I rischi reali della solitudine spiegati da Scheler: il nuovo progetto “Non più soli”

Si chiama “Non più soli” ed è il progetto del comune di Ciampino che vuole supportare chi, durante il periodo estivo, risentirà di più della solitudine, un male silenzioso.

Fonte: eberhard grossgasteiger su Unsplash

Le spiagge si sono finalmente riempite di persone in cerca di ottenere un’abbronzatura nei pochi giorni di ferie a disposizione, la montagna ha accolto chiunque volesse fuggire dall’afoso caldo cittadino. Il sole estivo risplende, anche troppo, in questi giorni di vacanza, ma non per tutti agosto significa divertimento e relax. Per alcuni, questo è un periodo di solitudine e abbandono.

A CIAMPINO “NON PIÙ SOLI”

L’idea nasce dalla necessità di proteggere i soggetti fragili dagli insidiosi pericoli della solitudine. Si parla di anziani, ma non solo: lo sportello d’ascolto telefonico rimarrà attivo fino alla fine del mese, dalle 8.00 alle 20.00, per chiunque ne sentisse il bisogno. Il sostegno cerca di essere il più pratico possibile: come annunciato nel comunicato stampa del Comune, sono stati istituiti un numero cellulare (che può essere contattato anche via Whatsapp e Telegram) e un numero fisso. Digitando lo 06 79097487, infatti, si potranno richiedere informazioni, segnalare emergenze o, più semplicemente, chiacchierare con qualcuno.

Il servizio, già in funzione dal 2019, è stato finalmente ampliato nei giorni e negli orari di disponibilità. Nella sua versione 2.0, il progetto vuole ampliare i servizi offerti dal P.I.S. – Pronto Intervento Sociale del Distretto sanitario RM 6.3 (Ciampino-Marino) – già attivo 24 ore su 24. Come annuncia la Sindaca Emanuela Colella, “Stiamo lavorando per una Città più inclusiva, affinché nessuno resti indietro”.

Fonte: Quick PS su Unsplash

SOLITUDINE E SOFFERENZA FISICA

La domanda sorge spontanea: perché mai la solitudine dovrebbe essere così pericolosa? Oltre ad essere un eventuale fattore di rischio in caso di emergenze, il famoso “albero che cade quando nessuno può sentirlo”, la solitudine è spesso concausa dello sviluppo di disturbi dell’umore. Insomma, la pandemia può sembrare un lontano ricordo, ma funge come perfetto esempio nel discorso dell’isolamento. Gli effetti più significativi della quarantena 2020 sono stati proprio quelli legati alla sfera della socialità (gli effetti del “Long Covid”).

Al riguardo, è interessante notare come l’area emotiva del dolore, sia la medesima che registra il sentimento di dolore fisico. In un articolo dell’I.P.S.I.C.O. – Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva – viene radicalmente evidenziata la fisicità della solitudine: le risposte del cervello agli stimoli sociali mutano e si “spengono”. Si legge che il cervello del solitario ha una reazione più forte agli eventi negativi e affoga la soddisfazione in caso di positività. E ancora, il “dolore sociale” funge da vero e proprio meccanismo di difesa: la solitudine sarebbe, infatti, uno strumento evolutivo pronto a scongiurare i pericoli dell’isolamento sociale nell’essere umano. (fonte: IPSICO; Dott. Michele Conte).

L’ESPERIMENTO DI ROBINSON CRUSOE

Nell’ambito della fenomenologia, la discussione sull’empatia è stata spesso dibattuta e molti dei nomi più noti della filosofia hanno speso almeno due parole a riguardo. Un contributo particolarmente interessante è quello fornito da Max Scheler nell’opera “Essenza e forme della simpatia” del 1923. Nel trattato, l’autore propone un esperimento mentale.

Il soggetto protagonista è un Robinson Crusoe, che vive su un’isola deserta: Robinson non ha mai fatto esperienza dell’alterità, del “Tu”. Seppur privato della dimensione sociale dell’intersoggettività, l’uomo naufrago, riflette Scheler, manifesterebbe comunque la coscienza di “un vuoto”. Un soggetto in grado di sentire amore, odio, simpatia, affetto, disprezzo, non può che essere consapevole dell’altro, anche se non ne ha mai fatto esperienza. In altre parole, Robinson Crusoe potrebbe anche non aver mai visto un uomo al di fuori di sé, ma il fatto stesso di essere umano, e avere consapevolezza di una coscienza, lo porta alla rappresentazione di un Tu alter, che nemmeno conosce. 

“L’uomo è un animale sociale” ci dice Aristotele, e Scheler ci prova nuovamente quanto profondamente intersoggettiva sia l’esperienza umana. Un uomo “alla Robinson Crusoe” è una coscienza che sente la mancanza, la sofferenza: la solitudine rimane vuoto che l’altro deve riempire.

 

 

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