Disincanto in Medio Oriente

Disincanto in Medio Oriente

7 Settembre 2018 Off Di Francesco Rossi

Una nazione dimenticata. Un conflitto che, dal 2015 ad oggi, ha portato con sé centinaia di morti, migliaia di feriti, milioni di sfollati. E un’epidemia di colera che miete vittime di ogni età. In tutto ciò, il nome del principe saudita Mohammed Bin Salman capeggia come un marchio a fuoco nella testa dei rivali dell’attuale governo yemenita. Assumendo il ruolo di riformatore, di principe contro le tradizioni conservatrici, tramutatosi poi in spietato genio bellico.

Sono recenti i dati forniti da Forex, che mostrano la carneficina in atto nello Yemen a causa della guerra civile. Con circa 300 bambini uccisi solo ad agosto, la piccola nazione sunnita ha raggiunto un orribile record di perdite umane. E a complicare le cose vi è la “trasformazione” di questa guerra, che da fratricida si è tramutata in scontro aperto tra Iran e Arabia Saudita. Due potenze mediorientali che usano come campo di battaglia lo Yemen.

Malgrado l’intervento delle nazioni occidentali- Italia compresa-, la situazione non è certo cambiata. Anzi, è in continuo peggioramento. 750.000 casi di colera nel 2017, embarghi commerciali, crisi economiche e rifornimenti bellici alla vicina Arabia Saudita sono infatti sintomi, se non effetti, di una strategia fallimentare. Strategia che, in più, grava per forza di cose sulle spalle dei civili più che su quelle dei miliziani.

Come già detto, sono molti i nomi dei responsabili, diretti e indiretti, di questo conflitto. E tra molti non può non essere citato Mohammad Bin Salman. Ministro della difesa saudita nonché futuro erede al trono, Bin Salman fece clamore già dalla sua entrata in scena sul territorio politico. Nel 2016 è acclamato come “il primo vero riformatore saudita” per il suo piano proposto al consiglio dei ministri: tagli al settore petrolifero, in favore della cultura, del turismo, dell’istruzione. Una vera e propria manna dal cielo, in un paese fondatosi sul greggio.

Facendo però un salto avanti di un paio d’anni, però, il sogno si infrange. E il neo-ministro della difesa entra in aperto contrasto con l’Iran di Rouhani, nemesi assoluta dei sauditi. Ciò è stato un colpo senza dubbio sentito sulle schiene crivellate di proiettili dei civili yemeniti, costretti a offrire un campo in cui sauditi e iraniani possano scontrarsi. Eppure la NATO e l’UE hanno consumato ben poche parole a riguardo. Urla disperate invece da parte di Unicef e Forex, le principali organizzazioni operanti nello Yemen. Ma ben poche risposte per adesso.

Molto si potrebbe spendere sull’analisi del personaggio di Bin Salman. Un despota, eppure un trasgressivo. Sanguinario, eppure rinnovatore. Un classico passo avanti in una società conservatrice quale è quella saudita, traducibile però col classico “meno peggio” nella cerchia dei politici sauditi. La “trama” di questa vicenda potrebbe giungere alla fine entro breve: sono previsti infatti domani dei negoziati a Ginevra, che vedranno come protagonisti i rappresentanti delle due fazioniin lotta: Houthi e governo riconosciuto. Un possibile epilogo dopo anni di morte e carestia; un peccato, però, l’assenza dei veri fomentatori del conflitto.