Il disturbo da dismorfismo corporeo e l’ossessione per il proprio aspetto in ‘La morte ti fa bella’

Il disturbo da dismorfismo corporeo è stato inserito nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi e dei disturbi ad esso correlati. La sua diffusione però è ancora molto sottovalutata.

 

Disturbo da dismorfismo corporeo
Il disturbo da dismorfismo corporeo sembra essere molto diffuso, purtroppo però passa spesso inosservato.

Sarà capitato spesso di guardarsi allo specchio e di pensare di avere un aspetto non particolarmente piacevole quel giorno. Avrete cominciato a scandagliare attentamente il vostro volto alla ricerca di quel particolare, di quel dettaglio che stonava. Forse il naso era più storto del solito oppure le orecchie sembravano più a punta del normale. Alla fine di questa attenta e scrupolosa ricerca avrete individuato il colpevole che rendeva il vostro aspetto poco piacevole. Un tocco di trucco potrebbe sistemare le cose, ma anche semplicemente ignorare il problema potrebbe farlo passare inosservato perché se non ci si presta attenzione, non lo faranno neppure gli altri. Non tutti però sono dello stesso avviso. Ci sono alcune persone che individuano quotidianamente qualcosa che non va nel loro aspetto fisico e spesso si tratta di un particolare insignificante, a volte perfino distorto dalla percezione della persona. Potrebbe trattarsi del disturbo da dismorfismo corporeo.

 

Il disturbo da dismorfismo corporeo

La caratteristica principale di questo disturbo è la preoccupazione relativa ad uno o più difetti o imperfezioni che la persona percepisce nel proprio aspetto fisico. Si tratta di difetti che nella maggior parte dei casi passano inosservati agli altri. Una volta individuato il difetto, iniziano ad essere messi in atto comportamenti ripetitivi, quali ad esempio guardarsi continuamente allo specchio, o azioni mentali, come ad esempio confrontarsi continuamente con altre persone, allo scopo di ridurre la preoccupazione relativa al proprio aspetto fisico. Questa preoccupazione è eccessiva e causa disagio clinicamente significativo, compromettendo il normale funzionamento dell’individuo.

Per poter diagnosticare tale disturbo inoltre non devono essere presenti preoccupazioni legate al proprio grasso corporeo o al peso perché in questi casi si potrebbe avere a che fare con un disturbo dell’alimentazione. Bisogna anche specificare se è presente o meno dismorfia muscolare ed il grado di insight (il grado di consapevolezza della persona circa il proprio disturbo). Se è presente la dismorfia muscolare significa che l’individuo ritiene di avere una costituzione troppo piccola o di non essere abbastanza muscoloso.

Purtroppo il disturbo è diventato oggetto di numerosi studi solo negli ultimi anni, per questo la sua diffusione è ancora molto sottovalutata. Nonostante ciò, le conoscenze sulle sue caratteristiche cliniche, sull’epidemiologia e sul trattamento stanno aumentando e stanno emergendo anche significativi dati neurocognitivi e neurobiologici.

 

Epidemiologia del disturbo

Recenti studi hanno evidenziato una diffusione di questo disturbo compresa tra lo 0,7% ed il 2,4%, addirittura superiore alla diffusione di altri disturbi come la schizofrenia e l’anoressia nervosa. Inoltre i pazienti sono stati suddivisi in base al tipo di ossessione che presentano. La prevalenza del disturbo oscilla tra il 9% ed il 12% nei pazienti dermatologici, tra il 3% ed il 53% nei pazienti che si sottopongono ad interventi di chirurgia estetica, tra l’8% ed il 37% nei soggetti con disturbo ossessivo-compulsivo, tra il 10% ed il 13% nei soggetti con fobia sociale e tra il 14% ed il 42% nei soggetti con disturbo depressivo maggiore.

 

Disturbo da dismorfismo corporeo
Il dismorfofobico concentra tutta la propria attenzione su una piccola imperfezione, lasciandosi condizionare tutta la vita.

 

Il disturbo sembra essere più comune nelle donne, le quali hanno più probabilità di presentare anche un disturbo dell’alimentazione in comorbidità. Si può osservare anche negli uomini, i quali invece presentano preoccupazioni eccessive riguardo i propri genitali. Sembrerebbe inoltre che alcuni fattori di rischio del disturbo possano essere il non essere sposati, il divorzio e la disoccupazione perché si tratta di condizioni caratterizzate da frustrazione e da non accettazione di se stessi. Il disturbo inizia a manifestarsi durante l’adolescenza ed il decorso può essere cronico se non viene trattato. Si presenta spesso in comorbidità con altri disturbi quali il disturbo depressivo maggiore, la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi alimentari ed alcuni disturbi di personalità.

 

Nella mente del dismorfofobico

Il punto di partenza è legato alla propria identità, soprattutto a quella parte costruita in relazione al proprio corpo. Ciascuno di noi costruisce una serie di rappresentazioni di se stesso e del proprio corpo, definendo in questo modo l’autoimmagine, la quale è parte dell’autostima e del proprio valore personale. Una qualsiasi minaccia all’immagine di sé può causare un danneggiamento all’autovalutazione positiva, con la conseguente adozione di comportamenti volti a ripristinare un’immagine conforme agli standard e soddisfacente. Ovviamente la creazione di tale immagine dipende strettamente dalla cultura di appartenenza poiché ognuna ha una serie di standard da rispettare.

Proprio per questo non sembra un caso il fatto che tale disturbo si stia manifestando sempre più frequentemente visto che viviamo in una società che potrebbe essere definita ‘narcisista‘. Propone (ma spesso impone) degli standard estetici molto rigidi che se non vengono rispettati portano all’esclusione ed alla svalutazione. C’è quindi una forte discrepanza tra l’immagine reale e quella ideale, la quale porta a sentimenti di insoddisfazione ed inadeguatezza, oltre che ad instabilità emotiva. Il dismorfofobico infatti si sente diverso perché crede di avere qualcosa che non va, visibile per giunta a tutti. Teme di essere giudicato per quella sua invisibile imperfezione e prova inevitabilmente vergogna, un sentimento che con il passare del tempo costringe la persona ad isolarsi, a mettersi da parte. Alla vergogna può affiancarsi anche l’invidia che contribuisce all’isolamento del soggetto poiché si tratta di un’invidia estremamente cattiva e rancorosa.

 

La morte ti fa bella: l’ossessione di rimanere giovani

Il dismorfofobico ha una percezione distorta del proprio aspetto fisico. Vede imperfezioni che spesso non ci sono e nota difetti invisibili all’occhio degli altri. La sua vita inizia a ruotare intorno a quell’imperfezione, fa di tutto pur di nasconderla e cerca in tutti i modi di impedire agli altri di notarla. Si tratta di una vera e propria ossessione e nei casi più gravi le persone possono anche sottoporsi ad interventi chirurgici più o meno importanti pur di risolvere il loro problema. Spesso però non basta perché continuano a vedersi imperfette, ricercando continuamente ed in modo ossessivo una perfezione che non esiste.

 

La morte ti fa bella
Da sinistra verso destra: Helen, Ernest e Madeline.

 

È proprio il caso di Helen e Madeline. Sono entrambe belle donne e la loro amicizia è nata quando erano nel fiore degli anni. Giovani, belle e con il mondo ai loro piedi. Il loro rapporto però si rovina quando Madeline, invisiosa di Helen, seduce il suo fidanzato Ernest ed alla fine lo sposa. Le loro strade si separano, per poi incrociarsi nuovamente molti anni più tardi. Sembra però che il tempo sia passato solo per Madeline, la quale negli anni ha tentato in tutti i modi di mantenersi giovane e bella, sottoponendosi regolarmente a trattamenti e piccoli interventi chirurgici. Helen invece appare giovane e bella, come se il tempo non avesse in alcun modo alterato il suo viso ed il suo corpo. Ciò che accomuna le due donne (che diventerà sempre più evidente nel corso del film) è l’ossessione per la bellezza e per il voler rimanere giovani a tutti i costi. Questo infatti le unirà nuovamente, come ai vecchi tempi. Si aiuteranno l’un l’altra pur di mantenere sempre un aspetto fresco e giovanile, finendo però (letteralmente) in mille pezzi.

 

Martina Morello

 

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