Il dibattito sui migranti è vivo e acceso, ne parlano tutti in Italia, in Europa e in alcune parti del mondo. Le opinioni sono contrastanti. C’è chi crede che i Paesi ospitanti possano trarre benefici dai flussi migratori impostando una buona politica che miri all’accoglienza, e c’è chi, invece, è un po’ più scettico. Sono bene accette entrambe le posizioni, soprattutto se si pensa alla manipolazione mediatica che alloggia dietro ogni singolo barcone che approda in qualche porto del Mar Mediterraneo. Uno studio condotto da Hippolyte d’Albis, dell’Ecole d’économie de Paris e del CNRS francese, dimostra come il fenomeno dei flussi migratori possa rivelarsi uno strumento utile per l’economia del Paese. Gli effetti non si hanno, ovviamente, nell’immediato. Sono stati utilizzati 30 anni di dati, tutti relativi all’Europa occidentale, Italia compresa, per poter dimostrare che, dopo cinque anni dal picco del flusso migratorio, la disoccupazione subisce un calo nella percentuale e l’economia locale migliora. Sono conclusioni significative in quanto smentiscono l’idea, abbastanza diffusa, che i rifugiati consumano le risorse pubbliche.

Come è stato condotto lo studio

Le nazioni coinvolte sono quindici: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda,Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Portogallo e Regno Unito. I dati utilizzati per l’analisi ricoprono il periodo di tempo che va dal 1985 al 2015. E’ stato utilizzato un sistema matematico che viene adottato per fare delle previsioni sul futuro economico di un Paese dopo che è stato colpito da una strage naturale.  Nello studio condotto da H. d’Albis l’oggetto d’indagine non sono i terremoti, ma i migranti. Questi ultimi sono stati differenziati in “regolari”  (autorizzati secondo la legge a risiedere nello Stato) e richiedenti asilo, in modo tale da poter stabilire se in entrambi i casi ci sia un margine di beneficio per il Paese che accoglie. La procedura che è stata utilizzata per stabilire la situazione economica degli Stati nel corso degli anni è stata quella di calcolare il reddito medio degli abitanti e, successivamente, dividere il prodotto interno lordo (PIL) del Paese per il numero dei cittadini. Oltre a questo primo accertamento è stato calcolato il saldo di bilancio, ovvero una manovra finanziaria che si preoccupa, ogni anno, di redigere l’andamento economico dello Stato sottraendo la quantità di denaro spesa da quella guadagnata. Una volta attuate tutte queste procedure è emerso che i migranti aumentando la domanda sul mercato, pagando le tasse e fornendo servizi offrono sicuramente un notevole contributo all’economia locale. Per quanto riguarda i richiedenti asilo l’effetto positivo è meno ovvio, ma è comunque presente anche se si manifesta, secondo i risultati della ricerca, in un arco di tempo che va dai tre ai sette anni (per maggiori dettagli http://advances.sciencemag.org/content/4/6/eaaq0883 con informazioni più approfondite).

L’interpretazione dei dati

Quando si concludono delle ricerche e si producono dei dati, che sono molto spesso numerici, risulta essere sempre necessario un lavoro interpretativo che fornisca un senso a ciò che è stato ricavato. In questo caso emerge con chiarezza un concetto: un Paese che rifiuta di adottare una politica di accoglienza, magari per motivi di sicurezza, sta rinunciando ad un beneficio economico. Questi studi sono fondamentali, in quanto consentono di ampliare l’orizzonte di conseguenze che un fenomeno importante come quello dei migranti si porta dietro. La politica deve tenere in considerazione gli strumenti e i dati che la scienza fornisce, non può sottovalutarli, si deve aprire al dialogo e comunicare.