Il Superuovo

Ungaretti ci descrive le sensazioni di un Natale particolare e lontano dalla folla

Ungaretti ci descrive le sensazioni di un Natale particolare e lontano dalla folla

Ungaretti per la guerra, noi per la pandemia: le sensazioni che trasmette un Natale particolare.

A Natale si può fare di più? Non proprio, non quest’anno. Gli sforzi degli ultimi mesi non sono serviti a salutare definitivamente il pericolo Covid, e così occorre sacrificare i piaceri conviviali delle tradizionali cene natalizie.

Natale in zona rossa

È quasi Natale! Manca sempre meno al 25 dicembre, giorno rosso non solo sul calendario ma anche tra le date in cui saranno limitati gli spostamenti e la circolazione. Per questo Natale sarà necessario rinunciare alle lunghe tavolate natalizie e alle noiose tombole con la zia anziana che chiede sempre di ripetere tutti i numeri. Il difficile anno che volge al termine ci priva anche dei momenti di spensieratezza che siamo soliti trascorrere in questo periodo, e chi sorride al pensiero di trascorrere la giornata di Natale in tranquillità forse avvertirà anche lui la mancanza delle tradizioni che non è possibile celebrare. Si dice sempre che a Natale siamo tutti più buoni: sarà, ma di certo quest’anno saremo anche più soli.

“Natale” di Giuseppe Ungaretti

A Natale si può fare di più…ma non quest’anno, in cui una pandemia ci ha condotto alle feste natalizie con “tanta stanchezza sulle spalle”, la stessa che in misura ancora maggiore avvertiva Giuseppe Ungaretti in licenza a Napoli nel Natale del 1916. Quando scrive “Natale” il poeta è in un momento di riposo dalla guerra, e non ha alcuna voglia di immergersi nella caotica atmosfera natalizia. Si trova davanti al fumo del focolare e non ha voglia di uscire per le strade affollate: chiede di essere lasciato lì, dove non sente altro che il calore del fuoco acceso, che lo avvolge e determina un momento di quiete dopo la tempesta della guerre.

Napoli il 26 dicembre 1916

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo

e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Natale in casa

Se anche avessimo voglia, a differenza di Ungaretti, di tuffarci in un gomitolo di strade ricche di luci natalizie, non sarebbe per noi possibile farlo. È tempo di riscoprire il calore del focolare domestico, e forse le parole del poeta possono servire a considerarne la bellezza, che non è scontato riconoscere. Non è necessario tornare dalla guerra per apprezzare l’idea di casa, dove non si sente altro che il caldo buono. D’altra parte, la pandemia che ci ha privato di tante cose nell’ultimo anno ci ha fatto un po’ riscoprire il valore delle piccole cose.
Buon Natale!

 

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