Il carattere dicotomico del fuoco: da Fahrenheit 451 all’incendio della libreria “La Pecora Elettrica”

A Roma il secondo rogo nel giro di sette mesi. La libreria “La Pecora Elettrica” a Centocelle (quartiere periferico romano) che resta aperta fino a tardi infastidisce i pusher e ricorda terribilmente Fahrenheit 451.

L’ingresso della caffetteria-libreria “La Pecora Elettrica” in Via delle Palme dopo il rogo

Il sette di novembre avrebbe dovuto riaprire “La Pecora Elettrica” ma un incendio di natura dolosa non lo ha permesso. Può il famosissimo libro di Ray Bradbury aiutarci a capire meglio la situazione?

I retroscena

Chi ha dato fuoco per la seconda volta alla libreria non ha ancora un volto. A Centocelle sono ora tre gli incendi divampati in pochissimi mesi (tra cui il primo il 25 aprile sempre a “La Pecora Elettrica”), due dei quali in Via delle Palme, luogo che dopo le ore 20 si trasforma in una enorme piazza di spaccio. Dapprima si è pensato subito ad un rogo doloso per motivi politici, ma tale pista ha perso consistenza nelle scorse ore e ha preso, invece, piede l’idea di una matrice che coinvolga la criminalità organizzata. “Da quello che risulta dalla nostra attività sul territorio a Centocelle non esiste una particolare pressione della criminalità organizzata”, ha spiegato un dirigente delle forze dell’ordine. “Lo stesso fenomeno dello spaccio per strada appare marginale e non legato a fenomeni criminali interessati a imporre il proprio governo su tutto il territorio”. Ma c’è un elemento che destabilizza: proprio in Via delle Palme, luogo degli ultimi tre incendi di natura dolosa a Centocelle, l’illuminazione pubblica non funziona. I pali della luce non sono funzionanti perché rotti di proposito e questo indizio alimenta ancora di più il timore di un movente criminale.

Famoso frame del film “Fahrenheit 451” di François Truffaut del 1966

Bruciare, bruciare, bruciare

“Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.” Così, nel 1953, scriveva Ray Bradbury nel capolavoro Fahrenheit 451, libro che sa di fantascienza, ma che, oggi, tanto futuristico non sembra proprio essere. In Fahrenheit bruciano i libri, a Roma un’intera libreria. Il romanzo di Bradbury affronta il tema delicato della gestione delle informazioni e del controllo della società e, ricollegandoci alla realtà, Roma è piegata dalle fiamme e la non-gestione della città provoca continui disagi. Fahrenheit 451 (che è poi il grado di ignizione della carta, circa 233 gradi Celsius) pone l’attenzione delle persone verso l’operato del governo, annichilito dall’imposizione di un consumo di massa, dove il fine ultimo è apparenza, protagonismo e appagamento materialista. Nonostante il proposito delle dittature, la felicità risulta essere solo apparente e sussistono numerose manifestazioni di depressione, che però possono essere eliminate facilmente grazie all’uso di stupefacenti. A breve, potremmo dover rivedere il concetto di fantascientifico, un grado che si sta sempre più avvicinando ad una realtà che intimorisce.

L’interno della libreria “La Pecora Elettrica” la mattina successiva al rogo doloso

Il carattere dicotomico del fuoco: tra distruzione e speranza

“Il fuoco attrae l’uomo che vi si identifica” dice lo scrittore Elias Canetti e la citazione coglie perfettamente quanto accaduto nei giorni scorsi a Roma. Il fuoco ha questo carattere di pulizia, di non far rimanere nulla se non cenere, di purificazione massiva degli elementi. Fa quindi scalpore l’aver appiccato un incendio in una libreria come “La Pecora Elettrica” proprio per l’utilizzo del combustibile per eccellenza: da sempre, nel nostro immaginario, il fuoco è un elemento dicotomico: aiuta ma distrugge, alimenta e, al contempo, è una perfetta arma incendiaria. È l’atto in sé a scatenare il timore di tutti i cittadini di Centocelle, perché fatto col fuoco. L’incendio alla libreria è, poi, solamente lo sfondo poco visibile di un universo enorme che si cela dietro il nome di criminalità organizzata e che gestisce le piazze di spaccio in tutta la Capitale. Le librerie e i libri sono temuti perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda, quella che ha espresso indifferenza a “La Pecora Elettrica”, o che, come in Fahrenheit 451, non vuole pori, vede solamente facce di luna piena, perfette alla vista ma terribilmente inespressive.

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce»

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