Il Superuovo

L’horror The Vigil e Veglia di Ungaretti: vegliare per essere più attaccati alla vita

L’horror The Vigil e Veglia di Ungaretti: vegliare per essere più attaccati alla vita

Vegliare non è sempre un’esperienza tranquilla che ci mette in contatto con noi stessi. A volte questo può essere anche pericoloso. E’ interessante notare però come inserire dei momenti di morte nella nostra vita mantiene in vita.

Quando Ungaretti cominciò a riordinare le sue poesie, diede loro il titolo Vita di un uomo. Non si può negare, quindi, che la poesia di Ungaretti non sia autobiografica. E quando uno scritto ha questa componente, va da sé che il coinvolgimento emotivo da parte del lettore è estremamente alto.

UNGARETTI: TEMI FONDANTI

Ungaretti con la sua poesia ha dato il LA all’Ermetismo, ossia quella corrente letteraria che si chiude nella propria intimità, rifiutando qualsiasi contatto con il mondo esterno. I poeti ermetici sono un po’ come i serial killer dei film, sotto sotto desiderano farsi scoprire. Lasciano sempre nei loro componimenti tracce che, decifrate, permettono di comprendere il significato generale della poesia. L’indizio più importante, contro il quale il lettore combatte di più, è la parola. Per Ungaretti essa gioca un ruolo fondamentale: è intesa come illuminazione, folgorazione, epifania. In Allegria, oltre a temi autobiografici relegati al periodo dell’infanzia, troviamo un blocco importante e interessantissimo: quello dell’esperienza della guerra. La Prima Guerra Mondiale ha permesso agli italiani di sentirsi veramente uniti per la prima volta: si incontrano soldati da Nord a Sud Italia e, per forza di cose, sono costretti a collaborare tra loro. Questo offre al nostro poeta un maggior rapporto con la gente ma soprattutto costringe a vivere nel precario confine tra la vita e la morte, dove ogni cosa può rovesciarsi nel suo opposto e scomparire per sempre all’improvviso.

VEGLIA: IL SENSO DI PRECARIETA’

Veglia è una delle poesie più belle di Allegria. E per la prima volta si può dire che la poesia è bella perché manca, ossia a renderla perfetta è più il non detto, l’immaginato, che il detto. Anche perché, se ci pensassimo bene… avrebbe senso scrivere poesie pregne di artificiosità in un periodo come quello della guerra? Nella brevità e nel suo essere scarna, Ungaretti ci rivela tutta la crudeltà della guerra.

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Ecco che viene enunciato il concetto di  precarietà. Ungaretti sa benissimo che al posto di quel compagno massacrato ci sarebbe potuto essere lui. E’ solo una circostanza, un caso fortuito, una serie di eventi precedenti, che hanno fatto sì che il poeta si salvasse. Se avesse ricevuto lui la missione di quel compagno, o se si fosse mosso come lui, a quest’ora non starebbe scrivendo poesie. E’ proprio questa consapevolezza che fa riflettere il poeta sulla precarietà dell’esistenza e su come in guerra tutto può capovolgersi all’improvviso. La strofetta finale riassume il concetto su come sia importante inserire nella vita pezzettini di morte per assaporarla meglio. E’ il concetto che cento anni prima (più o meno) aveva introdotto Leopardi con il dialogo tra Colombo e Gutierrez, inserito nelle Operette Morali: i marinai, preoccupati per la loro vita e avendo visto in faccia la morte, quando scenderanno sulla terraferma, saranno ancor di più attaccati alla vita e assaporeranno tutti i momenti che essa offre.

THE VIGIL – NON TI LASCERA’ ANDARE

L’horror del 2019, diretto da Keith Thomas e prodotto dalla Blumhouse, mostra come con la disposizione di un budget ridotto si possono creare ugualmente atmosfere inquietanti. La storia narra della reale pratica ebraica dello shemira, rituale fatto da uno shomer, il quale ha il compito di vegliare l’anima di un defunto dal giorno della morte sino alla sepoltura (insomma, il tempo di una nottata). Il protagonista, Yakov, rifiuta di essere inserito nell’etichetta di “ebreo”, ma per denaro decide di vegliare il corpo di un defunto. All’inizio la veglia sembra tranquilla quando a un certo punto cominciano ad accadere cose strane. L’entità che turba il protagonista non è altro che l’incarnazione del suo passato. Mentre passeggiava con il suo fratellino, furono fermati da una banda di teppistelli che cominciarono a prenderli in giro in quanto ebrei, e non finì bene per il piccolino. Durante la pratica dello shemira scopre che il potere del demone è quello di farti rivivere, e di conseguenza rivedere, per l’eternità i traumi passati. Non si riesce ad abbandonare fisicamente la casa finché non si fanno i conti con il proprio vissuto. Yakov riesce a bruciare il demone al momento della sua comparsa, perciò riesce ad uscire dall’abitazione dove era stato ingaggiato come shomer. Nella sequenza finale del film però si vede che viene seguito da una figura sfocata: segno che non sarà schiavo del proprio passato, ma potrà vivere il suo presente solo se ha il precedente ben in mente. Significa governare i ricordi. Il film si collega alla poesia perché, dopo aver vissuto una notte piena di terrore dove ha visto la morte in faccia, è ancora più intenzionato a vivere il presente. Infatti quando il suo amico ebreo (colui che lo ingaggiò come shomer) gli propone di ritornare sui passi della fede ebraica, Yakov rifiuta. Ormai ha una relazione iniziata con Sarah, deve concentrarsi su questa.

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