È giusto condannare le manifestazioni violente negli USA? Montesquieu, Machiavelli e Locke direbbero di no

Proseguono negli Stati Uniti le proteste e le manifestazioni scaturite dalla tragica morte di George Floyd. Non cessano le violenze dei manifestanti così come non cessano quelle dei poliziotti verso questi incivili “ribelli”.

Le rivolte nate in seguito alla morte di George Floyd sono state l’inizio di ciò che, in certi casi, è degenerato in azioni estreme tendenti al vandalismo, come la distruzione di negozi e danni provocati a vari edifici. I manifestanti agiscono e le forze dell’ordine reagiscono, con altrettanta violenza e crudeltà.

Ma in questa violenza perpetuata, è possibile ricercare e forse comprendere e non condannare quella dei manifestanti, specialmente afroamericani, e criticare invece quella delle forze dell’ordine? Montesquieu, Locke e Machiavelli risponderebbero di sì.

La schiavitù dei neri

In epoca illuminista, quando per la prima volta l’uomo imparava ad applicare lo spirito critico e a ragionare anche in contrasto con le due grandi potenze dell’epoca, chiesa e monarchia, Montesquieu scriveva Lo spirito delle leggi proponendo pensieri rivoluzionari e scomodi.
Tante le riflessioni interessanti dell’opera, tra le quali spiccava forse poco allora un testo breve, ironico e fin troppo crudo, che sembra però oggi necessario rispolverare.

Il testo in questione trattava di discriminazioni verso i “negri” rivelando un mondo ed un razzismo giunti fino ai nostri giorni quasi intatti.

Ceux dont il s’agit sont noirs depuis les pieds jusqu’à la tête ; et ils ont le nez si écrasé, qu’il est presque impossible de les plaindre.

On ne peut se mettre dans l’esprit que Dieu, qui est un être très sage, ait mis une âme, surtout une âme bonne, dans un corps tout noir.

In questo frammento tratto da De l’esclavage des nègres, con schiacciante ironia ed una volutamente fallace logica, Montesquieu, facendosi voce parodica del popolo, ripropone il ragionamento secondo il quale, in quanto essere perfetto, mai Dio avrebbe creato un essere imperfetto dal naso strano e sopratutto dal corpo nero.

 

Una nuova forma di schiavitù

A tre secoli dalla pubblicazione de Lo spirito delle leggi, sembrerebbe lecito supporre un’evoluzione umanistica mirata ad abolire ideologie arretrate, quali il razzismo.
Viene infatti stipulato negli Stati Uniti il 13esimo emendamento della costituzione che sembra abolire definitivamente qualsiasi forma di schiavitù. Tuttavia, il film XIII emendamento (disponibile su netflix) sembra chiarire quanto ciò si riveli essere un’illusione, la presenza di una clausola sarà infatti capace di lasciare invariata la condizione di miseria degli afroamericani. Nel documentario, in un excursus storico, politico e sociale sulle vicende degli afroamericani emerge come la schiavitù non sia stata abolita, ma abbia assunto semplicemente nuove forme.
Le differenze tra le descrizioni di Montesquieu e i giorni nostri sembrano invisibili, così come lo sono anni di lotte e battaglie, sfociate nel nulla.
Nel film l’avvocato Deborah Small afferma:

La cosa più allarmante per me è vedere che i neri accettano tutto questo.

Le parole di Deborah saranno presto smentite, perché un ulteriore omicidio compiuto dalle forze dell’ordine, quello di George Floyd, porterà alla rivolta un intero stato.

Una violenza non condannabile

La visione del film XIII emendamento è una testimonianza valida della realtà degradante in cui migliaia di afroamericani sono condannati a vivere da secoli.
Argomentare e proporre esempi di evidenti ingiustizie porterebbe questo articolo a dilungarsi decisamente troppo, facendo venir meno l’immediata chiarezza che si poneva come obiettivo. Tuttavia, oltre allo schiacciante esempio di George Floyd, un altro aberrante fatto avveniva il 22 novembre 2014, quando il dodicenne Tamir Rice veniva ucciso in quanto colto nel giocare con quella che si rivelerà essere una pistola giocattolo.
Inutile giustificare questi fatti con sofismi devianti e deviati, negando il fatto che queste violenze altro non siano che il risultato di una discriminazione secolare e cumulativa che si riversa sulle vite di persone nate con la “colpa” di una pelle diversa.
Gli afroamericani, e non solo, hanno detto basta, si sono rivoltati a secoli di soprusi finendo tuttavia per essere considerati i colpevoli: colpevoli di aver usato nel corso di determinate manifestazioni la violenza e non aver agito come il saggio e moderato Gandhi avrebbe voluto.

Rivoltarsi è giusto?

A schierarsi dalla parte delle rivolte in corso, ci sarebbero sicuramente a livello ideologico Niccolò Machiavelli e John Locke.
Nell’opera Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Niccolò Machiavelli esprime in maniera chiara ed esplicita la sua predilezione per il concetto di “conflitto”. Egli crede infatti che sia dal solo conflitto che buone leggi possano nascere. Esso si rivela dunque essere produttivamente positivo. Ad argomentare tale tesi, Machiavelli propone l’esempio della Repubblica Romana, la quale doveva la sua virtù ad una concatenazione di fatti, generati da un conflitto iniziale.
In ordine cronologico avremmo quindi:

  1. Conflitti
  2. GRANDI TUMULTI
  3. Buone leggi
  4. Buona educazione
  5. Stato virtuoso

L’obiettivo del filosofo era stabilire le prerogative della stabilità del potere del sovrano, garantita, come comprenderà, solo dalla stabilità del popolo e dunque dello stato.
Riapplicando le teorie machiavelliche alla situazione attuale negli Stati Uniti potremmo immaginare uno scenario positivo in cui questi “grandi tumulti” si rivelino utili ad ottenere leggi migliori e finalmente giuste anche nei confronti di minoranze ed in questo caso, degli afroamericani.
A livello politico John Locke aveva trattato il concetto di “diritto di resistenza” che giustificava, incitando inoltre un popolo ad opporsi ad un governatore irrispettoso del contratto/patto iniziale.
Ricordiamo che Locke, così come Hobbes e Rousseau, appartiene alla categoria dei contrattualisti, per i quali lo stato sarebbe il risultato di un tacito contratto tra popolo e governatore.
Forse non è propriamente corretto includere gli afroamericani nel “contratto” degli Stati Uniti, in cui sembrano aver sempre occupato una posizione inferiore. Tuttavia, in quanto membri di uno stato, potrebbero rivendicare come lecito il diritto di rivoltarsi, come effettivamente sta succedendo.

Empatizzare senza giudicare

Le dinamiche del “caso Floyd” sono un agglomerato di fenomeni storici, culturali e sociali difficilmente analizzabili in un breve articolo. Tuttavia, limitandoci al concetto basilare di rivolta, anche violenta, da parte di un popolo, come dimostrato, storicamente oppresso, sembra possibile osservare con più empatia il fenomeno senza giudicare come “condannabili e basta” le violenze compiute.
Nella complessità di questo argomento e nella tematica delle manifestazioni violente, la riflessione forse più lecita è riconoscere che giustificare è difficile, condannare facile ed empatizzare è umano.

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