Il Superuovo

Ecco come gli aiuti sanitari di Russia e Cina stanno stravolgendo lo scacchiere geopolitico mondiale

Ecco come gli aiuti sanitari di Russia e Cina stanno stravolgendo lo scacchiere geopolitico mondiale

Il tema delle donazioni, degli aiuti, delle vendite di prodotti sanitari dalla Cina/Russia verso l’Europa, durante la pandemia ha segnato il definitivo passaggio delle due nazioni al Soft Power.

 

L’emergenza sanitaria globale ha posto in evidenza un’anomala generosità da parte di Russia e Cina, le quali hanno fornito all’Italia e ai Paesi Europei, ingenti aiuti per affrontare la prima ondata del coronavirus. Il ritorno di immagine che i due paesi hanno cercato di ottenere, è servito sia in patria che fuori. Questa strategia, che i teorici delle Relazioni Internazionali, definiscono come “Soft Power”, si è contrapposta al fenomeno dell'”American First” attuato da Donald Trump.

Soft Power: il consenso attraverso la persuasione

Soft power  è un termine utilizzato nella teoria delle relazioni internazionali per descrivere l’abilità di un potere politico di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite risorse intangibili quali “cultura, valori e istituzioni della politica”. Il termine è stato coniato al principio degli anni novanta da Joseph S. Nye, Jr. Nye partiva dall’idea che a dominare l’atlante geopolitico nel mondo globalizzato debba essere non lo scontro di civiltà, ma un complesso meccanismo di interdipendenze. Il successo del soft power dipende pesantemente dalla reputazione degli attori nella comunità internazionale, così come dal flusso di informazioni tra gli attori. Il soft power è perciò spesso associato con la nascita della globalizzazione e della teoria neoliberista delle relazioni internazionali. La cultura di massa e i media sono puntualmente indicati come fonti del soft power, come lo sono la diffusione di una lingua nazionale, o un particolare insieme di strutture normative. Una nazione con un ampio accumulo di soft power e con la benevolenza che genera può ispirare gli altri all’acculturazione, evitando il ricorso a costose spese in hard power. In questo contesto, Cina e Russia si sono parecchio avvicinate a questo modo di fare politica. Il governo di Pechino ha combinato due strategie complementari: la classica diplomazia pubblica e la diffusione di storie diverse sul Covid-19 per confondere la public opinion all’estero, riuscendo ad alternare il registro linguistico della retorica consensuale alle osservazioni critiche nei confronti degli Usa. La Russia, invece, ha cercato di dimostrare la sua capacità di proiettare potere all’interno dell’Unione europea e di mostrare la sua generosità inviando unità militari e consegnando attrezzature mediche in Italia, sottolineando così idea dell’incapacità dei leader europei di arginare la crisi. La sceneggiatura dell’aiuto umanitario inviato in Italia si è basata sulla diffusione di massa da parte dei media russi di due sequenze: da un lato, l’incontro tra ufficiali italiani e russi in uno dei quartieri generali dell’Esercito italiano a Roma e, d’altra parte, la colonna di veicoli militari russi che viaggiano da Roma a Bergamo.

 

RealPolitik e tentativo di espansione del Soft Power

La RealPolitik è una politica che antepone gli obiettivi concreti alle questioni di principio. È una politica basata su una rapida presa di decisione con il massimo di dati a disposizione, cercando di mantenere una larga accettazione da parte dell’opinione pubblica senza rinunciare a profili di segretezza e di spregiudicatezza nel conseguire gli interessi nazionali. Seguendo la logica degli interessi di Stato ci son solo 2 ragioni per cui abbiamo ricevuto tutti questi doni, a cui abbiamo assistito nei primi mesi della pandemia: umanità o interesse nazionale. Andando nello specifico, alla Cina interessiamo perché siamo un porto naturale. I cinesi hanno interessi a espandere progetti con noi: il recente progetto Tridente, che consiste nella costituzione di tre consorzi che riuniscano le rappresentanze delle infrastrutture portuali e della pubblica amministrazione, comuni e regioni, delle tre regioni, Liguria, Veneto e Friuli, maggiormente interessate per la loro posizione geografica come punto di arrivo e di partenza delle rotte marittime tra il Mediterraneo e l’Estremo Oriente che assicurano l’80% degli scambi commerciali fra Europa e Asia, caldeggiato da Alberto Bombassei di Fondazione Italia-Cina (alle spalle oltre 200 delle principali aziende italiane) è solo l’ultimo esempio. I Russi, invece, hanno interesse a noi: per la vendita di prodotti energetici, i gasdotti e oleodotti che li vedono competere con gli americani. Ma le strategie del tandem Cina-Russia non finiscono mica qui. Le nazioni più povere del mondo, le quali si sono viste superate dalle grandi potenze mondiali nell’acquisto dei vaccini di Pfizer/BionTech Moderna, stanno guardando con speranza ai vaccini prodotti dalla Cina e dalla Russia, che nella risposta alla pandemia trovano così un’occasione formidabile per espandere il loro ‘soft power’ in aree come l’Africa o il Sud Est asiatico.

Un’Europa sempre più sola

Il futuro per l’Europa si snoda lungo tre diverse opzioni. La prima, quella di una “distanza strategica”. Cercare cioè di barcamenarsi con i diversi player, mantenendo le relazioni necessarie per le catene di approvvigionamento. L’Europa, in fin dei conti, resta dipendente dal resto del mondo da un punto di vista energetico (Russia), materie prime (Russia e Cina), commerciale (Cina, Russia, Stati Uniti). L’equidistanza tra i diversi player globali potrebbe garantire una ‘sopravvivenza’ relativamente tranquilla, per quanto incerta. L’altra alternativa è l’auto-isolamento. Non potendo contare più sull’esterno l’UE dovrebbe sviluppare al massimo il mercato unico. Il commercio intra-europeo è aumentato costantemente nel decennio precedente, e ora si attesta a più o meno il 60%. L’Europa, fatta eccezione per l’energia, potrebbe provvedere a se stessa. E anche la dipendenza energetica potrebbe ridursi grazie ai progressi compiuti in termini di efficienza energetica ed energie rinnovabili, grazie anche alle politiche per la ripresa messe in campo quest’anno. In politica estera però l’UE rischia di perdere terreno, a meno di imprimere una vera svolta in questo ambito. Ultima scelta, puntare sulle relazioni trans-atlantiche. Con l’elezione del candidato democratico Joe Biden, ci potrebbero essere segnali di rapporti più costruttivi su cui costruire nuove relazioni. Per gli autori dello studio, comunque,  l’Europa e i suoi funzionari dovranno impegnarsi in un più ampio dibattito sul suo ruolo nel mondo, sui mezzi a sua disposizione, alla luce dei rapporti mutevoli e per garantire quello che i Realisti definivano “Equilibrio tra potenze”.

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