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Gli Accordi di Abramo: quando la pace in Medio Oriente può diventare realtà

Gli Accordi di Abramo: quando la pace in Medio Oriente può diventare realtà

Il 15 settembre, le quattro nazioni firmarono l’accordo alla Casa Bianca. Da allora assistiamo ad una possibile mutazione geopolitica.

 

Stati Uniti, Israele, Emirati Arabi e Bahrain. Sono questi i quattro stati firmatari dell’Accordo d’Abramo. Da quel giorno, sempre più governi cercano di entrare in quel trattato. Un esempio recente? Martedì il Marocco ha riconosciuto Israele, e vuole trattare con gli USA.

Ma prima, cosa sono gli Accordi di Abramo?

Il 15 settembre, alla Casa Bianca si riunirono le delegazioni dei quattro paesi. Gli Emirati Arabi si presentarono con il loro ministro degli Esteri, Abdullah bin Zayed Al Nahyan. Stessa cosa fece il Bahrein, stato piccolo ma nevralgico economicamente, portando al tavolo delle trattative Abdullatif bin Rashid Al Zayani. Stati Uniti ed Israele invece preferirono affidarsi ai loro presidenti, Donald Trump e Benjamin NetanyahuL’accordo tra questi paesi però, non fu spontaneo e di immediata risoluzione. Infatti dobbiamo tornare indietro di due mesi, precisamente al 13 agosto, per poter vedere la prima dichiarazione congiunta.
Gli Accordi di Abramo comprendono tre documenti. Il primo è un accordo generale, costituito da principi di pace e di non-belligeranza, e da un rispettivo rapporto economico tra potenze economiche.  Il secondo invece è un accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi, dove quest’ultimo si impegna a riconoscere lo stato, nonostante il suo supporto alla Palestina. Quello emiro diventa quindi il terzo governo arabo a formalizzare i rapporti con Israele.
Il terzo è un accordo di pace tra Israele e Bahrain. Quest’ultimo di conseguenza diventa il quarto stato arabo ad avere rapporti con Netanyahu, seppur i rapporti sono sempre stati più malleabili.

Donald Trump's Israel-Palestine real estate deal is intolerable | Financial Times
Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Entrambi vengono definiti “gli strateghi” degli Accordi di Abramo

Gli scenari geopolitici dopo gli Accordi di Abramo

A mediare l’incontro del 15 settembre, troviamo il presidente Donald Trump. Il controverso repubblicano ha voluto da sempre formulare un trattato con il Medio Oriente, sia per quanto riguardi la cooperazione economica, sia per la cessazione dei continui conflitti. Non si può negare quindi che Trump abbia avuto un occhio di riguardo ai rapporti arabo-israeliani!
Subito dopo la stipulazione dell’accordo, si pensava che altri paesi avessero seguito lo stesso percorso. Così è stato. Perché Trump ha subito indicato l’Arabia Saudita come prossima firmataria. La monarchia saudita avrebbe già in programma di costellare una specie di ‘Nato araba‘. Cosa che con la firma degli Accordi, potrebbe diventare possibile, grazie al coinvolgimento di stati quali il Pakistan (dotato di bomba atomica!) e lo stesso Israele.
Un altro paese che ha aderito a questa iniziativa è il Sudan. Con il governo israeliano, la nazione nordafricana non ha mai avuto un buon sodalizio. Soprattutto dopo l’affermazione dei cosiddetti tre No, nel 1967 (“no al riconoscimento di Israele; no a trattative con Israele; no alla pace con Israele”) da parte della Lega Araba. Il Sudan però ha riconosciuto un periodo di democratizzazione dopo la fine del regime di Ahmed al Beshir, nel 2019. Il 23 ottobre il governo sudanese ha firmato un trattato di ‘normalizzazione delle relazioni’ con Israele.

Il presidente Benjamin Netanyahu incontra l’attuale capo del Consiglio del Sudan Abdel-Fattah al Burhan.

Il caso del Marocco: uno stato che si trasforma

Gli Accordi di Abramo rappresentano quindi l’ennesima trattativa di riappacificazione tra Israele e gli Stati arabi. Se da un lato, questi paesi sottoscrittori hanno dimostrato di non appoggiare del tutto la politica israeliana protrattasi per decenni, dall’altro lato c’è chi invece non ha mai nascosto le proprie simpatie. Un esempio in particolare è dato dal Marocco.
Lo Stato dei ‘Leoni dell’Atlante’ ha da sempre avuto un rapporto altalenante con Israele. Soprattutto dopo lo scoppio della Seconda Intifada, dove ci trovavamo di fronte ad un ormai raffreddamento delle relazioni diplomatiche. Allo stesso tempo però, ogni anno quasi 50mila israeliani viaggiano in Marocco, per turismo o per opportunità di vita. Sotto quindi un settore economico, il governo di Netanyahu si è reso sempre disponibile.
Lo Stato sta conoscendo man mano un periodo di democratizzazione, soprattutto durante la Primavera Araba, che ha visto il re Mohammed VI ad apportare modifiche significative. Tra queste la redazione di una nuova Costituzione. Ma il monarca è salito alla ribalta internazionale soprattutto per essere stato il primo leader nordafricano a dare più libertà alle donne.
Martedì 29, il Marocco ha firmato gli Accordi di Abramo, dopo averli già ufficializzati due settimane prima. Con questi trattati, gli Stati Uniti si impegnano a riconoscere in cambio la sovranità del governo marocchino sul Sahara.
Vincono entrambi!

Il Marocco e il legame speciale con Israele | AFRICA
Il re Mohammed VI (al centro) assieme a due rabbini. A dimostrazione del rapporto che il monarca ha con gli israeliani.

Alcuni aspetti controversi degli Accordi di Abramo

Gli Accordi hanno portato un cambiamento radicale nello scacchiere geopolitico del Medio Oriente. Tuttavia non bisogna esimersi nel trovare anche delle criticità.
In primo luogo, per la questione palestinese. Nei trattati infatti non si è parlato quasi per niente dei conflitti tra Israele e Palestina! Se non qualche accenno alla situazione generale, senza alcuna proposta di pace. E adesso che diversi paesi arabi hanno voluto riconoscere lo stato d’Israele, il governo di Abu Mazen potrebbe ritrovarsi anche più minacciato del solito dalle forze esterne. Il rischio ad esempio di un ridimensionamento della West Bank potrebbe essere imminente. Così come di un nuovo attacco israeliano (con l’aiuto degli USA)!
Anche in Sudan, la firma degli Accordi ha inscenato non poche proteste. Anzi, con la ratifica del trattato, la situazione dei quasi 6mila rifugiati sudanesi in Israele potrebbe ben presto tornare più instabile. Il Darfur è ancora una terra pericolosa, dove i conflitti non accennano a fermarsi. Un eventuale rimpatrio sarebbe da scongiurare, nonostante il governo sudanese abbia affermato che la situazione sta cambiando man mano in meglio nel paese.
Non esultano nemmeno Turchia ed Iran. La prima accusa un attacco da parte delle forze americane ed israeliane ai loro interessi, tra cui il rafforzamento di una organizzazione araba. La seconda invece vede negarsi una possibilità di coalizione con l’Arabia Saudita, a difesa di un forte patriottismo islamico, e di possibile espansionismo.
Cosa si cela quindi dietro a questi Accordi di Abramo? Sono volti a dare un assetto più pacifico? Oppure si tratta ancora dell’ennesima trovata USA di finalizzare i propri tornaconti?

Conflitto israelo-palestinese. Baskin (Ipcri): “La sfida enorme di israeliani e palestinesi”, uno Stato per due popoli - EmmeTv
Il conflitto israelo-palestinese potrebbe intensificarsi sempre di più con la ratificazione degli Accordi

 

 

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