Il Superuovo

L’Esistenzialismo positivo in Soul: Sartre e Camus probabilmente non approverebbero

L’Esistenzialismo positivo in Soul: Sartre e Camus probabilmente non approverebbero

L’ultimo film della Pixar è un’adulta riflessione sul significato della nostra esistenza e sul valore dell’incarnazione dell’anima nel corpo.

In Soul (2020), il protagonista Joe Gardner è chiamato a fare le veci dell’uomo in preda al dilemma irresolubile che ne attanaglia l’esistenza: l’esistenza stessa.
La questione esistenziale è affrontata nel film in maniera positiva e per certi versi prevedibile, ma la proposta non è priva di argomenti e spunti interessanti. Tra anime perdute scintille per il pass alla vita, la pellicola d’animazione accenna ad idee profonde e complesse, provando a dar vita ad una visione esistenzialista diversa da quelle che Sartre e Camus infondono in La Nausea (1938) Lo Straniero (1942).

Le anime perdute di Antoine Roquentin e Arthur Meursault

Joe Gardner finisce accidentalmente nell’aldilà proprio nel giorno della sua grande occasione, affermarsi definitivamente come musicista jazz. In un rocambolesco viaggio tra le dimensioni di un pittoresco mondo ultraterreno, farà la conoscenza di 22, un’anima dell’ante-mondo non ancora pronta per la vita. Giunti nella Bolla, Joe comprenderà il destino delle anime perdute. La fantasiosa e visivamente riuscita rappresentazione delle anime perdute costituisce un punto di contatto con le tormentate anime di Antoine Roquentin e Arthur Meursault, protagonisti di due opere letterarie figlie di una diversa visione esistenziale, La nausea (1938) e Lo straniero (1942), di Jean-Paul Sartre la prima e di Albert Camus la seconda.
Le anime perdute rappresentate in Soul sono anime distaccatesi dalla realtà a causa di un’ossessione, di un pensiero assillante che ha reso le loro azioni meccaniche, non pensate, non volute, o meglio volute a partire da un forzato instaurarsi di un’accecante volontà. Questo distacco dalla realtà, questa non-aderenza alla vita, è ciò a cui Joe si avvicina, nella ricerca incessante e ossessiva della sua passione, il jazz, e nell’affermazione di una visione unilaterale, monotematica della sua vita. Ed è questo distacco dalla vita ciò che Antoine Roquentin e Meursault vivono (più corretto dire provano) nelle loro travagliate esistenze. Se l’anima ammalata di Roquentin si trascina vagante tra le strade pullulanti di gente della fittizia Bouville, in Lo straniero è l’inquietante assenza di quel soffio vitale, di quell’ànemos a fare di Meursault un étranger, un estraneo alla vita.

L’epifania: benefica rivelazione o doloroso svelamento?

Ma il definitivo punto di rottura tra le opere, così diverse e così simili negli intenti, risiede proprio nell’effetto opposto che la presa di coscienza di questa condizione da parte dei protagonisti comporta. Joe, ripercorrendo i momenti più importanti della sua vita, assistendo (come fosse una pellicola) agli eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza, finisce per sentirsi testimone, spettatore e non protagonista delle proprie azioni, ma l’avventura intrapresa con l’anima incontrata nell’ante-mondo, 22, e l’esempio di quell’anima accompagnatrice, lo portano ad una presa di coscienza, ad una epifania che lo spinge ad una rivalutazione delle sue priorità, alla consapevolezza di poter dare una svolta positiva alla propria vita e di poter riconsiderare gli episodi vissuti e i legami affettivi. È proprio la presa di coscienza, l’epifania, ciò che aggrava la malattia di Antoine, che lo porta alla Nausea. La Nausea è l’Esistenza nella sua rivelazione, nel suo svelamento proprio per mezzo del corpo, che è nel film ricettacolo di possibilità sensoriali, e per Roquentin condanna alle sensazioni, alla nauseante percezione delle cose, soffocanti, opprimenti, esistenti. Quello di Sartre è un esistenzialismo negativo che si fonda sull’impossibilità di un senso e ne biasima la ricerca e rifiuta la malafede, l’auto-inganno, che è apice della menzogna. La presa di coscienza è la scoperta dell’insensatezza della cose, che è proprio ciò che il film invita a riempire di senso, secondo due concezioni esistenziali diametralmente opposte.

L’uomo come responsabile o vittima dell’insensatezza

La parabola discendente di Arthur è, invece, decisamente più omogenea e irrisolta visto che il protagonista non sembra approdare ad una definitiva rivelazione, ad una reazione all’Assurdo, all’irrazionalità dell’esistenza. Meursault si ritrova ed essere condannato a morte a causa di una sequela di inanimate azioni, sotto un velo soffocante di apatia, un’inespugnabile prigione di indifferenza.
Ma ad approdare ad una visione ulteriore è l’autore del romanzo filosofico, Albert Camus, che si avvicina prepotentemente nei suoi scritti successivi (da L’uomo in rivolta a Il mito di Sisifo) a un esistenzialismo (lui che esistenzialista nega di essere) positivo in qualche modo vicino all’idea espressa in Soul. Il concetto fondamentale di Rivolta, che Camus sviluppa successivamente al concepimento de Lo straniero, dice imprescindibile la non-rassegnazione da parte dell’uomo e promuove con decisione la necessità di levare alta la sua prospettiva donatrice di senso, difendendo a spada tratta proprio quella volontà di riempire di senso che i creatori di Soul cercano di incentivare. Ma l’esistenzialismo positivo in Soul è ancora una volta distante da quello espresso da Camus se si fa riferimento alla reale visione della vita e non alla responsabilità dell’uomo nei suoi confronti. La concezione dell’autore francese rimane in tutto e per tutto negativa nella considerazione dell’insignificanza dell’esistenza e nell’assodata estraneità dell’uomo, che non può essere scongiurata nemmeno attraverso la Rivolta, che è semplice attribuzione di valore alla vita, che resta però attribuito e non insito in essa. La differenza fondamentale risiede allora nella diversità di prospettiva, nell’assegnazione di una reale responsabilità all’essere umano nei confronti della propria esistenza: in Soul la responsabilità del non-senso ricade sull’uomo, incapace di sfruttare le possibilità della vita che è di per sé incolpevole e posseditrice di senso latente. Ciò fa della libertà dell’uomo concetto positivo e risolutivo, proprio quella libertà che è per Sartre condanna perché imposizione di scelte. In Camus, ne Lo straniero e nella sue intera produzione l’uomo è incolpevole vittima dell’Assurdo ed è chiamato alla Sopportazione e alla Rivolta che è però simbolica e non profondamente modificatrice.
Le discordanze rimangono poi ovvie se consideriamo il medium (il cartone animato) e il target di riferimento (un pubblico giovane) del film Pixar, che si conclude forse necessariamente in un prevedibile ammonimento a non cadere nell’ossessione e in un invito ad apprezzare le cose più piccole che la vita ci offre, a riconsiderare ciò che diamo per scontato, che è probabilmente un po’ facilone nella proposta, ma unica possibilità per un insegnamento positivo e, dunque, giusto.

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