Il Superuovo

“Abyss”: in passato raggiungere le profondità marine era difficile quasi quanto il rappresentarle in arte

“Abyss”: in passato raggiungere le profondità marine era difficile quasi quanto il rappresentarle in arte

Il colore del mare, del cielo, del divino. Quale problema creava la scelta del pigmento blu all’interno di una rappresentazione?

“La nascita di Venere”, 1485, Sandro Botticelli, Galleria degli Uffizi, Firenze

Il blu è il colore della natura, della quotidianità, del sacro. Proprio per questo è presente in quasi tutte le opere d’arte, sin dall’antichità. Azzurro sono gli abissi dei mari, che rispecchiano l’irrequietezza dell’animo umano. Il pigmento blu, insomma, era fondamentale nella tavolozza di un artista, ma non era così facile ottenerlo. Scopriamo alcuni dei blu più famosi e le loro criticità.

“Abyss”

“숨을 참고서 나의 바다로 들어간다 간다
아름답고도 슬피 우는 나를 마주한다
저 어둠 속의 날”

“Trattengo il respiro e vado nel mio mare
Affronto il mio bellissimo e triste grido
Una giornata al buio”

“Abyss” è stato rilasciato nel giorno del compleanno di Kim Seok-jin, membro più “anziano” dei BTS. Ha un andamento lento, calmo e sentimentale, perfetto per la voce del suo autore. Jin ha accompagnato l’uscita del suo singolo con un post nel quale ha voluto spiegare il significato nascosto tra le sue strofe, ma già dalla sua voce era possibile intuire la profondità ed il dolore che le impregnavano. Durante questo periodo di instabilità, ma anche di grande successo, Seok-jin ha avuto dei profondi momenti di riflessione che l’hanno portato ad analizzare se stesso e la sua vita. Tramite “Abyss” ha voluto esternare il suo lato più fragile e vulnerabile, profondo come gli abissi del mare.
È quasi possibile vedere le onde azzurre mentre si ascolta la voce di Jin, proprio come è possibile immaginare la tridimensionalità del cielo e dell’oceano all’interno delle opere d’arte più famose.

Kim Seok-jin (www.thesun.co.uk) ©BigHit Entertainment

Blu oltremare

Il più stabile dei pigmenti blu ed anche il più prezioso: il lapislazzuli. Era chiamato anche oltremare naturale, a causa della sua provenienza da oltre il Mediterraneo. Grazie alla sua stabilità chimica e strutturale  poteva essere impiegato in tutte le tecniche ed era fondamentale per la realizzazione degli affreschi. Il pigmento lapislazzuli si ricava dall’omonimo minerale che è considerato una “pietra preziosa”, per tale motivo poteva essere richiesto solo da committenti benestanti. A causa del suo costo il suo utilizzo era richiesto e calcolato a parte rispetto al costo dell’opera in sé. Presentando inclusioni di solfuri, il lapislazzuli, risulta vulnerabile solo ad ambienti acidi che tendono a liberare questi ultimi sotto forma di H2S, dando vita alla malattia dell’oltremare. Questo tipo di degrado è dato da un danneggiamento della struttura reticolare del minerale e rende irreversibilmente grigiastra l’area colpita.

“Creazione di Adamo”, affresco, 1511 ca., Michelangelo, Cappella Sistina

Azzurrite

Il blu più abbondante ed utilizzato era l’azzurrite. È un carbonato basico di rame con un rapporto di combinazione tra carbonato ed idrossido di circa 2:1 ed è, quindi, un pigmento naturale. In quanto carbonato è molto sensibile all’azione caustica della calce, per questo motivo veniva usato prevalentemente nelle opere a tempera. Il “problema” del blu venne a crearsi nel periodo di maggior diffusione della pittura affresco: spesso i committenti non potevano permettersi di pagare l’uso del lapislazzuli e l’unica scelta che rimaneva all’artista era l’azzurrite. I maestri dell’epoca escogitarono un sistema che prevedeva la stesura dell’azzurrite a secco, a completamento dell’affresco, su fondo solitamente rosato o rosso. Si riusciva, così, ad evitare che la calce ancor fresca entrasse a contatto con il pigmento e lo facesse virare al verde. Purtroppo, però, essendo applicato a secco, con un legante, su di un affresco, il blu dell’azzurrite tende a distaccarsi dal supporto.

Cappella degli Scrovegni, Padova, affreschi di Giotto

Blue frit

Se i pigmenti blu erano solo due e creavano questo tipo di difficoltà, come mai nei secoli antichi era così comune l’uso dell’azzurro nelle raffigurazioni murarie? Perchè gli Egizi furono gli artefici del primo pigmento artificiale, chiamato appunto Blu egizio o Fritta egizia, la cui tecnica di produzione sembra che sia andata perduta alla fine del periodo Romano. Era composto da una miscela di ossidi silicatici di Rame e Calcio. Per la sua produzione venivano riscaldati ad alte temperature, poi raffreddati e lavorati, dei minerali del rame. Era molto usato per le raffigurazioni su muro e l’unica difficoltà che lo vedeva coinvolto era il suo utilizzo in una tecnica che prevedesse la presenza di gesso. Il suo contatto con questo materiale dà vita a dei fenomeni di degrado che sono caratteristici di questo pigmento. Probabilmente solo Raffaello, tramite l’analisi di scritti ed opere antiche, era riuscito a riprodurlo.

Geroglifico risalente all’antico Egitto

Blu Maya

Mentre nel vecchio continente si discuteva su quale pigmento utilizzare per rappresentare il mare, nel nuovo si era già trovata una soluzione: il Blu Maya. Prende il nome dai suoi “scopritori” e potrebbe essere considerato un pigmento artificiale. È dato dal fissaggio del colorante indaco all’interno di una particolare argilla inerte, la palygorskite. Le nanocavità tubolari di quest’ultima, consentono l’introduzione ed il fissaggio delle molecole di indaco. In tal modo il colorante organico viene protetto dall’argilla che lo circonda ed acquista una maggiore stabilità. Questa particolarità consente il suo utilizzo nella tecnica dell’affresco, poiché il supporto argilloso non permette alla calce di entrare in contatto con le molecole di indaco presenti all’interno della sua struttura. Per definizione sarebbe più corretto censire questo tipo di blu come lacca, ma attualmente è ancora annoverato tra i pigmenti. In Messico sono stati rinvenuti degli affreschi realizzati con una tecnica diversa da quella dell’affresco “europeo”, ma con materiali contemporanei a quelli europei dell’epoca. In queste opere le zone azzurre sono realizzate in Blu Maya.

Affresco Maya

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