I grandi eroi non scrivono le proprie imprese: The Witcher, Odisseo e Socrate raccontati

Il ruolo dello scrittore, sin dalla nascita della parola scritta, ha reso possibile tramandare storie nei secoli, ma ha anche complicato il rapporto con la realtà.

Sin dall’età dei grandi eroi greci descritti da Omero, la storia è risultata ricca di narrazioni di vicende epiche indimenticabili che in gran parte prendono spunto da fatti reali. Eppure quanto di tutto ciò che abbiamo letto era veritiero?

Menestrelli

Giullari, cantastorie, poeti e musicisti. I menestrelli, sin dall’impero di Carlo Magno, erano artisti di corte pronti a intrattenere i cortigiani nei castelli. Abili compositori di tenzoni, erano soliti cantare le gesta eroiche compiute dai cavalieri in battaglia.

Grazie alla nascita del genere fantasy, la figura del menestrello è stata rivalutata e portata finalmente sullo schermo grazie alla serie The Witcher. Uscita a dicembre del 2019, narra le vicende di Geralt di Rivia, uno “strigo”: un guerriero mutante e sicario di mostri di professione.

Nella storia è introdotto Ranuncolo, il menestrello che inizia a seguire Geralt in ogni luogo per assistere alle sue gesta e poterne cantare l’eroismo. È indubbiamente indesiderato, in quanto lo strigo, teoricamente privo di ogni emozione, non ha alcun interesse a perseguire la fama né la gloria eterna. Per di più, come se non bastasse la goffaggine del menestrello, Geralt è anche obbligato a convivere con le fastidiose canzoncine che raccontano in modo idealizzato le sue azioni.

Eroe greco

Per quanto sia dubbia l’autorità della figura di Omero, ciò che non è in dubbio sono le caratteristiche dei personaggi descritti. Ogni eroe che si rispetti, infatti, è spinto dal desiderio di non essere dimenticato, di non cadere nell’oblio, rischiando di aver vissuto una vita che non ha lasciato un segno. Per questo le canzoni narrano di eroiche morti in battaglia, in cui soldati si sono sacrificati per la patria, senza paura né timore.

Particolare è l’esempio di Odisseo, il quale è oggi diventato un vero e proprio personaggio mitizzato, di cui è sufficiente sentire il nome per capire di chi si parla. La pluralità di scrittori che ne hanno usato il figura, tra cui Dante, Foscolo, Pascoli, D’Annunzio, Gozzano, Saba, Joyce, e di registi che ne hanno portato le storie nelle sale, hanno reso ormai impossibile ritrovarne la vera storia.

In maggioranza si conviene che dopo sette anni passati sull’isola di Ogigia, Odisseo rifiuti l’offerta di vivere una vita immortale con la ninfa Calipso. L’eroe conosce il suo destino e sa che l’unico modo per compierlo è morire. Rifiuta l’eterna giovinezza e segue il suo percorso, diventando, tramite il suo ultimo atto e la conseguente morte, eroicamente immortale.

Il filosofo

Parallelamente, anche il primo filosofo è considerato un eroe. La morte di Socrate, proprio come quella di Ulisse, cambia il modo in cui leggiamo la sua vita. Una volta condannato, infatti, non cede all’abiura come farà secoli dopo Galileo, né approfitta della possibilità di fuga con l’amico Critone, sceglie invece la morte, per coronare una vita giusta e sempre virtuosa.

Socrate non aveva un vero e proprio menestrello al suo servizio, aveva, però, numerosi seguaci, almeno tre dei quali hanno scritto di lui. Tutti sappiamo di Platone, ma spesso si dimenticano Senofonte e Aristofane.

Gli studiosi, in seguito alla lettura del Socrate descritto dai tre autori, hanno iniziato a mettere in dubbio il carattere di Socrate, in quanto le tre versioni lo descrivono in modo così diverso da porsi domande sulla veridicità delle descrizioni.

Socrate storico

Il Socrate che tutti conoscono è quello platonico, quello dei dialoghi e dell’apologia. Questa versione è presa in grande considerazione per la quantità di parole scritte, ma soprattuto perché Platone, come Socrate, era un filosofo. È dunque facile immaginare la vicinanza tra le due anime. Purtroppo o per fortuna, però, Platone era anche un vero e proprio scrittore, risulta dunque difficile, se non impossibile, scindere la finzione letteraria dalla realtà.

Lo storico Senofonte ha un approccio forse più strettamente legato alla storia e parla, nella sua versione dell’apologia, di un Socrate anziano, stanco, che al processo non si difende con tutte le sue forze. Un filosofo che sta approfittando della condanna per evitare di vivere gli anni della vecchiaia.

Il commediografo Aristofane, infine, descrive un Socrate sofista, un ingannatore capace di convincere e far prevalere il proprio discorso su quelli altrui, senza remore sulla giustizia dell’uno e dell’altro.

La storia narra che alla rappresentazione teatrale de “Le Nuvole” dello stesso Senofonte, Socrate fosse presente e sia stato in piedi per tutta la durata dello spettacolo, come a voler sottolineare la distanza tra il Socrate rappresentato, raccontato, idealizzato, mitizzato, piegato alle necessità stilistiche e quello vero.

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