Tutti conosciamo la poesia “X Agosto” pascoliana… Ma sappiamo anche la storia che si cela dietro a questo giorno?

Ogni anno in questo periodo la Terra si ritrova vicina all’accozzaglia di detriti rocciosi provenienti dalla cometa Swift-Tuttle. Questi distaccamenti del corpo celeste sono investiti da grande velocità non appena entrano nell’atmosfera. La fusione che viene provocata produce una serie di scie luminose visibili dalla Terra anche da occhio nudo: queste vengono comunemente identificate come stelle cadenti. Nello stesso periodo, si celebra anche il martirio di un importante santo. Proprio per questo motivo il 10 agosto è comunemente nota come la notte di San Lorenzo. Pascoli riprenderà proprio questa data per siglare il titolo di una delle sue più celebri poesie… Tuttavia, è sin dall’antichità che questa specifica ricorrenza viene connessa al fenomeno delle stelle cadenti.
La nascita di Perseo e le Perseidi
Gli antichi erano assai eruditi nello studio dell’astronomia; non deve quindi sorprendere che il primo avvistamento delle stelle cadenti sia segnato al 36 d.C., sotto il principato di Tiberio. Tuttavia precedenti annotazioni devono essere fatte risalire sino al 150 a.C.
Per spiegare un fenomeno tanto straordinario, occorreva ricorrere alla mitologia. Nacquero così una serie di leggende, la capostipite delle quali può essere ritrovata nel concepimento di Perseo da parte di Zeus con la mortale Danae. Le scie ricorderebbero proprio il momento della fecondazione della fanciulla, avvenuta infatti tramite una pioggia d’oro in cui il padre degli dei si era trasformato.
Ma non solo: lo stesso Perseo è legato indissolubilmente al fenomeno delle stelle cadenti. Egli è uno degli eroi più famosi all’interno dei miti classici, noto soprattutto per aver salvato Andromeda da un mostro marino e per aver ucciso Medusa.
Secondo la tradizione la dea Atena, alla morte dell’eroe, lo trasformò in una costellazione per onorare la sua memoria, cui non a caso pose accanto Andromeda, divenuta sua moglie. Proprio a questa altezza la mitologia si incontra con l’astronomia: all’interno della costellazione di Perseo si trova infatti quello che viene definito il “radiante”. Questo corrisponde al punto dal quale sembrano provenire le stelle cadenti. Queste si manifestano a ridosso del 10 agosto per il fatto che la Terra, percorrendo la sua orbita attorno al sole, attraversa proprio in quel periodo lo sciame meteorico. A suggellare la stretta concatenazione tra astri e mito, le meteoriti vengono chiamate ancora oggi Perseidi e devono il loro nome proprio a tale mito. Sin dall’antichità, quindi, fu questo il nome usato per indicare quelle che nell’uso popolare divennero in seguito le stelle cadenti.

La tradizione cristiana: la storia di San Lorenzo
Secondo questa seconda interpretazione, le scie provocate dalla fusione dei detriti rocciosi rappresenterebbero le lacrime di San Lorenzo nel momento della sua morte, avvenuta tra i carboni ardenti della graticola su cui, secondo la tradizione, fu arso vivo.
Il suo martirio sarebbe avvenuto nel 258 d.C., nell’anno di una nuova persecuzione voluta dall’imperatore Valeriano, durante la quale avrebbe perso la vita anche il papa Sisto II, di cui Lorenzo era amico. Egli infatti era all’epoca uno dei suoi sette diaconi con l’incarico di amministrare le offerte fatte alla diocesi romana e di assistere il papa nella celebrazione dei riti. Il prefetto del pretorio gli aveva infatti intimato di consegnare i tesori della Chiesa, i quali sarebbero andati a confluire nella cassa imperale; tuttavia, dinannzi alla richiesta di tempo da parte de del futuro Santo acconsentì. Stando alla tradizione cristiana, egli approfittò di questo lasso temporale per distribuire tutte le offerte agli indigenti. Poi si sarebbe presentato dinnanzi al prefetto, indicando i poveri e gli ammalati e dichiarando che fossero quelli i tesori della Chiesa; a quel punto egli lo condannò a morte.
Secondo molti storici, tuttavia, Valeriano non ordinò alcun tipo di tortura durante la persecuzione di Valeriano: probabilmente il diacono Lorenzo fu decapitato come Sisto II.
X Agosto di Pascoli
Pubblicata per la prima volta il 9 agosto 1896 sulla rivista “Marzocco” e successivamente inserita nella quarta edizione della raccolta Myricae, la poesia ricorda con profondo dolore l’anniversario della morte del padre Ruggero, ucciso a fucilate in circostanze poco chiare il 10 agosto del 1867. All’epoca Giovanni aveva 12 anni e, a posteriori, individuerà questo episodio come il primo di una sequela di tanti eventi funesti. Per tutta la vita l’autore rappresenterà l’origine del proprio dolore e del male stesso attraverso questo evento, centrale per la sua vita, come distruzione del nido famigliare che tenterà per l’intera esistenza, forse inutilmente, di ricreare.
Oltre al tema del lutto e del male, del nido distrutto, centrale in “X Agosto” è l’elemento del martirio, ricollegabile a Cristo e al martire che dà il nome al giorno. Ad essere associato a questi è ovviamente il padre. L’autore lo paragona prima a una rondine e poi, tramite una serie di simboli cristiani, avvicinato alla croce, il perdono, le spine e i doni. Attraverso la sua morte il poeta rimanda alle vicende dell’universo intero: la stessa natura soffre, e il dolore dei martiti è il simbolo che il male è comune a ogni creatura vivente. Colpisce persino Dio; è dalla sua sofferenza che deriverebbe quindi il pianto del cielo: Pascoli arriva ad attribuire a questo la visione delle stelle cadenti proprio in questa data, che peraltro è resa subito chiara a partire dalla pima strofa:
San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Molto interessante! Non sapevo di tutti questi collegamenti