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I Rammstein ci spiegano i concetti di violenza simbolica e di tabù sociali

I Rammstein ci spiegano i concetti di violenza simbolica e di tabù sociali

La popolare band tedesca non è di certo riconosciuta per la sua discretezza. Vediamo alcune delle loro canzoni più significative. 

 

Un gruppo che per gli appassionati del metal ha bisogno di poche spiegazioni. I Rammstein rappresentano il prodotto perfetto di una nuova corrente musicale rude e “tedesca”. Ma dietro a questa corazza c’è molto di più. Come una visione occulta della società.

La rappresentazione ambigua dell’odio in “Du Hast”

“Du hast mich gefragt. Du hast mich gefragt und ich habe nichts gesagt”

Il concetto di violenza simbolica non può essere spiegato se non accennando all’inconscio umano. Pierre Bourdieu, sociologo francese, ha definito tale violenza infatti come una visione del mondo imposta dai soggetti dominanti. Una visione che porta all’esercitazione di odio e disprezzo verso il prossimo.
Concetti che possono ritrovarsi nel famoso singolo Du Hast. La lirica non è eccessivamente espressiva, in quanto si ripete spesso “tu hai” in tedesco. Eppure, se giochiamo un po’ con le assonanze, notiamo che Du hast si pronuncia come Du hasst. Quest’ultima affermazione vuol diretu odi. In inglese sarebbe la stessa cosa con You have e You hate. Ma il gioco di parole non finisce qui. Alla formula matrimoniale “Willst du bis zum Tod, der scheide” (“vuoi tu, finché morte non ci separi“) se togliamo la virgola diventa “Willst du bis zum Tod der Scheide“. Tradotto? “Vuoi tu fino alla morte della vagina”. Una frase ricca di volgarità che appunto, celebra il disamore in generale. La violenza per eccellenza.

 

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Du Hast è presente nella colonna sonora di ‘Matrix’, il film con protagonista Keanu Reeves.

Le allusioni sessuali in “Sonne” e “Pussy”

La violenza può anche inscenarsi nel sesso e in quello che in letteratura è l’eros. I Rammstein hanno dedicato persino due album interi (Herzeleid e Sehnsucht) al tema in questione. Nel terzo invece (Mutter) si affrontano invece le questioni giovanili legate al mondo dell’amore da un punto di vista poetico. Il singolo “Sonne” ad esempio racconta della favola di Biancaneve in chiave modernista. I sette nani ad lavorano in miniera solo per una ragazza, il cui aspetto è simile alla principessa Disney, dipendente dalle polveri d’oro. Nonostante ‘Biancaneve’ si dimostri una donna manesca ed arrogante, i nani coltivano per lei una sorta di attrazione. La trattano come se fosse una regina. Fino ovviamente alla sua morte nella bara di cristallo…e alla sua grottesca resurrezione!
Il singolo “Pussy” (sapete già cosa significa) invece racconta il tema della pornografia. Come è ben possibile notare, la canzone ha creato un notevole scalpore nel mondo della musica. Non solo per via del testo dannatamente esplicito. Ma anche per il videoclip che, in parole semplici, ha tutta l’aria di essere un video erotico! Tuttavia, aldilà del contenuto, il gruppo tedesco ha voluto forzare la mano con la rappresentazione di una violenza iperbolica. Il sesso in questo caso è rappresentato come tabù, di cui vi parleremo al prossimo paragrafo.

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Clip del singolo ‘Sonne’.

La violenza come attenzione mediatica in “Ich will”

“Könnt ihr mich hören? (Wir hören dich). Könnt ihr mich sehen? (Wir sehen dich). Könnt ihr mich fühlen? (Wir fühlen dich). Ich versteh euch nicht!”

La citazione (si può tradurre nel sito https://www.metalgermania.it/traduzioni/rammstein/ich-will/ ) rappresenta perfettamente il tabù trattato nella canzone. La macchinazione dei media riguardo la ricerca di una notizia accattivante si metaforizza nella videoclip di “Ich will” con la rappresentazione di una rapina a mano armata. Possiamo infatti notare i ‘rapinatori’ che fantasiano su una possibile loro riconoscenza fuori la banca. Una fantasia che viene bruscamente interrotta dall’incontro con la polizia fuori, e dall’esplosione del tastierista Flake.
Tuttavia la parabola tristemente ascendente ha un suo perché. All’inizio del video, i rapinatori esaltati salgono su un palco allestito per l’occasione davanti la banca. Essi ricevono una sorta di premio, inscenando un discorso con gli spettatori, nonostante siano incatenati. E senza Flake, rappresentato però con una gigantografia sullo sfondo. La gente rimane nel frattempo estasiata, come se stessero seguendo un leader ribelle. Come se la fama si dovesse ottenere solo con la crudeltà.
“Ich will” è famosa anche per un fatto piuttosto controverso. E non solo per il look moicano di Till Lindermann. Ma anche perché il videoclip fu pubblicato il giorno prima dell’attentato alle Torri Gemelle. Le critiche che si susseguirono furono così numerose, che la canzone andò in onda solo verso sera tardi.

La rabbia come liberazione dai mali in “Feuer frei!”

La canzone, che letteralmente significa “fuoco a volontà!”, non rappresenta di certo un tema tranquillo. La violenza come già sappiamo si manifesta anche attraverso gli attacchi d’ira. La psicologia moderna ne ha individuato persino le sue tipologie. E soprattutto, essa continua a studiare i suoi effetti distruttivi.
Ma allora perché i Rammstein hanno registrato un singolo che possa promuovere la rabbia? La violenza simbolica non si trasmette solo andando ad intaccare le visioni del mondo del dominato. Spesso i cosiddetti “soggetti dominanti” riescono nel loro intento a modificare gli stati psichici in diverse occasioni. La rabbia è una di queste. Quante volte sentiamo parlare di “contenere l’ira”, di autocontrollo e di calma? Ecco, “Feuer frei!” confuta queste affermazioni! Il ritmo aggressivo ed il video bruciante portano ad una liberazione della rabbia incanalata. I Rammstein invitano l’ascoltatore a sfogarsi e di “aprire il fuoco”. Unica raccomandazione: magari non ascoltatela prima di dormire!

Rammstein – Feuer frei! (28/28) – Drei Mal füllen die teutonischen Tanzmetaller den ISS Dome. – laut.de – Foto

La dominazione del soggetto con “Ich tu dir weh”

La canzone che però rappresenta più di tutte il significat0 di violenza simbolica è “Ich tu dir weh“.  Il testo, tra i più controversi, narra proprio il rapporto tra soggetto dominante e dominato. Proprio come nelle teorie di Bourdieu, i Rammstein descrivono il primo come un sadico che prova piacere sul soggetto dominato. Un piacere che, come dice il nome del singolo, si basa sul dolore. Un dolore piuttosto collegato al concetto di tortura (si parla addirittura di “filo spinato nell’uretra”!), ma anche di amore. Il sottomesso infatti ama il suo padrone! Con quest’ultimo però che non ricambia assolutamente.
Numerosi sono gli eufemismi sulla violenza fisica, così come le esaltazioni del piacere fisico che si ottiene nell’infliggere dolore. Nelle parole, ma curiosamente anche nei fatti. Lo stesso Lindermann infatti mostra una luce presente nella sua bocca. E per fare ciò, non si è utilizzato alcun effetto speciale! Un cavo passava veramente per la sua guancia, forata per l’occasione, e collegava una lampadina sotto il suo palato.
Che dire? Abbiamo capito perfettamente il tema della canzone!

File:Ich tu dir weh.png - Wikipedia
La macabra luce nella bocca di Lindemann

Quindi i Rammstein danno solamente messaggi sbagliati nelle canzoni?

Assolutamente no. Tralasciando i gusti musicali, le loro canzoni rappresentano purtroppo uno spicchio della società in cui viviamo. La violenza, i tabù, l’amore ‘profano’ ecc… il mondo all’esterno non è tanto differente! Tutti i componenti hanno figli più o meno riconosciuti. E più volte, hanno ammesso di averli educati secondo principi sani. Sono tutti e sei dei padri di famiglia! Di conseguenza, a meno che non siate dei bigotti, sarebbe impossibile definire il gruppo al di fuori di…spettacolare!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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