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Peste in arte: scopriamo come artisti hanno raffigurato pandemie mondiali passate

Peste in arte: scopriamo come artisti hanno raffigurato pandemie mondiali passate

 

Se ci pensi pesti incurabili sono state regolarmente parte della vita umana. La medievale Morte Nera é stata una delle piú devastanti pandemie nella storia umana che ha contato circa 200 millioni di morti nell’anno 1300. O prendendo l’esempio dell’HIV che ha causato 32 millioni di decessi o il virus dell’AIDS che continua ogni anno a causare circa 13 millioni di decessi negli USA. 

Nel mentre che il coronavirus si sta diffondendo in tutto il mondo con il panico che sta unendo le masse. Vogliamo mostrarti come artisti hanno rappresentato in passato la paura e la morte delle pandemia nell’arte. 

L’epidemia del Coronavirus 

Fortunatamento per noi il Coronavirus (conosciuto anche come COVID-19)  non é cosí devastante come i virus citati posteriormente. Dall’identificazione del virus risalente a Dicembre 2019, 108mila casi sono stati identificati e 3mila circa sono stati i decessi. Altre 61mila persone hanno avuto il ricorevo prescritto dai medici come routine di cura. Quindi per favore, continuiamo a fare prevenzione lavandoci le mani e restando a distanza di sicurezza, e restando nelle nostre case. Continuamo a descrivere periodi di pesti in altri tempi, dovreste conoscerne alcune passate attraversando questo tempo di Coronavirus. 

In questo momento particolarmente difficile per l’Italia, limitare il piú possibile il diffondersi del virus Covid-19 é la prioritá per tutti gli Artisti che sui social mostrano il loro rispetto per le ordinanze adottate per evitare il contagio, con l’hashtag #iorestoacasa. 

Queste disposizioni da parte dello Stato hanno portato alla cancellazione o al rinvio di moltissimi concerti e interi live mondiali.  

Di fronte all’emergenza del virus moltissimi artisti italiani hanno invitato i propri fan alla calma e soprattutto al rispetto scrupoloso delle regole. 

Solo limitando i contatti e seguendo i provvedimenti che arrivano da chi attua in prima linea contro il virus possiamo tutetale noi e gli altri. 

Sconvolgenti le immagini che sono arrivate in diretta da Milano, di persone a caccia dell’ultimo treno per tornare a casa: tutti desideriamo tornare per stare insieme alle nostre famiglie, ai nostri concittadini per lottare contro questa situazione allucinante. Attuando le norme di sicurezza ovunque ci troviamo presto e grazie al nostro coraggio torneremo presto come quando ancora del virus non c’era traccia. 

“Sia negli uomini che nelle donne si è tradito per la prima volta con l’emergere di alcuni tumori all’inguine o alle ascelle, alcuni dei quali sono diventati grandi come una mela comune, altri come un uovo … Dalle due parti del corpo dette questo micidiale gavocciolo presto cominciò a propagarsi e diffondersi indifferentemente in tutte le direzioni; dopo di che la forma della malattia cominciò a cambiare, macchie nere o lividi facevano la loro comparsa in molti casi sul braccio o sulla coscia o altrove, ora pochi e grandi, ora minuti e numerosi. Poiché il gavocciolo era stato ed era tuttora un segno infallibile dell’avvicinarsi della morte, tali erano anche questi punti su chiunque si mostrassero ”.

Giovanni Bocaccio, Decameron, 1353

I cittadini di Tournau, in Belgio che seppelliscono i morti durante la peste nera, XIV secolo. 

Al tempo della morte nera, la peste molto probabilmente ha cominciato a diffondersi attorno all’anno 1346 dal nord della Cina e attraversando la Siria si é diffusa in fasi successive in Turchia asiatica ed europea e di conseguenza anche in Italia e altri stati confinanti.

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La morte e la Danza della morte con Scheletri danzanti erano molto comuni nella cultura e soprattutto nell’arte. Non c’é sorpresa, si stima che oltre il 30% della popolazione europea sia morta nell’epidemia. In alcune cittá come Venezia morí circa il 60% della popolazione. Anche nella cittá parigina si contarono circa 100mila morti. 

Giovanni Boccaccio scrisse nel Decameron (1353): 

“In seguito la vittima ha sviluppato una febbre acuta e ha iniziato a vomitare sangue. La maggior parte delle vittime è deceduta da due a sette giorni dopo l’infezione iniziale.Rapporti contemporanei parlano di fosse di sepoltura di massa scavate in risposta al gran numero di morti. Prima del 1350 c’erano circa 170.000 insediamenti in Germania. Nel 1450 questo numero diminuì di quasi 40.000 a causa della morte nera. In questa miniatura vediamo come i cittadini di Tournai, in Belgio, seppellivano i morti in massa. Ci sono quindici persone in lutto e nove bare tutte stipate nel piccolo spazio. È interessante notare che al volto di ogni persona in lutto viene data attenzione individuale, ognuno trasmette un vero dolore e una paura ancora più autentica.”

Paulus Furst di Norimberga, dottor Schnabel von Rom, 1656

La peste nera era piú che un orrore medievale, continuava a tornare. 

Per oltre 300 anni la peste divenne una parte regolare della vita quotidiana in Europa. L’intera storia europea tra il XIV e la fine del XVII secolo fu constantemente segnata dalla peste che periodicamente devastava le cittá. 

Molti artisti ne rimasero colpiti e morirono, altri come Tintoretto cercarono di combatterlo con l’arte. Lui dipinse le sue piú grandi opere nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, un edificio dedicato a un santo protettore della peste.  

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Nel dipinto viene illustrato un costume protettivo usato in Francia e in Italia nel 17esimo secolo. La maschera aveva apertura di vetro negli occhi e una faccia curva a forma di becco con cinghie che tenevano il becco davanti al naso del dottore, che terrorizzava le persone perché segno di morte imminente. 

Il becco poteva contenere anche fiori secchi o erbe o spezie con lo scopo di teneri lontani i cattivi odori, che si pensava fossero la causa principale della malattia. La teoria dei germi poi smentí questo pensiero. 

Arnold Bocklin, Peste, 1898

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La pandemia ha esaltato l’ossessione dell’artista per gli incubi di guerra, pestilenza e morte. Arnold era un simbolista e nel dipinto viene illustrata la sua personificazione della morte che cavalta una creatura alata, volando per la strada di una cittá medievale. Si pensa ci siano prove chiare e visibili dell’ispirazione indiana che i simbolisti hanno sempre usato per soggetti imbigui e universalmente considerati come impossibili. Una scena da cui i creatori di Game of Thrones prenderebbero sounto. 

Egon Schiele, La Famiglia, 1918

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Il 20esimo secolo ha portato le guerre mondiali, l’olocausto.  La scala orribile di pandemia é difficile da capire. Il virus che girava ha infettato 500 milioni di persone in tutto il mondo e ne ha uccise circa 100 milioni.

Il virus causava sintommi di influenza:  febbre, nausea, dolori e diarrea. 

Molti sviluppavano anche macchie scure sulle guancie che diventavano bluastre e provavano mancanza di ossigeno perché i polmoni si riempivano di una sostanza schiumosa e sanguinante. Egon Schiele é stato uno degli artisti morti a causa del virus. In una delle sue ultime lettere scrive “Cara Madre..la malattia é molto grave e pericolosa per la mia vita. Mi sto preparando per il peggio..” 

Edvard Munch, Autoritratto dopo l’influenza Spagnola, 1919

Tra gli altri artisti famosi deceduti per l’influenza spagnola c’é Gustav Klimt, Amedeo de Souza Cardoso e Niko Pirosmani. Edvard Munch ha subito l’influenza ma é stato uno dei sopravvissuti. Munch dipinse quest’opera nel 1919, ha creato studi e dipinti, dove ha cercato di descrivere in modo dettagliato la sua vicinanza alla morte. 

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Come vediamo nel dipinto, i capelli di Munch sono sottili e la sua carnagione é biancastra, si trova avvolto in una vestaglia e in una coperta. 

Nell’estate del 1919 la pandemia  era terminata. Coloro che erano stati infettati erano morti o avevano sviluppato l’immunitá. 

Keith Haring, Ignoranza=Paura, 1989 

Negli anni ’80 e nei primi degli anni ’90 ci fu lo scoppio dell’HIV e dell’AIDS che ha colpito principalmente gli Stati Uniti e il resto del mondo di conseguenza. La malattia ha avuto origine decenni prima. 70 milioni di persone circa sono state contagiate dall’inizio dell’epidemia. Il virus viene trasmesso attraverso fluidi corporei come sangue, sperma, fluidi vaginali o latte materno. 

Il pubblico negli anni ’80 considerava l’AIDS una “malattia gay”, per anni fu persino chiamata “peste gay”.   Keith Haring ha progettato ed eseguito questo poster nel 1989 dopo che gli era stato diagnosticato l’AIDS l’anno precedente.