Ormai sulla bocca di tutti, il discorso ambientale ha acquisito un grande interesse generale, ma come si articola per quanto riguarda il settore della giustizia sociale?

Non servirà un excursus completo del femminismo in sé. È vero, il momento storico attuale è il teatro di una nuova rivoluzione culturale (ma soprattutto sociale), dove temi di rilevanza etica hanno raggiunto con facilità anche quelli che ne sono sempre stati fuori; se una cosa buona della tecnologia esiste – lungi da me non pensare alla tecnologia matrigna di H. Jonas e G. Anders – questa è sicuramente nell’ambito della diffusione e comunicazione di dati.
“THERE’S NO PLANET B”: L’ECOLOGIA NEL MONDO ATTUALE
Oltre ad un “rinnovato” – non si è mai perso – sentore di rivoluzione comunitaria, dove la consapevolezza su questioni di natura sociale è cresciuta grazie ai social media, ed un generale progressismo generazionale, si è diffusa sempre di più una coscienza ecologica. Vari climate clocks sparsi per il mondo – uno dei quali proprio a Roma – ricordano alla popolazione mondiale l’importanza della lotta ecologica: pare quasi scontato sentir dire che “fra sei o cinque anni, le azioni prese al fine di arrestare questo processo di auto-distruzione ambientale, saranno vane”.
In una prospettiva fortemente angosciante, al menefreghismo e noncurante atteggiamento di chi ignora il problema, relegandolo a “competenza di qualcun altro”, si aggiunge una controcorrente fortemente motivata: bisogna agire, “non c’è alcun pianeta B”. Senza nemmeno nominarla, è impossibile non pensare alla figura emblematica della giovane attivista svedese: una coscienza ecologica importante, un sintomo della vicinanza al “punto di non ritorno”.

“SILENT SPRING” ED IL PRIMO INTERESSE PER LA SOSTENIBILITÀ
Eppure, la questione ambientale ci è nota già dal 1864. George Marsh, un pensatore del tempo, fu uno dei primi ad occuparsene: nel suo saggio “Man and Nature”, il filosofo si interroga sulle conseguenze delle attività umane sull’ambiente, soffermandosi particolarmente sull’agricoltura.
La questione, però, ottenne l’attenzione del pubblico generale soltanto nel 1962, con la pubblicazione di “Silent Spring” di Rachel Carson. La biologa raccontò il fenomeno del largo utilizzo dei pesticidi: grazie alla sua ricerca furono descritti, per la prima volta, degli effetti che riguardassero anche l’uomo; a causa di uno spropositato utilizzo di sostanze nocive nei campi di coltura, queste si sono insinuate negli alimenti consumati da umani, con i pericolosi risvolti per la salute che ne conseguono.
Il testo suscitò un grande scandalo: il movimento ambientale, in un momento culturale così florido come quello del dopoguerra – in particolare per i movimenti pacifisti hippy, che coniugavano all’azione non-violenta il culto della Natura.
ARNE NAESS E PETER SINGER: L’ECOLOGIA NEGLI ANNI ‘70
Si dovrà aspettare gli anni ’70, però, affinché l’interesse ambientale possa sviluppare una base filosofica: in questi anni due grandi pensatori coloreranno il panorama dell’etica con dei sistemi anti-antropocentrici, i loro nomi? Arne Naess e Peter Singer.
Le loro etiche ambientali sono, per l’appunto, “anti-antropocentriche”: con questo aggettivo si intende descrivere tutte quelle correnti di pensiero che scardinano l’uomo dalla sua posizione di dominio, pensieri dove l’area morale viene estesa oltre i confini umani e giunge fino agli animali, agli esseri viventi, a volte anche fino a tutti gli enti naturali, viventi o meno.
Il cambio di prospettiva offerto da queste rivoluzionarie visioni morali è importante – è proprio nel discorso dell’etica ambientalista che si pone il nocciolo dell’eco-femminismo.
Ma cosa è, quindi, questo “eco-femminismo”?
CONTRO SESSISMO, RAZZISMO, CLASSISMO E SPECISMO
In realtà la riflessione eco-femminista deriva dalla condivisa idea dell’errore di prepotenza dell’uomo, che sente di poter e dover controllare la Natura a suo piacere. Filosofie come quella di Singer, condannano ogni tipo di razzismo, classismo, specismo – pregiudizio nei confronti di altre specie – e sessismo: per Singer è impossibile ripensare una nuova etica – necessaria, in un tempo dove sono stati introdotti discorsi come il cambiamento climatico ed il potere della tecnologia -senza uguaglianza. Uguaglianza fra la Natura e l’uomo, così come fra uomini ed altri uomini.
Parole come quelle di Bacone o Kant, sono oggi da condannare a favore di una visione della natura egualitaria, dove ogni elemento naturale possiede valore e deve essere rispettato.
Foto di copertina: Markus Spiske
Fonti utilizzate: S. Iovino (2004). Filosofie dell’ambiente: natura, etica, società. Carocci.