Il leader della Lega è stato assolto “perché il fatto non sussiste” per i fatti legati alla Ong catalana avvenuti nel 2019.

Il verdetto dopo cinque anni e oltre venti udienze. Il ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini non andrà in galera. Il processo Open Arms si chiude senza un colpevole. Il leghista festeggia, mentre l’accusa prepara il prossimo passo.
‘IL FATTO NON SUSSISTE’
L’applauso dei suoi sostenitori e l’abbraccio con la fidanzata Francesca Verdini, in lacrime. Il tribunale di Palermo assolve il leader della Lega Matteo Salvini dalle accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio al processo per la vicenda della nave della ong spagnola Open Arms “perché il fatto non sussiste”. Celebrate 24 udienze e sentiti 45 testimoni per arrivare al verdetto. “Un giudizio che dimostra quanto fossero infondate e surreali le accuse rivoltegli” – dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, mentre il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, affida le sue parole ad un tweet “C’è un giudice a Palermo! Un abbraccio a Matteo Salvini”. Lo stesso proprietario della piattaforma Elon Musk è dalla parte del ministro dei Trasporti in queste ‘tifoserie da curva nord’, dove gli ultras sono i leghisti. Ma di quale partita stiamo parlando? Cos’è Open Arms? Ma soprattutto, cosa è accaduto nel 2019?
DAL SALVATAGGIO ALLA SENTENZA, LE TAPPE DEL PROCESSO
Un onda travolge la Procura, il Viminale e Matteo Salvini. Il 1 agosto del 2019 in acque Sar libiche vengono soccorsi 124 migranti. Dopo il salvataggio, l’equipaggio della imbarcazione chiede l’assegnazione di un porto sicuro all’Italia e a Malta, ma, come risposta, riceve il divieto di ingresso in acque italiane. Le acque cominciano a smuoversi. Gli avvocati della ong fanno ricorso al tribunale dei minori chiedendo lo sbarco dei migranti non ancora maggiorenni e presentano la prima denuncia. Poche ore dopo soccorrono un altro gruppo di persone su un legno in avaria: sono in 39. Il tribunale di Palermo ordina lo sbarco dei minori. La ong ricorre al Tar del Lazio. Il presidente del collegio sospende il divieto di ingresso. La Open Arms fa un esposto alla Procura di Agrigento perchè Salvini continua a negare l’ingresso nelle acque italiane. Nel frattempo la situazione a bordo è ingestibile: i migranti, in condizioni igienico-sanitarie precarie da ben 18 giorni, sono allo stremo. Alcuni si gettano in mare. L’allora procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio dispone lo sbarco dei migranti e avvia accertamenti. Salvini viene iscritto nel registro degli indagati per sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio in concorso con il suo capo di Gabinetto Matteo Piantedosi.
LE PAROLE CONTROCORRENTE
Secondo l’accusa, il vicepremier e ministro dei Trasporti, ad agosto del 2019, quando ricopriva la carica di ministro dell’Interno, avrebbe impedito illegittimamente all’equipaggio dell’ong catalana di far sbarcare a Lampedusa 147 migranti soccorsi in mare. L’accusa che, lo scorso 14 settembre, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna di Salvini a 6 anni di reclusione. Al processo si sono costituti parte civile alcuni dei profughi trattenuti a bordo della nave catalana e tra gli altri le associazioni attive sul tema dei diritti umani. C’è anche il comandante della nave a cui fu impedito l’attracco, Reig Creus. Il dibattimento è cominciato il 15 settembre del 2021. Il leader leghista è difeso dall’avvocato Giulia Bongiorno che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito “perché il fatto non sussiste”, parole che sono state pronunciate a distanza di cinque anni dagli avvenimenti. “Le sentenze si rispettano sempre, a differenza di quanto fa la destra, e la nostra dura opposizione alle loro scelte continuerà”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, la prima tra le voci ad andare ‘controcorrente’. Salvini è davvero ‘un patriota’? Se lo chiedono in molti, nel mentre per i leghisti resta ‘un eroe’. In questi ‘fiumi di parole’, è Amnesty International, l’organizzazione internazionale che lotta contro le ingiustizie e in difesa dei diritti umani nel mondo, a riassumere i pensieri di chi avrebbe voluto vedere il ministro in galera attraverso una semplice frase “Nessuno lascia casa a meno che casa non sia la bocca di uno squalo”.
