Immagina.

Hai 10 anni, la vita ancora non ti desta particolari domande al di là di a cosa giocare o quando finirà la lezione in corso. Vai a scuola, hai una famiglia e hai degli amici con cui giocare, rigorosamente del tuo stesso sesso, maschi, come del resto dev’essere alle elementari, insomma che schifo le femmine.

Sei in piscina con tutti i tuoi amici, più qualche genitore, e sì dai, ma perché non facciamo tutti dei tuffi dagli scivoli? Quelli belli alti che sembrano tanto divertenti. Arrivato sul bordo dell’inizio della discesa, qualche ripensamento: hai paura, non ti va di lanciarti, cosa lo fai a fare se non ti diverti? Poi una voce, un genitore forse, il padre di qualcuno, o magari qualche amico che aspetta il suo turno: “Vai! Sii uomo!

Sii uomo? In che senso? Vabbè dai, lanciamoci comunque, la pressione addosso è troppa per resistere. Poi vent’anni dopo la domanda magari torna anche. Ma cosa vuol dire “sii uomo”? Forse che le donne hanno paura di lanciarsi da scivoli alti, e quindi se non lo faccio sono una donna? E poi che importa se nel mio corpo da uomo ho una mente da donna, che interessa a voi?

La versione più comune del mito della nascita di Atena racconta che Zeus, dopo aver copulato la dea Metide, l’abbia costretta a trasformarsi in un insetto per poi mangiarla, per evitare che si avverasse la profezia secondo cui i figli di Metide sarebbero stati più forti del padre. La dea però aveva già concepito un figlio, Atena, che uscì dal cranio di Zeus dopo che Efesto l’ebbe aperto con un ascia bipenne. Opera in foto di Gianfranco Bevilacqua. Fonte: cooltura.it

Viviamo in una società patriarcale (anche se vicino ad essere capovolta) e così è da anni, molti anni. Basti pensare al fatto che, nell’antica Grecia, a un certo punto dello sviluppo della cultura del luogo, era credenza diffusa che la donna fosse nient’altro che un vaso, nel quale l’uomo aveva il compito di depositare il proprio seme, preziosa fonte di vita. La donna non è che servisse poi così tanto nel meccanismo di riproduzione, in fondo l’uomo poteva procreare anche da solo, il liquido seminale aveva grandi qualità. Anche nei miti Zeus aveva avuto occasione di avere una figlia da sé nel mito della nascita di Atena, anche se solo secondo alcune versioni del mito.

 

Nell’antica Grecia poi il sistema patriarcale della società aveva grandissimi risvolti su tutta l’organizzazione della famiglia. La donna era semplicemente qualcosa a libero usufrutto del vero uomo, che a proposito poteva arrivare a possedere anche più donne, a cui era destinata la cura della casa, del corpo dell’uomo o la riproduzione. Gli uomini greci erano dei veri machi, insomma (non a caso la rima).

La situazione al giorno d’oggi è certo ben diversa, ma la forma mentis tipica del patriarcato rimane, trascendente lungo la coscienza comune, nella quale la donna è subordinata e l’uomo è considerato necessariamente superiore, anche se con i numerosi obiettivi raggiunti verso la parità dei sessi, il femminile può ora affermare i suoi diritti in maniera più decisa che mai.

Il femminismo ne ha fatti di progressi in questa direzione, spesso anche sbagliando molti atteggiamenti, diventati simbolo di un “maschilismo al contrario”, più che di una vera rivendicazione di diritti. Quattro diverse ondate insieme a numerosissime battaglie sia particolari che generali hanno avuto i loro effetti sulla società, dove ad oggi si testimoniano grandi rivalutazioni materiali del ruolo femminile, che ora appare senza problemi in ruoli di potere e che può finalmente affermare liberamente i propri diritti e le proprie voglie senza (o quasi) ritrovarsi sommerso da critiche, commenti maliziosi o bigottismo di sorta.

Tali progressi, tuttavia, stentano ancora ad imporsi a livello definitivo nella coscienza comune della morale del nostro tempo, al di là di tutti quegli odiosi relativismi morali estremi, tipici di chi vuole comportarsi come meglio preferisce senza sobbarcarsi le responsabilità che ne derivano.

Una mentalità tipicamente sessista infatti ancora resiste e perversa lungo le piccole azioni particolari o anche le grandi decisioni generali della nostra società. Questa mentalità poi non viene a mancare neanche nel background del pensiero di molti, dove la donna, senza odio o giudizi intenzionali, risulta conforme unicamente ad un ruolo subordinato, estremamente pudico (senza l’espressione di voglie sessuali) ed incapace di assolvere determinate posizioni lavorative e sociali.

Di progressi il femminismo, quindi, ne deve ancora fare, eccome, e tuttavia il problema da risolvere qui diventa duplice.

Uno screenshot di uno delle migliaia di commenti sessisti che imperversano sotto ad ogni post delicato su Facebook. Il commento qui sopra è stato postato da una donna in riferimento ad una foto del vestito di un’attrice per il festival del cinema a Venezia. Si noti come il tempo che ho trascorso su Facebook per trovare un simile commento sia stato di circa un minuto/un minuto e mezzo.

All’interno del sistema patriarcale della società le vittime sono principalmente le donne, vere designate, ma non esclusivamente le donne. Numerosi uomini infatti ad oggi si vedono altrettanto costretti all’interno di una gabbia di virilità assurdamente e inutilmente dannosa.

All’interno di un sistema di “verità guida” quali quelle designate da un sistema patriarcale si viene a generare inevitabilmente una mentalità prevalentemente sessista, dove nel background comune, per la maggior parte, è idea condivisa quella dell’inferiorità quasi naturale di uno dei due sessi, incapace di assumere determinati ruoli sociali tanto quanto di uscire da quello in cui si ritrova costretto.

In questo sistema l’uomo si trova indubbiamente in una posizione di superiorità, si sa no? Tutti quei discorsi sulla penetrazione, sulla forza, il lavoro e così via…
Questa posizione di potere è una lama a doppio taglio. Da un lato infatti conferisce all’uomo tanta di quella comodità rubata all’interno della società che non si sa neanche che farsene. Non si ha timore di essere violentati ogni volta che si esce per strada di sera, non si temono discriminazioni sul posto di lavoro, non si teme giudizio per l’espressione delle proprie voglie sessuali o per una vita sessuale particolarmente attiva. Dall’altro lato tuttavia vi è una sorta di costrizione virile, di privazione del diritto di allargarsi al di là del proprio gender per partecipare di quello opposto, del femminile oppresso, o di fallire nel proprio ruolo maschile, pena la denigrazione, l’etichettatura come debole, “frocio” o quant’altro.

Un uomo che non si trova d’accordo e a suo agio con la posizione aggressiva tipicamente maschile non è un vero uomo nel sistema patriarcale, ma una “femminuccia” e qualcuno da escludere e denigrare, un po’ per paura e un po’ per mancanza di rispetto. Ciò porta molti uomini a ritrovarsi ingabbiati in un ruolo rude e aggressivo che loro non appartiene, incatenati al proprio lato maschile ed impossibilitati a raggiungere le proprie componenti femminili, che in quanto represse spesso portano a dure sfide psicologiche e sociali da affrontare.

L’uomo in questo senso si ritrova ad essere non solo carnefice del sesso opposto, ma anche vittima della mentalità che invece dovrebbe giocare a proprio favore, incastrato in un ruolo di potere che gli conferisce numerosi vantaggi ma che lo rende povero e represso, costretto da vincoli sociali a rinchiudere la propria sensibilità e i propri lati femminili.

Un uomo non deve piangere, non si deve commuovere, ma per virtù si può fare un’eccezione eh, anche i più grandi barbari piangono di commozione virtuosa.
L’uomo poi deve farsi rispettare dalla propria donna, non sia mai che sia la donna a decidere qualcosa nella coppia. Che fai, ti lasci mettere i piedi in testa da una che una volta al mese perde sangue?
E poi che fai, non la commenti quella che è passata prima, massì quella con la gonna, cosa sei, frocio?
Un vero uomo, di quelli veri, poi non chiede mica aiuto, i problemi te li devi risolvere da solo, cosa sei, un debole?

Potremmo parlare in questo caso del cosiddetto machismo, dalla parola spagnola macho, che descrive una ridicola ed eccessiva manifestazione di virilità, diretta a esprimere la convinzione dell’inferiorità della donna, come a rappresentare un tentativo grottesco di mantenersi in linea con le pressioni sociali.

Manifestazione femminista a Roma durante il primo giugno del 1976.

Del machismo ad oggi se ne parla ancora troppo poco, ma ben comprensibilmente. Infatti l’attenzione è stata ovviamente concentrata per molto tempo sulla questione femminile, a buon diritto, ma ora è arrivato il momento per gli uomini di abbandonare la propria torre di aggressività e ascoltare le ragioni del femminismo, prenderne le parti e fronteggiare se stessi in una battaglia che salverà entrambi i sessi dalle repressioni, maggiori o minori in cui si ritrovano.

Non bisogna dimenticare ad ogni modo come le caratteristiche dei due sessi siano sì per natura essenzialmente diverse. L’aggressività è tipicamente maschile, così come la sensibilità è tipicamente femminile. Qui non si sta cercando di limare ogni differenza ed appiattire i sessi su di uno stesso livello incolore, ma piuttosto è arrivato il momento di valorizzare ogni caratteristica costruttiva di tutti i vari gender possibili, evitando la categorizzazione per luoghi comuni che tanto grava sopra la nostra testa. Insomma, non dimentichiamoci delle tipiche qualità che ogni sesso può apportare alla società, ma se esse si presentano sotto diverse sfumature, o non si presentano affatto, il problema dove sta?

In questa società i problemi da risolvere rispetto al patriarcato sono ancora molti, e il femminismo sembra, nonostante i diversi atteggiamenti discutibili, aver ottenuto buoni risultati verso la parità dei sessi, ma forse ora è il caso che gli uomini si accorgano che questa forzatura virile entro la propria categoria di macho non sta facendo altro che creare ulteriori problemi, reprimendo tutto quel femminile della propria personalità di cui non abbiamo che da trarre vantaggi per noi stessi. Ben venga l’uomo duro, ma ben venga anche la “femminuccia”.

Su dai non avere paura, sii uomo!

Giovanni Ciceri