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Heidegger contro i nuovi supermercati intelligenti giapponesi per combattere l’inautenticità dell’essere

Da qualche tempo è giunta dal Giappone un’innovazione pronta a cambiare i supermercati del futuro. Si tratta di carrelli della spesa intelligenti, in grado di registrare gli acquisti e fornire informazioni al cliente.

L’obiettivo è quello di abolire le casse, velocizzare la spesa e rendere i clienti più indipendenti. Ma fornire mezzi specifici all’individuo per una quotidianità più efficace è davvero sinonimo di indipendenza e libertà? Scopriamolo con Heidegger.

La spesa intelligente

L’innovazione arriva da Fukuoka, città giapponese situata nell’isola di Kyushu, dove un supermercato di medie dimensioni ha deciso di testare un nuovo metodo di acquisto. Oltre a telecamere in ogni angolo, che ricevono informazioni generali quali livello di affluenza e quantità di merce in esposizione (per essere pronti, in caso di carenza, a rifornire gli scaffali), sono presenti carrelli intelligenti, muniti di un lettore di codice a barre e uno schermo. Il cliente deve, prima di iniziare ad acquistare, creare una carta fedeltà attraverso la quale la spesa sarà possibile; bastano poche informazioni: nome, età, genere ed un’indirizzo. Cerata la carta la spesa può iniziare! Il cliente è accompagnato nel corso della spesa da pubblicità, che appaiono nello schermo del carrello, proponendo promozioni o prodotti che potrebbero interessare al cliente. Quest’ultima procedura è migliorata dalla presenza di un sistema di riconoscimento facciale, che in base a genere ed età, valuta e propone prodotti a cui il cliente potrebbe interessarsi. Una volta terminata la spesa, il pagamento avviene in cassa, seppur vi sia l’ambizine di eliminare questo passaggio e velocizzare ulteriormente la spesa. Spesa veloce, consigli pratici e premurosi… sembrerebbe una grande conquista, no? Eppure Heidegger potrebbe contestarla.

Heidegger e la dispersione nel mondo

Martin Heidegger, filosofo esistenzialista, nel XXesimo secolo riprende la questione dell’essere, scegliendo in particolare di concentrarsi sull’essere che si pone la domanda dell’essere, ovvero l’uomo. L’essere dell’uomo equivale all’esistenza, che in termini heideggeriani è il Dasein (esserci). Perché esserci? Perché l’uomo è perennemente gettato nel mondo, in contesti non scelti da lui, ad esempio un’epoca, una paese o una religione. Questo ambiente determina inevitabilmente l’esistenza dell’essere. Heidegger aggiunge quindi che l’uomo è nel mondo ed è inevitabilmente in relazione con gli altri nel contesto in cui si trova. Gli oggetti con cui l’essere è in relazione determinano la possibilità di attuare la sua libertà. Il rischio però è di diventare dipendente da ciò che ci rende indipendente: in mancanza di tali strumenti che ci hanno dato libertà potremmo essere limitati nelle nostre azioni. Ciò causa la deiezione, ovvero la dispersione dell’uomo nel mondo, che troppo in contatto con gli oggetti, si dimentica di “esserci” e si muove unicamente in rapporto a ciò che gli oggetti gli permettono di fare, diventando lui stesso una cosa. Il risultato è una vita anonima, non più vissuta in funzione delle proprie possibilità. L’uomo può però andare oltre la realtà a lui offerta, e ha la possibilità di progettare e scegliere la sua vita, senza essere vittima dei fatti.

La prospettiva della morte

Tornando ai supermercati intelligenti, è evidente la pertinenza del discorso di Heigegger. Difatti, questi carrelli ci ricordano cosa acquistare, nel caso lo dimenticassimo e ci propongono offerte imperdibili. È inevitabile così diventare automi che si muovono tra le corsie di un supermercato, in balia di uno schermo che ci guidi. Ma come opporsi a questa passività? Heidegger afferma che “l’essere nel mondo” deve diventare un “essere nella morte“. Con la prospettiva della morte, e quindi di un tempo limitato, l’essere sarà spinto, secondo Heidegger, a fare scelte che possano dare un senso alla sua vita, opponendosi al rapporto passivo con gli oggetti e la realtà in cui vive. La proposta di Heidegger potrebbe spingerci a fare una lista della spesa ben pensata, piuttosto che essere consigliati da uno schermo. Ma sarà sufficiente per sfuggire al rapporto vincolante che sembriamo avere oggi con la tecnologia?

 

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