H. P. Lovecraft: l’horror nell’angoscia esistenziale

Lovecraft, un nome avvolto nel mistero e legato indissolubilmente all’orrore. Chi era costui? Chi altri parlò dell’angoscia, seppur in diversi termini?

Howard Philiph Lovecraft è considerato il padre del genere Horror moderno assieme ad E. A. Poe. I suoi racconti parlano di persone colte, raffinate, ma che si spingono troppo oltre i limiti di ciò che può essere conosciuto e concepito, impazzendo o cadendo nella depressione. Qui di seguito parleremo di una delle menti più geniali e disturbate di inizio ‘900, cogliendo l’affinità tematica con Kierkegaard ed Heidegger sui temi dell’angoscia.

Lovecraft, vita e pensiero

Lovecraft nacque nel 1890 a Providence, negli USA, in un periodo molto turbolento della nostra storia. La crisi delle scienze avrebbe colpito il mondo di lì a poco, sconvolto poi dalle due guerre mondiali, delle quali Lovecraft vide solo la prima in quanto morì nel 1936. Parliamo ora del suo vissuto, parte integrante delle opere, senza del quale è quasi impossibile comprendere lo spirito narrativo. Nonostante la sua relativamente breve vita, Lovecraft scrisse un gran numero di racconti ma che non gli permisero, da vivo, di essere riconosciuto come grande scrittore. Introdotto alla letteratura gotica dal nonno e all’astronomia dalla nonna, entrambi materni, poco dopo la morte del padre (avvenuta nel 1896), Lovecraft iniziò prestissimo sia a scrivere racconti che ad avere sogni disturbati e spaventosi (fonte primaria delle sue opere). La sua propensione per la scrittura e per le tematiche dell’orrido gli provengono sia dalle vicende familiari, controverse sotto molti aspetti, ma soprattuto dalle influenze letterarie che subì, in primis dagli scritti polizieschi e dell’orrore di Edgar Allan Poe. Formazione, periodo storico e vicissitudini personali contribuirono a formare un pensiero apparentemente misogino e pessimista ma che sostanzialmente professa l’insignificatezza dell’uomo nel cosmo (pensiero filosofico espresso con il termine Cosmicismo). Quello creato da Lovecraft è un mondo all’apparenza normale ma che nasconde sotto la superficie segreti e misteri, divinità ostili o indifferenti il cui operato e le cui conoscenze, incomprensibili alla mente umana, conducono l’uomo (che commette hybrys) alla pazzia.
Questo mondo, per come è pensato e raccontato da Lovecraft, è angosciante e debilitante per l’uomo. Nonostante il suo pensiero sia in latenza filosofico, l’affinità col tema dell’angoscia ci porta ad interrogarci sul significato di questo ‘sentimento’ considerando chi lo ha trattato nella propria speculazione filosofica, cioè Kierkegaard e poi Heidegger.

Qui sopra vi è Cthulhu, il dio-mostro sottomarino lovecraftiano divenuto più celebre

Il tema dell’angoscia in Kierkegaard ed Heidegger

L’angoscia è sviluppata come tema centrale sia in Kierkegaard sia in Heidegger, ma per differenti motivi. Entrambi i filosofi concepiscono l’angoscia come l’intrinseco ‘sentimento’ che pone l’uomo di fronte alle infinite possibilità dell’esistenza. L’apertura indiscriminata ad ogni possibilità (che è l’essenza dell’uomo, non essendo esso nel regno della necessità, come gli animali) genera dunque questo sentimento, questa disposizione che è però differente dalla paura.  La paura è sempre una “paura di“, dove si sa di cosa si ha timore, mentre l’angoscia è, si potrebbe dire, un mood costante che genera insicurezza nell’esistenza pur non avendo un “oggetto angosciante” al di fuori della possibilità di potere. Per Kierkegaard questa disposizione dell’esistenza è in parte compensata e sopportabile grazie alla fede in Dio, nelle cui mani ci si affida, mentre Heidegger non accetta questa soluzione dato che per lui la disposizione dell’angoscia non assume un carattere così negativo. Per Heidegger il punto è sviluppare una filosofia che gli permetta di poter riportare al centro della speculazione il vissuto dell’uomo per poter poi parlare dell’essere, essendo l’uomo l’unico ente (Dasein) in grado di interrogare l’essere. L’angoscia dunque non è una disposizione prettamente negativa ma che esprime la responsabilità umana di progettare attivamente il proprio futuro. La differenza è tutta qua, l’angoscia è paralizzante per Kierkegaard e non per Heidegger. Per quest’ultimo l’unica possibilità che spazza via tutte le altre è la morte, ma questa è pure sempre un’asserzione che mette il punto sul valore dell’esistenza e non sullo “spaesamento” del’uomo moderno.

L’urlo di Edvard Munch, la classica rappresentazione iconografica dell’angoscia esistenziale

Lovecraft sull’angoscia, il suo mondo e quello dopo di lui

Con molta probabilità Lovecraft avrebbe respinto entrambe le concezioni di angoscia così espresse, quella di Kierkegaard perché con esiti (e forse premesse) religiosi (Lovecraft era profondamente ateo) e quella di Heidegger per il fatto che lo scrittore professava una totale indifferenza del cosmo nei confronti dell’uomo, per cui progettare un agire o meno non avrebbe cambiato nulla nel corso dell’universo. L’anglofono Donald R. Burleson, esperto conoscitore e studioso di Lovecraft, scrive a proposito “L’umanità non è che un insignificante puntino, destinato ad arrivare e a scomparire, senza che la sua apparizione sia notata o che la sua dipartita sia rimpianta“, riassunto accorto e puntuale del pensiero lovecraftiano.
In conclusione possiamo dire che costoro sono tutti uomini figli della loro epoca, che non è una frase banale se consideriamo le conseguenze generali dei movimenti di pensiero e degli scritti nella storia e nelle menti delle persone. L’angoscia era il sentimento si potrebbe dire ‘peculiare’ dei primi anni del ‘900, dove la precedente epoca declinava ed il mondo procedeva verso il relativismo e lo spaesamento. Non dobbiamo farne loro una colpa, d’altronde anche noi commetteremo errori dovuti al luogo ed al tempo in cui nasciamo ed operiamo, possiamo solo sperare che le nostre idee siano spunto e motore per chi verrà dopo di noi, verso cui abbiamo un debito ed una responsabilità non ignorabile e assolutamente cruciale.

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