Un film travolgente che parte dalla Metempsicosi Pitagorica passando attraverso l’ aspro duello tra Credenti e Scienziati.

 

Il regista americano Mike Cahill ci regala una storia d’ amore tutt’altro che normale, che non si svolge solo nel tempo presente ma si ripercuote pure nel futuro dei due protagonisti della storia. Un conflitto romantico tra mondo Materiale e Spirituale.

 

L’ AMORE CHE SCOPPIA NEL SEGNO DEL CASO

Con “I Origins” ci troviamo di fronte ad un film che tratta e tocca due dei fondamentali temi su cui si basa la nostra vita, il nostro mondo: la Scienza e la Fede. Lo fa tramite quella sfera che caratterizza tutti noi esseri umani e ci addolcisce fino alle nostre intime profondità, ovvero quella dell’amore. Ian Gray è un espertissimo biologo molecolare alle prese con una ricerca che potrebbe rivelarsi sconvolgente, per certi aspetti rivoluzionaria: dando la vista ad alcune cavie da laboratorio, quali vermi e topi privi di vista, tramite un gene che prende il nome di “PAX-6”, vuole dimostrare una volta per tutte che l’occhio umano non è lo specchio dell’ anima, non è la dimostrazione di una sfera spirituale dentro di noi.  Ma c’è sempre un particolare che ci fa ricredere, cambiare idea, svolgere lo sguardo verso una direzione che ci eravamo da sempre preclusi… Ian è talmente ossessionato ed affascinato dall’ occhio umano da girare sempre con la propria Nikon per immortalare il maggior numero possibile di occhi, per poi studiarli e comprenderli meglio. Saranno gli occhi di Sofi Elizondo, una modella filo-messicana, a colpirlo in quel “profondo” che credeva di non possedere minimamente. Conosciuta ad una festa in maschera, avendo scattato una foto a quei suoi occhi particolari, la ricerca di Sofi diventa un vero e proprio obbiettivo per Ian, scosso da quell’ alone mistico che ruota intorno alla figura femminile. Dopo vani tentativi “pratici” ( ricerche in rete, scansioni delle foto ecc..) sarà il caso, il gioco della sorte a fargliela scovare: una serie di numeri 11 incastonati fra loro su un biglietto della lotteria e sulle lancette dell’ orologio lo condurranno al cartellone pubblicitario di “Devonne Paris” con sopra impressi gli occhi di Sofi tanto ricercati; un fortuito incontro in metropolitana, contrassegnato da sguardi e baci profondi, farà ufficialmente sbocciare l’ amore. È un rapporto fin da subito intenso il loro, vivificato ancora di più da quel conflitto fra i due poli opposti che rispettivamente rappresentano l’uno e l’ altra: Ian un cinico, uno Stoico, uno scienziato “freddo” che ripone fiducia solo nei fatti concreti, nelle prove scientifiche, nei risultati; Sofi immersa totalmente nella sua dimensione spirituale, che vede del mistico anche in un semplice pavone bianco ritenuto essere il simbolo “di tutte le anime sparse per il mondo”. Il quotidiano dibattito fra i due vivifica il rapporto, li porta a mettersi in discussione, a scontrarsi frontalmente al punto che Sofi, venuta a conoscenza di ciò che compie realmente Ian in laboratorio, si rivolgerà a lui dicendo: “Penso sia pericoloso giocare a fare Dio.” Sarà la prematura morte di Sofi , a causa di un maldestro incidente in ascensore, a far spalancare dinanzi ad Ian le porte del divino, ad immergerlo in una dimensione che va oltre la matematica e la scienza. In seguito a studi condotti da una misteriosa dottoressa di Yale, secondo la quale alcuni esseri umani viventi presentano la stessa conformazione dell’ iride di persone ormai defunte, Ian, da buon ricercatore, scopre che dall’ altra parte del mondo c’è qualcuno con la stessa conformazione dell’ iride di Sofi. E parte, decide di partire per questo viaggio che per lui, fino a pochi anni prima, sarebbe stato impensabile ed un tabù per la sua “religione di vita”. Il nostro avventuriero scoprirà, alla fine del film, che l’ anima di Sofi aleggia ancora per l’ universo, non se ne è mai andata, è ancora presente…

 

 

 LA TRASMIGRAZIONE:  IL VIAGGIO DA UN INTERIORE ALL’ ALTRO

È il corpo una prigione dentro al quale è stata rinchiusa la nostra anima? Secondo Pitagora, filosofo di Samo dell’ Antica Grecia, sì. Questo particolare concetto pitagorico si basa sull’ idea secondo cui l’anima ha bisogno del corpo quale mezzo per sentire, fino a quando risiede in esso; ma nel momento in cui riesce a fuoriuscirne si trova a vivere in un mondo superiore. L’ anima viene intesa quale elemento positivo, il corpo come elemento negativo in questo eterno dualismo. Quell’ essere di origine divina si trova fin da subito intrappolato nel soma che ne diventa addirittura la sua sema per il resto dell’ esistenza di quel corpo. La trasmigrazione, il passaggio di un’ anima in un altro corpo, nei Pitagorici si attua tramite un programma che risulta essere etico, religioso e scientifico assieme, in quanto basato sulla meditazione, sulla contemplazione dell’ armonia matematica dell’intero universo. E nel finale del film questo concetto così affascinante emerge in tutto quel suo fascino, nella sua potenza e nella sua voglia di stupire e colpire nel profondo dell’ animo. Ian si troverà a riabbracciare fisicamente l’anima di Sofi, che ha deciso non di dissolversi nell’ aria, ma di dar vita ad un altro corpo, ad un’ altra realtà. Il finale di questo lungometraggio, che sicuramente avrebbe meritato maggior fortuna e pubblicità nelle nostre sale, offre una fusione perfetta tra i due mondi, quello scientifico e quello spirituale, a voler quasi far apprezzare la meraviglia dei dati, numeri e risultati ma allo stesso tempo a non sottovalutare e a meravigliarsi delle ipotesi, delle coincidenze e dei casi. Ian sicuramente non smetterà di fare ciò per cui è portato naturalmente, ma si é sicuramente reso conto del fatto che non è per forza necessario vedere il mondo sotto lo sguardo razionale e calcolatore della scienza, che varie sfaccettature, a noi comuni mortali ignote ed irraggiungibili, rendono un po’ più magico quel reale monotono intorno a noi. Sofi lo aveva sempre invitato, quando era in vita, ad andare a scoprire cosa ci fosse dietro quella “porta socchiusa che filtra la luce”, simbolo di paura e timore per lo scienziato. Quella porta Ian l’ ha spalancata, con la forza del Caso, non con quella dei numeri, e si è ritrovato in qualcosa di nuovo ed inspiegabile, proprio come l’ anima viaggia da un corpo ad un altro nuovo per un motivo inspiegabile, ma al quale si possono accostare ipotesi, credenze.

 

 

IL CONFRONTO FRA PRATICI E PENSATORI: DA GALILEO AL DIBATTITO HACK-ZENTI

Da sempre, nel corso della nostra Storia millenaria, abbiamo assistito al confronto, molto spesso aspro, tra Fede e Scienza, tra fatti e teorie, tra Mente e Spirito. Sin dagli albori dell’affermazione del suo potere spirituale la Chiesa ha tentato di imporre la sua egemonia culturale, denunciando ciò che riteneva essere nocivo e dannoso per “la parola di Dio”: dalla critica nei confronti del Teatro nel Medio-Evo in quanto strumento che rappresenta la finzione al rogo di Giordano Bruno per le sue teorie discordanti, dal processo a Galileo sino alla denuncia odierna ad aborto, contraccettivi, omosessualità ecc… Il caso che tutti noi abbiamo almeno sentito pronunciare, una volta nella vita, è quello dello scienziato Galileo. In seguito all’ uscita del suo libro “Dialogo sopra i Due Massimi Sistemi”, in cui il fisico pisano sostiene audacemente la teoria copernicana eliocentrica, in netta opposizione alla teoria geocentrica sostenuta dalla chiesa, Galileo venne processato il 12 aprile del 1633 e condannato poi, il 22 giugno dello stesso anno, per eresia, costretto alla forzata abiura delle sue concezioni astronomiche. Il fatto che la Chiesa riabilitò le scoperte di Galileo solo nel 1983, è simbolo di un lungo e tortuoso oscurantismo esercitato dalla Chiesa nel corso dei secoli. Ma col tempo il conflitto si è sempre più ridimensionato e civilizzato, vedendo sempre i fatti contrapposti alle teorie, portandoci brillanti e curiosi dibattiti, come quello avvenuto nel 2010 tra l’ astrofisica Fiorentina Margherita Hack ed il vescovo Zenti a Verona. Il Vescovo si dimostrò sin da subito un credente deciso e convinto, intenzionato a dimostrare l’ esistenza di Dio a partire da sue motivazioni intime e sentimentali, strettamente legate alla sua biografia. Dio esiste perché la Bibbia ci racconta della sua esistenza, perché ne abbiamo la testimonianza di Gesù Cristo, perché ne è la conferma la straordinaria bellezza dell’ Universo. La celeberrima astrofisica, durante tutto il corso del confronto, sottolinea che quelle del vescovo non sono prove “ragionevoli, raziocinanti”, quanto piuttosto suggestioni personali. Per la Hack la Scienza può anche essere considerata un atto di fede, ma limitatamente ad alcune sue ipotesi in attesa di essere confermate spiritualmente; la Fede rappresenta, al contrario, una convinzione che parte dal proprio animo ed è refrattaria a critiche e alle varie verifiche. Il vescovo veronese ritiene, ancora, che i due mondi sono situati su piani diversi e complementari, perché la Fede permette di vedere in profondità, mentre la Scienza permette di penetrare in profondità delle cose, rendendola completamente e freddamente razionale. Ma per la Hack le due sfere è difficile che possano combaciare: la Fede tende spesso ad essere utilizzata come scorciatoia per spiegare alcuni misteri con comodissime risposte immaginarie ed inventate. Se per la Chiesa la Scienza non può spiegare la complessità sempre più crescente dell’Universo, la Scienza risponde affermando che la complessità deriva essa stessa dalle proprietà intrinseche della materia e, dunque, non c’è bisogno di ricorrere a soluzioni ridicole, come quella di un Dio creatore e generatore di tutte le cose. È un confronto che richiama, per sommi capi, il conflitto amoroso tra Ian e Sofi. Dietro il vescovo è possibile immaginare la figura della ragazza sognatrice, pronta a trovare una risposta anche alle domande più difficili usando come tramite l’amore della Fede e del mistero, e dietro l’ astrofisica la passione scientifica del biologo, che non scende a compromessi con il caso e la sorte e non ci sta a ridurre all’ immagine di Dio i grandi misteri dell’ universo. Chi avrà ragione? A chi credere? A chi dare ascolto? L’ anima della Hack vaga ancora per l’universo o è sopraggiunta nel corpo di un altro scienziato testardo e deciso?

Questo non potremmo mai saperlo… Staremo qui in attesta e ci godremo l’ eterno, ma piacevole, conflitto.

 

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