e capovolto l’intero sistema etico e morale dei secoli precedenti. <<Con “morale” si intende un sistema di valutazioni che aderisce alle condizioni di vita di una creatura.>> così afferma il filologo nel capitolo riguardante la critica dei valori supremi. Continua dichiarando la non esistenza di fenomeni morali bensì si ha una mera interpretazione morale di semplici fenomeni, azioni. Tutto ciò che è stato precedentemente sollevato dai pilastri seicenteschi e settecenteschi e che è stato posto come base per l’instaurarsi di una società civile, viene gradualmente e in modo deletereo smontato: Nietzsche , nel frammento 275, afferma che l’uguaglianza è in realtà un problema poichè noi tutti miriamo a distinguerci, a differenziarci; tutto ciò non fa altro che contraddire la ragione umana. Attraverso la morale le azioni “istintive” vengono bloccate, vietate. Ed è proprio la pesante e “irragionevole” morale a dominare la scena del comportamento quotidiano umano, la moralità o meno di un’azione è misurata attraverso il criterio del valore che è presente nella coscienza prima di compiere un’azione: ma chi può comprendere davvero questo insulso valore? La morale provvede ad unificare e uguagliare gli uomini, l’etica fa sì che alcuni uomini escano dalla loro pelle, cambino il carattere e il loro passato: bisogna dunque ” essere conformi allo schema di uomo stabilito”. Questa è l’estrema e rivoluzionaria posizione nietzscheana riguardo la morale, beh, non si può negare che da ciò esca una società “civile”, la convivenza non sarà di certo l’obiettivo ultimo dell’etica di Nietzsche.

La prevalenza della razionalità umana: il contrattualismo

Il contrattualismo è l’artificio secondo il quale in una presunta società di natura, l’individuo attraverso il lume della ragione, riesca a comprendere che bisogna instaurare una società, tramite la firma di un ipotetico contratto, e far prevalere in essa i valori eticamente e moralmente giusti e corretti che non danneggino la convivenza civile e tranquilla tra individui. I maggiori pensatori sono: Hobbes, Locke, Rousseau e Kant. Mediante le loro elaborazioni si ha una prevalenza della ragione quasi eccessiva, ciò farebbe pensare che l’intero artificio del contratto e la prevalenza della ragione sul resto sia un qualcosa di totalmente ipotetico, artificiale. Una vera e propria finzione che si potrebbe applicare alla realtà per poter spiegare la nascita e il graduale sviluppo della società. A dir la verità, nella società reale non si è tutti uguali, alcuni sono “più uguali” di altri, la razionalità non prevale nelle scelte degli individui, i valori morali ed etici non la fanno da padrone, si compiono azioni istintive, emotive, sentimentali, la ragione è soltanto una minima parte del nostro ampio e complesso sistema. Ma a questo punto, ha senso svolgere una teoria morale che non è applicabile alla realtà? Non sarebbe meglio teorizzare l’attualità?

L’istintività della famiglia Kim:

Nell’opera di Bong non si ha di certo una prevalenza del carattere nietzscheano, ma si deve ammettere che ciò che hanno fatto i membri della famiglia Kim ( la meno abbiente) sia stato svolto solo per poter andare avanti, per poter vivere una vita leggermente più libera, con meno costrizioni e non impostata: è stato dunque un comportamento piuttosto istintivo, una sorta di “homo homini lupus” hobbesiano, riescono a sopravvivere i più ingegnosi e scaltri. Dunque non può non essere stato un comportamento istintivo, un naturale liberarsi e ribellarsi dalle trasparenti catene poste dalla società secondo la quale se si è poveri non può che sopravviere e obbedire alle leggi dei piani alti. Le nummerevoli e ingannevoli azioni della famiglia Kim sono state un uscire fuori e slegarsi dall’oscurità della caverna chiamata “povertà”, sono riusciti così a vedere il mondo, o il cielo, dall’alto.

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