Il Superuovo

“Una pezza di Lundini”: aggiungiamo una postilla a “L’umorismo” di Luigi Pirandello

“Una pezza di Lundini”: aggiungiamo una postilla a “L’umorismo” di Luigi Pirandello

Il programma di Rai 2 rappresenta la nuova frontiera dell’intrattenimento

Per capire perché il “caso” Valerio Lundini stia ottenendo tale successo occorre partire da lontano, precisamente, da un’opera del 1908: “L’umorismo” di Luigi Pirandello. C’è un secolo di distanza, ma certe cose non cambiano mai. O forse sì?

Il riso e il sorriso

Il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello, poeta e scrittore, considerato tra i più influenti drammaturghi del XX secolo, sin da giovane si interessò alle questioni teoriche, pur sostenendo: “davanti agli occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico”. Importante per tale produzione fu l’anno 1908 in cui vennero pubblicati “Arte e Scienza” e, soprattutto, “L’umorismo“: il saggio, caratterizzato da uno stile colloquiale e ben lungi dal consueto discorso filosofico, si presenta come una commistione di brani e appunti sparsi dell’autore. In particolar modo, Pirandello pone l’accento sulla differenza tra comico e umoristico:

  • il comico è avvertimento del contrario generato dal contrasto tra apparenza e realtà, sfociante nella risata perché è la messa in mostra evidente della norma sovvertita;
  • l’umorismo, invece, è sentimento del contrario avvertito da una più profonda riflessione sulle cose, da cui un sorriso di comprensione perché compassionevoli verso la realtà che viene osservata, più comprensivi perché non affrettati dal giudicare superficialmente.

Già preponderante nel capolavoro “Il fu Mattia Pascal”, l’umorismo pirandelliano è la presa di coscienza di una comune fragilità che implica il compatimento della sofferenza umana.
Ma dove si pone, tra questi due punti, il fenomeno dell’anno?

Il fenomeno

Una pezza di Lundini” è stato il programma televisivo rivelazione del 2020: in onda su Rai 2 dal 7 settembre, ha chiuso la prima edizione nella serata del 28 dicembre. Tre mesi, quaranta puntate e la grande rivalsa. Lo show diversamente non potrebbe essere definito come una vera e propria pezzaEmanuela Fanelli – tra le presenze fisse e riuscitissima spalla del conduttore – da signorina buonasera ad ogni inizio puntata annuncia che il programma (dal titolo più stravagante possibile) previsto per la serata è cancellato, ma che a riempire i buchi penserà lui: Valerio Lundini. Il comico romano è il presentatore inattendibile: impreparato, incauto, improvvisato. Tutto ciò che mai si immaginerebbe di vedere in televisione accade nella mezzoretta di puntata. La logica è ribaltata, il surreale è il protagonista. Ad alimentare lo sbigottimento sono gli altri personaggi – improponibili per quanto sufficienti – presenti nello studio: il “memista”/tenente Silvestri, il signor Torpedine, la signora Anna, la band I VazzaNikki. Anche le celebrità del mondo televisivo che si calano nel contesto sono sia mezzo, sia vittime del no sense e delle gag dello studio. Un’orchestra volutamente discorde che ha trovato la melodia giusta per farsi amare. Quale?

Frame della prima puntata (7 settembre 2020): a destra i VazzaNikki; al centro dello studio Valerio Lundini e l’attore Cristiano Caccamo; a sinistra il tenente Silvestri e il signor Torpedine.

Il contrario

Silenzio: questa la nota del complesso. Nello studio non si sentono applausi né risate, il pubblico è assente. Nello squarcio di puntata la realtà è irreale, quasi grottesca. Ogni strumento non gode di alcuna particolarità o verve. Sono sordi, dall’aspetto “normaloide” – persone comuni, talmente tanto d’apparire dissonanti: Lundini interpreta il medio 30enne italiano senza infamia e senza lode; Silvestri, Torpedine ed Anna sono tre vetusti presi dalla folla, ma senza alcuna velleità; Emanuela Fanelli è la “romanaccia” con l’aspirazione del teatro, sopra le righe così quanto non appoggiata dai suoi colleghi. Tanta piattezza ma altrettanta genialità, ed è esattamente questa la postilla a fronte dei punti pirandelliani: non avvertimento né sentimento del contrario.
Una pezza di Lundini” è essa stessa il contrario: l’annullamento del senso e lo svuotamento della realtà. Il silenzio ad accompagnare, sempre. Se non si ride né sorride, allora cosa? Si rimane lì, inermi, a cercare il labile filo che separa e unisce, al contempo, per una mezz’ora alla settimana, reale e contrario. Un miracolo raro che è valso il meritato successo.

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