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Black Friday – Ecco i numeri dietro al giorno dello shopping folle

Black Friday – Ecco i numeri dietro al giorno dello shopping folle

Il Black Friday è ormai diventato un fenomeno globale, ma cosa raccontano i dati di questa folle giornata?

Il Black Friday è da più di mezzo secolo il nome dato dagli statunitensi al giorno successivo al Thanksgiving, che tradizionalmente cade il quarto giovedì di novembre, ma negli ultimi decenni è diventato un fenomeno di shopping compulsivo globale, interessando paesi come Russia, Brasile e ovviamente l’Italia.

Un po’ di numeri

E’ comune riferirsi al periodo di novembre e dicembre come a quello più movimentato per quanto riguarda lo shopping. In questi due mesi del 2018 negli Stati Uniti sono stati spesi 717 miliardi di dollari (fonte National Retail Federation), ovvero circa mille dollari per ‘shopper’. La maggior parte (~65%) di questi soldi sono spesi per regali, mentre il resto è diviso tra cibo, decorazioni e spese varie legate a sconti particolarmente favorevoli. Quest’ultimi non sono però così facili da prevedere: al contrario di quanto si possa pensare i prezzi più convenienti non sono sempre disponibili il Black Friday, ma a seconda della categoria la data migliore si sposta di qualche giorno. Sempre nel 2018, è stato stimato che il miglior periodo per l’elettronica fosse inizio novembre, mentre il giorno del ringraziamento fosse il giorno perfetto per gli acquisti online in generale, con uno sconto medio del 24%. In generale al periodo dal giovedì al lunedì (il Cyber Monday) appartengono il 20% di tutti gli acquisti sul web fatti tra novembre e dicembre. Spostandoci dagli States, è interessante analizzare il Black Friday in chiave mondiale: la crescita media nel periodo 2013-2018 è del 117%, con picchi vertiginosi in Sudafrica (9900%), Turchia (4900%) e Italia (3300%). Nonostante questo trend, alcuni mercati sono rimasti indifferenti: uno su tutti è l’India, dove il festival chiamato ‘Diwali’ ancora monopolizza il mercato nel periodo del ringraziamento americano. L’ultimo dato che merita di essere analizzato è la distribuzione degli acquisti: nonostante nell’ultimo anno ci sia stato un aumento del 4.3% delle vendite, quelle effettuate da negozi fisici è in calo del 9%.

I danni collaterali del Black Friday

Questo fenomeno è talmente grande che sarebbe sciocco immaginare che non possa causare danni. Il primo della lista è anche il motivo per cui è così popolare: gli sconti. E’ infatti molto rischioso esporre la clientela a promozioni sostanziose e continue, perché in questo modo si costruisce l’idea che queste siano una normalità, o peggio una condizione necessaria all’acquisto. Per le imprese di piccole o medie dimensioni questo rappresenta un pericolo potenzialmente distruttivo, in quanto non hanno la possibilità di vendere in quantità tali da compensare le entrate mancate. Un altra manifestazione degli effetti del Black Friday è la fedeltà dei clienti. In uno scenario normale, la persona media tenderebbe a rimanere fedele a certi brand per l’acquisto di determinati prodotti, solitamente per una questione di mera abitudine, e avrebbe bisogno di un incentivo abbastanza forte per accettare di cambiare. Quando però questi incentivi sono sempre più grandi e frequenti, il rapporto di fedeltà viene a mancare, lasciando spazio al venditore del momento. Inoltre, prezzi eccessivamente convenienti portano più persone a comprare per impulso, ragionando a posteriori se l’acquisto fosse effettivamente necessario. Tutto ciò porta ad un aumento significativo delle richieste di cambio e rimborso, che pesano molto di più per i più piccoli del mercato. Infine, c’è la questione del lavoro a tempo determinato: più clienti necessitano di più commessi per essere serviti, ma quando questi clienti vengono a mancare i commessi supplementari perdono la loro utilità e il loro impiego. Nel 2017 in America sono stati assunte più di mezzo milione di persone solo per il periodo festivo, creando grandi squilibri nel sistema dell’impiego che deve gestire in poco tempo un grandissimo numero di persone in cerca di un nuovo lavoro.

Il Black Friday coinvolge proprio tutti!

Come il Black Friday ha cambiato il Brasile

Il Black Friday in Brasile è una storia che merita di essere raccontata separatamente dalle altre. Il paese sudamericano lo ha introdotto solo nel 2012, ma i suoi effetti hanno avuto un impatto più grande del previsto. Essendo arrivato così in ritardo e già nell’era del commercio online, inizialmente era stata concepita come un’iniziativa riguardante solo le attività sul web, che col passare del tempo si è però espansa anche alle attività fisiche. Questa è una stranezza non da poco, non solo perché è il percorso opposto a quello percorso da molti altri paesi, ma soprattutto perché il 40% dei brasiliani non possiede tutt’ora una carta di credito. Questo paradosso è stato risolto dal governo locale, che ha creato un semplice modo alternativo per pagare chiamato Boleto. Un altro fattore, di natura molto diversa, che ha decisamente aiutato la crescita è il fatto che il giorno delle spese pazze arriva appena prima del periodo estivo e poco dopo la consegna di quella che da noi sarebbe chiamata tredicesima. Tutto ciò ha spinto un paese a passare da una situazione di arretratezza ad un primato molto significativo: facendo le dovute proporzioni, il mercato del Black Friday in Brasile e più ampio di quello statunitense.

 

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