In mezzo a scoppi di bombe e raffiche di mitragliatrici, l’unico strumento di attacco che utilizzava Raed Fares era la voce. Ma proprio questo è stato la sua rovina.

In guerra, in mezzo al caos e al disordine generale, può capitare di fare la conoscenza di personaggi fuori dagli schemi, da considerare eccentrici, forse un po’ pazzi. Uno di questi era senza dubbio Raed Fares, DJ radiofonico nella Siria martoriata dal conflitto.

Il titolo già dice tutto: Raed era tra le personalità più vivaci e attive della nazione; pacifista dichiarato, per questa ragione fu disprezzato sia dai ribelli che dai fedelissimi di Assad: la sua colpa? La sua allegria. Allegria che smuoveva i civili terrorizzati, ma non i cuori di chi sosteneva una delle parti in causa. Tra i suoi “sketch” indimenticabili vi fu il suo modo di aggirare il divieto di lavoro per le donne. Nella sua stazione radio, infatti, le presentatrici femminili spopolavano, parlando ogni tanto fuori dalle righe. Dopo le pressioni di alcuni guerriglieri conservatori, il lampo di genio di Raed non si fece attendere: tramite un software impiantato nei microfoni, diede un timbro maschile alle voci delle presentatrici, continuando così a farle lavorare.

Questo è solo uno dei motivi per cui, a più di una settimana dalla sua morte, Raed Fares viene ricordato con orgoglio dalla popolazione siriana. E in special modo dai civili di Idlib, luogo in cui il DJ fu ucciso a sangue freddo, il 23 novembre, da una scarica di proiettili.

Fonte: Smart News Agency

Prendere posizione

Difficile constatare quanto il martirio influisca sulla fine di un conflitto. Bisognerebbe forse chiederlo alle centinaia di persone che, sconvolte dall’assassinio di Raed, cercano giustizia. Perché, nemmeno a dirlo, un colpevole ancora non si trova. Ciò che spesso si dimentica è che la rivoluzione non è un’entità astratta. Essa nasce da persone reali, mosse da motivazioni reali: la ricerca di un dialogo, la fine degli scontri, il ritorno a una vita normale…

Queste erano le cose a cui più mirava Raed: e proprio questo pacifismo disinteressato è stato motivo di odio da parte delle fazioni in lotta. Spesso la neutralità è vista come una dote negativa, un macigno che ti proibisce di prendere posizione. Ma il DJ siriano in prima linea aveva già deciso da che parte stare. In mezzo a ondate di disprezzo e lotta fratricida, l’unico mezzo di cui disponeva- la sua voce– lo mise a disposizione di chi davvero lottava per ciò che era giusto: i civili.

Quello in Siria resta ancora oggi un conflitto senza uscita, difficile da analizzare a fondo, specialmente per un occidentale. Ma forse seguire l’esempio che Raed ha offerto ai suoi ascoltatori potrebbe essere un buon inizio. Perché non esiste, né mai esisterà, una guerra giusta. Ovunque ci sia morte e distruzione, però, una buona dose di pacifismo e di risate potrà aiutare un po’ di più la popolazione.

Meowlow

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