Il Superuovo

Quanto sappiamo delle più celebri frasi latine? Cinque esempi che dovrebbero farci ragionare

Quanto sappiamo delle più celebri frasi latine? Cinque esempi che dovrebbero farci ragionare

Quanto sappiamo veramente dei motti latini più celebri? E soprattutto, come li usiamo?

Il latino, e la latinità, ha avuto un’influenza linguistica e culturale senza precedenti, per via della sua diffusione e del valore che gli veniva attribuito. Non è dunque un fatto particolare che continui a circolare nell’età contemporanea sebbene i suoi usi si siano diversificati e non abbia più il valore di lingua franca. Sicuramente una delle applicazioni più classiche è quella che lo vede impiegato come lingua dei motti e delle costruzioni brevi, una sorta di latinorum 2.0 che affascina la popolazione mondiale anche, e si potrebbe dire soprattutto, perché non se ne conoscono i significati più profondi. La storia del latino non si ferma dunque e anzi si evolve, portando a risultati, in questo caso, particolari davvero.

1. Omnia vincit amor/Amor vincit omnia

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori”: forse uno dei motti più famosi e più utilizzati, esametro di indubbia bellezza, è inserito all’interno delle Bucoliche al X libro al verso 69 da Virgilio, il poeta più apprezzato della latinità e che si è fatto portavoce di molti dei valori che hanno influenzato la cultura europea lui successiva. Si pensi a Dante e Petrarca, per dirne soltanto due.

La cosa più particolare di questo verso non è tanto il suo posizionamento all’interno dell’opera in cui si sta disputando la gara poetica fra la poesia elegiaca e quella pastorale, bensì il fatto che il latino sia effettivamente una lingua liquida e soggetta al mutamento, per quanto la si possa considerare una lingua morta. Già Caravaggio, tra il 1602 e il 1603 compie il primo errore grammaticale intitolando la sua opera “Amor vincit omnia” e dunque invertendo le posizioni sintattiche della frase.

In più si potrebbe anche aggiungere che la seconda parte dell’esametro indicherebbe non proprio una gran gioia nel concedersi all’amore, non proprio una felicità. L’amore vince ogni cosa, e quindi anche noi.

 

2. Carpe diem

Due termini di diffusione forse anche maggiore, per via della loro immediatezza. Inseriti nelle Odi di Orazio invitano il lettore a godere del presente, dal momento che del doman non v’è certezza, come viene esplicitato nella parte successiva del verso (“quam minimum credula postero”, sperando il meno possibile nel futuro). La poetica oraziana insiste del resto sulla ricerca della gioia nelle piccole cose e necessariamente sul concetto di medietas, intesa come equilibrio ma anche come assenza degli eccessi. Quello che sembra interessante su questo verso è più che altro la tendenza che l’inglese ha di inglobare ogni parola che trovi, tant’è che ad una prima ricerca su Google del verso il traduttore darà come prima lingua da cui tradurre proprio l’inglese.

Se poi vogliamo essere proprio precisi non significa nemmeno “cogli l’attimo”, ma quasi più raccoglilo, taglialo come si farebbe con la frutta dall’albero, perché lo possiamo fare tutti, ma senza aspettare qualcosa in più. La mela potrebbe anche marcire il giorno dopo.

3. Agnus Dei

Tornano di mezzo gli anglosassoni e questo perché hanno ben pensato di scrivere Agnus Dei con una forma innovativa Agnus Day, come il giorno dell’agnello, magari proprio al posto di Pasqua. Se fosse stata una battuta avrebbe anche fatto ridere. Ma sono molte le parole in latino che hanno preso una pronuncia all’inglese, come junior, plus o media. Se ormai è lei la lingua franca è anche corretto alla fine dei conti.

4. Mens sana in corpore sano

«Orandum est ut sit mens sana in corpore sano» (Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano).

Giovenale, nella sua satira non intendeva proprio quello che diciamo noi dal momento che semplicemente l’idea di unità psicofisica non era al centro della sua opera e tra l’altra già l’inizio, in cui si dice che si devono pregare gli dei affinché ci vengano concesse queste due caratteristiche parla già per sé. Non è che ci possiamo proprio fare molto ma è più un caso.

5. Non plus ultra

Si intende che sia meglio non andare oltre ed è stato per molto tempo associato alle colonne d’Ercole, che non dovevano essere valicate. Il problema sembrerebbe risiedere nel fatto che secondo studi recenti le colonne d’Ercole non esisterebbero come entità fisica ma solamente spirituale e che sarebbero in realtà da porre non presso lo stretto di Gibilterra ma invece ad Oriente. Poco importa visto che ormai il significato è cambiato e intende invece che non c’è niente in più.

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