Il Superuovo

Freddo e vuoto Natale: Ungaretti e Calcutta ci offrono due visioni del senso di solitudine

Freddo e vuoto Natale: Ungaretti e Calcutta ci offrono due visioni del senso di solitudine

Natale e Natalios. Il poeta Ungaretti e il cantante indie Calcutta, oltre al titolo, condividono la medesima tematica: il senso di solitudine. 

A Natale siamo tutti più buoni. Non è sempre così. Qualcuno potrebbe ribattere con “a Natale siamo tutti più soli”. Concetto spiegato dai due artisti chiamati in causa nell’articolo: Ungaretti e Calcutta. Naturalmente l’accezione di solitudine offerta mostra sfumature differenti tra l’uno e l’altro.

UNGARETTI:  BIOGRAFICA PER COMPRENDERE L’OPERA

Per capire un testo ungarettiano non si può prescindere dalle sue vicende biografiche. La raccolta Allegria infatti si divide in due tematiche principali: l’evento della guerra e ricordi della sua vita (famosissima la poesia I Fiumi). Per comprendere la poesia Natale, occorre tenere ben presente che dal filone della guerra, si sviluppa un motivo centrale nel pensiero ungarettiano: il senso di precarietà, ossia la consapevolezza che tutto può cambiare da un momento all’altro. Pensiamo ad esempio a Soldati, oppure a Veglia (poesia trattata anche in un altro mio articolo qui), dove il poeta è continuamente immerso in un’atmosfera di attesa, quasi come se avesse la consapevolezza che prima o poi verrà il suo turno. Finita la guerra l’artista non è uguale a prima. L’Isonzo lo ha cambiato, “levigato come un suo sasso”. L’immersione nell’acqua (raccontata nella già citata poesia I Fiumi) lo ha purificato. Non a caso Ungaretti utilizza la similitudine con la reliquia. Quest’ultima è un reperto, un sopravvissuto. Ad esempio la reliquia di un santo è ciò che ci è rimasto di lui. E va custodita, protetta. Stesso discorso per il nostro poeta: è un reduce di guerra, un sopravvissuto.

NATALE – PRIMO TIPO DI SOLITUDINE

Abbiamo detto quindi che Ungaretti si considera una reliquia, un sopravvissuto di guerra. L’aver visto la morte in faccia lo rende più attaccato alla vita (argomento centrale in Veglia): presta molta più attenzione alle piccole cose. Niente è dato per scontato. Ma leggendo il testo di Natale è comprensibile che un dubbio sorga:

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Napoli, il 26 dicembre 1916

La data finale è indice che Ungaretti ha avuto un congedo per le festività natalizie. Però com’è possibile che il poeta che tra gli orrori della guerra ha scritto lettere piene d’amore, che non si è mai sentito tanto attaccato alla vita non ha voglia di festeggiare e auspica che lo lascino in un angolo come una cosa dimenticata? La risposta non tarda ad arrivare: durante il conflitto non si ha tempo per la solitudine. Non ha tempo per pensare a te stesso, rimanendo al caldo e immerso nei suoi pensieri. Giusto essere attaccati alla vita, ma a una vita tranquilla, a un focolare domestico. Dopo tutti gli orrori della guerra, come si può festeggiare andando in strada come se nulla fosse accaduto? Come disse anche Quasimodo “come potevamo noi cantare?”. L’attaccamento alla vita di Ungaretti è inteso in senso affettivo, non caotico, sconclusionato e menefreghista.

CALCUTTA E NATALIOS – SECONDO TIPO DI SOLITUDINE

Identica ambientazione: è la notte di Natale. Tutti festeggiano chiusi nelle loro abitazioni, per cui le strade sono deserte, tranne uno: il cantante. Camminando da solo per le vie della città, instaura un dialogo con sé stesso, enfatizzato dalla ripetizione della domanda “ma dove sta la vita mia?”.  Se quella di Ungaretti è una solitudine voluta, quella del cantante indie è una solitudine indesiderata. Infatti ripete spesso che non vuole andare in giro da solo, perché è la notte di Natale anche per lui. Ungaretti desidera rimanere da solo, affinché possa stare in pace al caldo di un focolare a parlare con sé stesso; Calcutta sembra come se avesse difficoltà a parlare con la propria interiorità: ha paura ad ascoltarsi, altrimenti si scontra con la domanda delle domande “dove sta la vita mia?”. Una domanda che noi, più o meno della sua generazione, ci facciamo ripetutamente e per la quale, la maggior parte delle volte, non troviamo mai la risposta corretta.

Ventitré e cinquantanove
Le luci in chiesa vanno via
Ma dove sta la vita mia?
Ma dove sta la vita mia?

Io quasi quasi vado a casa
Tanto al Fanfulla hanno finito da mangiare
Le sigarette fanno male
Le sigarette fanno male

Eh, il freddo non fa proprio per me

 

Io non voglio andare in giro da solo
È la notte di Natale anche per me
Io non voglio andare in giro da solo
È la notte di Natale anche per me

 

Quattro zeri sul display
I mandarini vanno via
Ma dove sta la vitamina?
Ma dove sta la vitamina?

Io quasi quasi vado a casa
Tanto a fanculo non ci posso andare
Le tue parole da ascoltare
Le tue parole da ascoltare

Eh, quel ponte è più azzurro di me

Io non voglio andare in giro da solo
È la notte di Natale anche per me
Io non voglio andare in giro da solo
È la notte di Natale anche per me.

 

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