Umberto Galimberti e la psicologia come non-scienza: un altro punto di vista

Il professor Umberto Galimberti, filosofo e psicoterapeuta, in un suo intervento afferma che la psicologia non è una scienza e ci permette di interrogarci sulla scientificità della psicologia sul ruolo della scienza, sul suo funzionamento e sui suoi obiettivi.

Umberto Galimberti e la psicologia come non-scienza

Il professor Umberto Galimberti, stimato filosofo e psicoanalista italiano, propone, in apertura ad una conferenza da lui tenuta a Padova, una visione distorta e anacronistica della psicologia. La conferenza è stata caricata su YouTube dall’Ordine degli Psicologi del Veneto e si apre, appunto, con l’opinione del professore secondo cui la psicologia non sia scienza. Egli cita E. Husserl, che nel libro La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale parla della crisi della psicologia, dicendo: “la psicologia vive un conflitto, da un lato desidera essere scienza, ma se diventa scienza perde la sua tematica, dall’altro se volesse conservare la sua tematica non può adottare il metodo scientifico”. L’oggetto della psicologia per Galimberti è infatti la soggettività (del singolo e della collettività, sic) e di qui una domanda spontanea sorge: cosa intende il professore con soggettività? Il termine soggettività inserito in quel contesto è un termine ambiguo che può riferirsi ad una moltitudine di cose, le emozioni forse? o parla del pensiero, dell’introspezione o la distinzione tra sé e altro? Non ci è dato saperlo. Galimberti continua spiegando, correttamente, che la scienza è un “sapere oggettivante” che se applicato alla psicologia porta all’ ”oggettivazione della soggettività che è morte del soggetto”. Da questo tipo di affermazioni emerge una visione idealizzata dell’uomo e una demonizzazione della scienza come distruttiva del soggetto (uno dei punti fondamentali del pensiero del filosofo è il predominio della tecnica sulla natura umana a cui la scienza è legata).

L’oggetto della psicologia

L’oggetto della psicologia non è riducibile ad un termine ambiguo come lo è soggettività. Sin dall’origine della psicologia sperimentale ci si è interrogati su quale fosse il suo vero oggetto. Alcuni come i comportamentisti erano convinti che fosse studiabile solamente il comportamento manifesto e che tutto ciò che sta nella mente fosse racchiuso in una scatola nera non studiabile. Il superamento del comportamentismo si ebbe con il cognitivismo  che cominciò ad interrogarsi su cosa fosse contenuto nella, cosiddetta, scatola nera,. Utilizzarono strumenti dell’informatica, come i diagrammi di flusso, per spiegare come funziona la memoria, la divisero in memoria a breve termine e memoria a lungo termine che, nella metafora informatica, diventano ram e hard disk. La memoria a breve termine è la memoria di lavoro che elabora momentaneamente le informazioni per poi spostare le più rilevanti nell’hard disk, dove le informazioni vengono conservate per un tempo molto lungo. 

Giungendo ai giorni nostri è ormai comunemente accettato, dalla maggior parte degli psicologi, il fatto che l’oggetto della psicologia sia il fenomeno mentale che si compone di diverse parti: processi consapevoli, quasi consapevoli, non consapevoli, le macro abilità come la lettura e la scrittura, controllo volontario delle macro abilità, nonché il comportamento (come volevano i comportamentisti) e gli stati fisiologici (da cui partono le neuroscienze) che sottendono i processi mentali. In base, poi, all’oggetto di studio che si vuole considerare si modificano gli strumenti utilizzati nella ricerca. Il professore identificando con la soggettività l’oggetto della psicologia si allinea perfettamente a Cartesio nella distinzione dicotomica mente-corpo, res cogitans e res extensa. Circonda, così, la mente di un’aura di mistero, di un’aura divina che la rende non studiabile. La mente è tutt’altro che questo, essa emerge dal corpo non è ad esso slegata, il processo mentale è il risultato dell’evoluzione, l’uomo stesso e le sue capacità sono il risultato di un processo di filogenesi che lo  ha portato ad essere come noi oggi lo conosciamo. Come il corpo presenta processi di funzionamento normali (relativi alla norma) studiabili e che possono essere compromessi nella patologia, così anche la mente. 

B. Skinner: psicologo padre del condizionamento operante

La scienza e il suo percorso

Correttamente Galimberti nel suo intervento descrive la scienza come un sapere oggettivante. Utilizzando sapientemente le parole sembra quasi che quest’oggettivazione diventi un fatto catastrofico quando in realtà sta a significare che la scienza ha l’obiettivo di produrre conoscenze oggettive che possano essere applicate nella vita di tutti i giorni per aumentare il benessere dell’uomo. L’altra necessità della scienza è che le conoscenze che produce siano ripetibili, cioè che, a parità di condizioni due sperimentatori giungano ai medesimi risultati.

Alla produzione di conoscenze oggettive e ripetibili si può giungere attraverso un determinato percorso. Innanzitutto il fenomeno da studiare va descritto dettagliatamente evitando di utilizzare termini ambigui come fanno le pseudo-scienze (es.:l’astrologia), vengono costruite leggi, chiamate anche effetti come ad esempio l’effetto Dunning-Kruger, si formulano poi teorie che uniscono le leggi e le organizzano individuando le cause prime dei fenomeni che esse spiegano, si producono ipotesi e test di tali ipotesi, un esempio di teoria può essere la teoria del confronto sociale per cui le azioni che l’uomo compie non acquisiscono significato se non all’interno del contesto sociale in cui vengono compiute.

Laboratorio di psicologia sperimentale del secolo scorso.

Operazionalizzazione e significati

L’esperimento come si può vedere è solo una parte del percorso della scienza, le ipotesi che questo vuole verificare riguardano l’interazione tra variabili. Una variabile potrebbe essere l’ansia che per essere studiata va operazionalizzata. L’operazionalizzazione è quel processo per cui lo sperimentatore deve individuare quegli indicatori misurabili che possono essere legati alla variabile stessa come ad esempio l’aumento del battito cardiaco o di determinate sostanze. L’operazionalizzazione della variabile è, quindi, un passaggio fondamentale per la psicologia perché permette di trasformare un evento intimo come l’ansia in un qualcosa di misurabile. La psicologia studia ciò che è personale, ricco di significato di affetti all’interno delle situazioni in cui questi affetti e significati si manifestano in tutta la loro forza. Quando il professore cita J.P. Sartre perde di vista questo passaggio, dicendo: “quando uno ride impiega la stessa muscolatura di quando uno piange ma non possiamo per questo concludere che il significato del riso è identico a quello del pianto, e allora o la psicologia si occupa di significati o prescinde dai significati e si limita a considerare gli elementi che condizionano l’accadimento psichico, senza catturarne i significati, e smette di essere psicologia”. L’esperimento e la psicologia come scienza contengono già in sé stessi il significato dei fenomeni che studiano.

Nel 1983 due scienziati, Hull e Young studiarono l’influenza delle bevande alcoliche sull’auto-consapevolezza, intesa come processo di osservazione di sé. Questa osservazione se compiuta per un periodo di tempo troppo prolungato (alta auto-consapevolezza) può portare a situazioni problematiche come tendenze depressive, se gli obiettivi che l’individuo si è posto non sono ancora stati raggiunti o sono percepiti come impossibili da raggiungere (questa condizione viene definita discrepanza tra sé attuale e sé ideale). I due studiosi registrano come coloro che ricevono un feedback negativo al compito loro fornito, nonché presentino presentano un’alta auto-cosapevolezza, consumano nella seconda fase dell’esperimento quantità di alcol maggiori di tutti gli altri soggetti. In questo esperimento si può notare come siano contenuti nella loro totalità i significati di fallimento, rassegnazione, sconforto e capacità lenitive del dolore dell’alcol.

In conclusione

Conosciuto il funzionamento di questi processi vi è la fase dell’applicazione delle conoscenze prodotte che hanno l’obiettivo di incrementare il benessere umano. La psicologia è a tutti gli effetti una scienza, produce conoscenze oggettive e ripetibili che possono anche essere espresse in termini probabilistici, si dota del metodo scientifico per conoscere il funzionamento dei processi mentali corredati del loro significato soggettivo e infine ha l’obiettivo di promuovere il benessere.

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