Il Superuovo

Che odore ha l’abbandono? Ce lo spiegano Friedrich e la ciclovia della Valle Olona

Che odore ha l’abbandono? Ce lo spiegano Friedrich e la ciclovia della Valle Olona

Cos’hanno in comune il dipinto “L’Abbazia nel querceto” e le fabbriche abbandonate della Valle Olona?

Cartiera VitaMeyer di Cairate, notare il tratto di fiume che passa in mezzo agli stabilimenti della struttura

Ci sono luoghi che meriterebbero qualcosa in più, qualcosa di meglio, e che puntualmente non riescono ad ottenerlo, un po’ per negligenza, un po’ perché “massì, stic***i”, un po’ perché “Ci sono cose più urgenti da fare”, ed un po’ perché “Non è un nostro problema”, quindi la conseguenza qual è? La solita, avere una piccola perla nella Provincia di Varese (una delle poche), e lasciarla in balia della solita incuria.

Cos’è la Ciclovia della Valle Olona?

La Ciclovia della Valle Olona è una pista ciclabile che parte dal paese di Castellanza (Va), ed arriva fino a Castiglione Olona (Va), seguendo il percorso dell’Ex-Ferrovia della Valmorea, che aveva come destinazione Mendrisio.

La sua lunghezza è di circa 20 kilometri, e si sviluppa all’interno appunto della Valle Olona, vallata di origine glaciale che nasce da Bregazzana, frazione di Varese, e finisce appunto nel paesino di Castellanza, origine della Ciclopista.

Questa pista ciclabile, tocca tra le altre cose, siti di enorme interesse culturale: come ad esempio il Monastero di Torba, bene appartenente al FAI, lo splendido (ma vittima di un progressivo abbandono) borgo medievale di Castiglione Olona, arroccato su un altura direttamente visibile dal percorso della ciclabile, e gli affreschi della Chiesa di Santa Maria Foris Portas con annesso Parco Archeologico di Castelseprio, patrimonio dell’Unesco.

Il tracciato è una “Strada Bianca”, non ci sono tratti sterrati sconnessi che richiedono particolare dote tecnica da parte dei ciclisti, ed è proprio questo che lo rende un percorso adatto a tutti, ma…

Tratto della ciclopista della Valle Olona appena dopo la frazione di Torba.

Fabbriche abbandonate e liquami vari

Gran parte delle informazioni qui riportate sono tratte da un reportage: “Le fabbriche abbandonate della Valle Olona inquinano il fiume?” di TooSpeed music & travels, pubblicato nell’agosto 2020, non troppo tempo fa.

https://www.youtube.com/watch?v=cETnhwd1YhA&t=310s

Percorrendo la ciclabile, lo sguardo spazia dai grandi prati, al fiume, ai sentieri, fino a quando viene interrotto proprio da questi mostri di cemento ormai mangiati dall’edera, che a quanto pare, al loro interno, ancora contengono rifiuti non smaltiti: amianto, coloranti, oli esausti, materiali che insomma, se penetrassero in qualche modo nel terreno o nel fiume, potrebbero causare svariati danni a questo ecosistema.

Ebbene sì, percorrendo questa pista ciclabile immersa nella natura, non in tutti i punti si respira l'”aria buona” che la natura dovrebbe garantire.

Un paio di esempi:

Come nel caso della cartiera Via&Mayer di Cairate (Va) in cui il fiume Olona passa proprio in mezzo alla struttura, permettendo “Nei tempi addietro” lo smaltimento irregolare indisturbato, negli edifici della ditta, ancora oggi, ci sono tracce di amianto e di sostanze tossiche usate per la lavorazione della cellulosa.

Pensate che la tale I.N.S.A. Srl a Fagnano Olona (Va), una ex-ditta di produzione di detergenti per la casa, scaricava rifiuti direttamente nel fiume e facendolo diventare schiumoso, tutto questo fino al  2013, tutto questo però, ancora si ripete per le fabbriche ancora in attività…

L’Olona ricoperto di schiuma, era la fine di febbraio di quest’anno, e la responsabile era ancora una volta una ditta di Fagnano Olona.

L’Abbazia nel querceto ed il fascino per i luoghi abbandonati

Non solo nellAbbazia nel querceto (in evidenza), Kaspar David Friedrich, artista romantico, usa il tema dei luoghi abbandonati e lugubri per stupire lo spettatore, troviamo anche molti altri suoi dipinti con questo tema ricorrente: Il Cimitero nella neve, le Rovine di Eldena sui Riesengebirge, Il Sognatore, ecc.

Nella pittura romantica, ciò che vuole essere esaltato, è la grandezza di ciò che sta intorno alla piccolezza dell’uomo, ed infatti, l’Abbazia nel querceto, rappresenta una grande monofora gotica contornata da altissimi ed irregolari alberi, con dei frati in una cerimonia funebre al cospetto di essi.

Il soggetto è chiarissimo, ed è chiaramente un luogo abbandonato e degradato che incute quasi timore allo spettatore, ma anche fascino, vedendo altresì i piccoli personaggi raffigurati sotto si essa, e per non parlare dell’atmosfera che si respira all’interno del quadro, colori lugubri e spenti, il tutto in questa foresta lugubre con questi alberi arzigogolati, con una luce flebile che indica l’alba o l’imbrunire, suscitando impressioni contrastanti nello spettatore: timore, ma soprattutto fascino e curiosità.

“Cimitero abbandonato” Caspar David Friedrich, chiare similitudini con l'”Abbazia nel querceto”.

Come si potrebbe agire?

Ad esempio bonificando queste zone, smaltire in modo regolare i rifiuti ancora presenti nelle strutture, e scoprire ancora le poco lodevoli (per non dire infami) ditte che ancora scaricano rifiuti direttamente nel fiume.

Attenzione però, bonificare le zone magari conservando e mettendo a norma le strutture, che potrebbero verosimilmente diventare “attrazioni turistiche”, o parte integrante del paesaggio, ma in modo costruttivo e didattico, e non fastidioso e maleodorante come lo sono ora. Del resto è innegabile che l’Horror Vacui derivante da questo abbandono, affascina ed incuriosisce (lo assicuro).

Per rispondere alla domanda posta nel titolo quindi, direi che probabilmente l’abbandono sa di olio esausto, coloranti e scarti di detergenti per la casa, poi c’è l’amianto, che è inodore; quello che è certo però, è che come sempre lo stupro paesaggistico, di questi e di molti altri luoghi, passa completamente inosservato, in un tripudio di “Massì stic***i”, “Vabbè ci sono altre priorità” e “Non è un nostro problema”.

Il portafoglio di queste aziende ringraziava, ed ancora ringrazia, perché per smaltire rifiuti tossici in modo regolare si paga, L’Olona però non ringrazia, anzi soffre, assieme al magnifico ecosistema che gli sta intorno.

 

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: