Diamo la giusta importanza ai nostri legami? Ci rispondono Aristotele e Kingdom Hearts

Siete sicuri di dare la giusta importanza alle persone che quotidianamente e non, vi stanno accanto? Quanto è difficile per l’uomo creare legami duraturi e sinceri?A questi quesiti ci rispondono Aristotele e Kingdom Hearts

L’uomo ha sempre avuto il timore di rimanere solo. Fin dall’inizio dei tempi, ha sempre cercato di creare dei legami, di unirsi in gruppi, in primis per sopravvivenza, successivamente per creare delle comunità, arrivando a costruire veri e propri villaggi, divenuti poi città,e nei tempi più recenti, vere e proprie metropoli. Questo ovviamente se vogliamo guardare in grande, ma se ci focalizziamo nel nostro piccolo, ognuno di noi sente la necessità di unirsi a qualcuno, ne siamo come completamente obbligati. Ovviamente c’è sempre qualcosa di più profondo nel creare dei semplici legami, c’è qualcosa che si cela dietro a queste unioni, e in molti casi si tratta di un vero e proprio sentimento, una forma d’amore che ognuno di noi prova durante il corso della sua vita, ed è ciò che noi chiamiamo Amicizia. Oggi tratteremo di questo argomento, immergendoci nel pensiero di uno dei pilastri della filosofia, Aristotele, collegandoci ad un videogioco che fa dell’amicizia e dei legami la sua colonna portante, Kingdom Hearts, sviluppato da Square Enix

Il concetto di amicizia in Aristotele

Prima di addentrarci nel pensiero di questo filosofo, vediamo che cosa si intende con il termine Amicizia. Molte sono le risposte e le definizioni a questo quesito, ognuno di noi potrebbe dare una sua definizione a questa apparentemente semplice domanda. Potremmo dire che l’amicizia è un forte sentimento di affetto reciproco tra due o più persone la quale viene considerata una forma d’amore, venendo intesa e percepita come un rapporto alla pari che si basa sul rispetto, sulla stima, sulla disponibilità reciproca e che non pone vincoli nei comportamenti delle persone coinvolte. Oppure, più semplicemente, potremmo dire che l’amicizia è la possibilità di creare ed instaurare dei legami.  Già Platone (maestro e mentore di Aristotele) aveva speculato sul concetto di amicizia, cercando di definire le cause e i principi su cui essa si deve fondare affermando che, in primo luogo, si crea un rapporto amichevole tra coloro che trovano nell’altro segni o abitudini a loro simili, ma smentisce subito questa sua affermazione dichiarando che se i due amici sono tra loro simili, non potranno mai trovare elementi che li completino, dato che ciò che possiede uno l’altro ne è già in possesso. Passa così alla seconda tesi in cui afferma che le persone diventano amici in quanto riscontrano nell’altro caratteristiche opposte alle loro e quindi che  l’uno possa colmare le lacune dell’altro, ma smentisce anche questa, dicendo che le cose opposte non possono essere amiche. Infine, passa alla terza ed ultima tesi in cui afferma che l’amicizia esiste a causa del male e in funzione di qualcosa di buono che il male non può procurare. Ma concentriamoci ora sul nostro filosofo, Aristotele, che ovviamente fa tesoro degli insegnamenti del suo maestro, ma dà una definizione completamente diversa riguardo al concetto di amicizia, esponendo il suo pensiero a riguardo nel  trattato Etica Nicomachea. Tale scritto è diviso in dieci “libri”, quelli che più ci interessano sono quelli che vanno dal VIII al IX che sono dedicati alla trattazione dell’argomento delle diverse sfumature dell’amicizia. Egli descrive questo sentimento come una cosa sia necessaria per vivere, essendo l’uomo un essere sociale, (o meglio un animale sociale), sia bella, perché nessuno potrebbe mai rinunciare a questa:

“E’ un aspetto estremamente necessario della nostra vita, dato che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni”

Ma non è tutto, anzi, Aristotele afferma che le radici di tale tipo di rapporto affettivo si trovano in natura, e infatti sono osservabili in tutte le specie animali viventi. Essendo anche l’uomo,come già detto, un animale, nel proprio profondo “ciascun essere umano sente vicino a sé, e quindi amico, ogni [altro] essere umano”. La volontà di allacciare un rapporto positivo con le persone che di volta in volta incontriamo fa quindi parte del nostro “DNA”, anche se è vero che purtroppo non sempre tale desiderio viene corrisposto, riuscendo così a realizzarsi pienamente. Il filosofo sostiene inoltre che l’amicizia è legata alla virtù, in quanto è una fonte di felicità per l’uomo e chi non ha amici sarà infelice per tutta la vita (come dargli torto, riuscite ad immaginarvi un’esistenza priva di amicizie?). Arriviamo così al punto focale, ovvero alla distinzione tra i vari legami d’amicizia che si possono instaurare tra gli uomini. Aristotele distingue in particolare tra tre amicizie: l’amicizia basata sull’utile (quella più effimera), l’amicizia basata sul piacere, che si trova a metà via tra le due, e infine l’amicizia basata sul bene (la più importante ma anche la più difficile da raggiungere), la vera fonte di felicità. La prima forma di amicizia, come possiamo ben immaginare, è un legame che si instaura al solo scopo di ricavarne qualcosa di utile per noi stessi, ossia al fine di avere un proprio tornaconto personale. In questo caso non siamo in presenza di un rapporto di amicizia vero e proprio, dato che ciò a cui veramente “puntiamo” non è tanto la persona della quale stiamo diventando amici, ma ciò che riteniamo di poter ottenere “sfruttandola”. Il secondo tipo di amicizia si pone su un gradino più alto rispetto al precedente, ma ovviamente non è ancora una forma autentica di amicizia, in quanto in questo specifico caso si è spinti a legare con l’altra persona solo per vivere momenti piacevoli, utilizzando l’altro per svagarsi o divertirsi. Il terzo tipo invece è quello più autentico e duraturo, quello che ogni uomo vorrebbe avere, è l’amicizia basata sulla bontà, quella che Aristotele descriveva quasi come un rapporto di coppia, l’amicizia basata sul Bene. Queste amicizie sono quelle più rare perché richiedono tanto tempo per essere messe alla prova e consolidate.Questo tipo di amicizia è capace di portare al perfezionamento morale di entrambi i soggetti, e quindi non è semplicemente finalizzata all’ ottenimento immediato di qualcosa di utile o di piacevole. Gli amici appartenenti a questa terza tipologia si spronano a vicenda a fare sempre del proprio meglio per l’altro, traendo entrambi un positivo profitto, che potremmo definire quasi  “spirituale” dello stare assieme. Inoltre, a differenza dei primi due tipi, gli amici di quest’ultima tipologia”desiderano allo stesso modo l’uno il bene dell’altro, e sono buoni di per sé”. L’unica utilità che si può riscontrare in questo tipo di amicizia è quella del perseguimento di un obiettivo comune, che è proprio la realizzazione del “Bene” (o come direbbe Aristotele, del raggiungimento del “giusto mezzo” o di un “perfetto equilibrio”) nel proprio modo di pensare, di agire, di comportarsi.

Kingdom Hearts e l’importanza dei legami

Parliamo ora di questo meraviglioso gioco. Credo che sia uno dei pochi videogiochi in cui colui che si trova dalla parte del controller sia in qualche modo completamente immerso nella storia, nei personaggi, nei sentimenti che questo videogioco mette in scena. Parlare della trama di Kingdom Hearts è davvero difficile, dati i vari intrecci, collegamenti ad altri videogiochi, e soprattutto perchè si tratta di un’opera video ludica composta da ben nove capitoli, per questo vi consiglio, se siete interessati a conoscerne meglio la storia, di andare a vedere questo video (https://www.youtube.com/watch?v=5aPEHbv8APQ). Vi basti sapere che, fondendo in maniera eccelsa due universi a prima vista totalmente distanti,quello Disney e quello di Square Enix, (sviluppatore di videogiochi come Final Fantasy 7), il mondo e la storia di Kingdom Hearts ruotano attorno ad una forte contrapposizione tra luce e oscurità: un concetto molto semplice, ma che acquisisce un’interessante piega all’ interno della serie. Nel mondo di Kingdom Hearts tale lotta è rappresentata egregiamente, la luce è una conquista, l’oscurità è più di una tentazione. Nel caso in cui infatti il cuore di un individuo ceda totalmente all’oscurità, questo si trasformerà in un Heartless, un essere senza cuore, totalmente sopraffatto dal suo lato oscuro, un essere vacuo. Il protagonista della storia è Sora, un giovane ragazzo che vive sulle Isole del Destino, un luogo piccolo ed incantato, dove passa le sue giornate insieme a Kairi e Riku, i suoi migliori amici. Egli è il cosiddetto prescelto, colui che riuscirà ad impugnare il Key-Blade e che sarà chiamato ad affrontare questa oscurità per salvare l’intero Kingdom Hearts e i propri amici. Durante questo lungo viaggio si troverà ad affrontare il proprio destino, ma ovviamente non sarà solo, lo affronterà grazie all’aiuto di altrettanti amici (tra i quali, i suoi fidi compagni di avventure Pippo e Paperino) che troverà lungo il suo cammino impervio e pieno di pericoli, ma allo stesso tempo ricco di nuove scoperte e legami, che gli daranno la forza di continuare a lottare per ciò che più gli sta a cuore, l’amore per i suoi amici e il far prevalere la luce sull’oscurità, intenta a divorare l’intero universo. Insomma, se mai ne avrete la possibilità, vi consiglio caldamente di giocare almeno una volta a questo videogioco, posso assicurarvi che ne vale veramente la pena

L’amicizia come legame fondamentale

Il tema dell’amicizia è fondamentale in Kingdom Hearts, è il centro intorno al quale si sviluppa l’intero gioco, e questo ce lo dimostra lo stesso Sora con una frase che ritengo importantissima per capire l’intero universo di questo videogioco

“Io non ho bisogno di un’arma perché i miei amici sono il mio potere!”

Credo che se Aristotele avesse mai potuto giocare a questo stupendo gioco, ne sarebbe rimasto affascinato, a vedere che parte del suo pensiero ha portato alla creazione di un’opera video ludica come questa. Sia Aristotele che Sora ci dichiarano apertamente che l’amicizia è il legame più importante per la vita di ogni individuo, il più duraturo se basato sul raggiungere obiettivi comuni, se basato sul Bene, sulla fiducia reciproca l’uno per l’altro, ma ovviamente, come ci ricorda il nostro amato filosofo, per arrivare a costruire un’amicizia così cristallina e vera ci vorrà pazienza, attenzione e sicuramente voglia di prendersi cura dell’altro. Credo che questa amicizia Sora la rispecchi in maniera perfetta,in particolare attraverso il suo legame con Riku e Kairi. Egli fa di tutto per non perderli e salvarli dall’oscurità, arrivando talvolta a sacrificarsi per loro. Ma questi sacrifici non fanno che alimentare e rendere più solida quest’amicizia, che si rivelerà salvifica per tutti e tre i personaggi e per l’intero Kingdom Hearts. Per concludere, la grande lezione che Aristotele e Sora ci pongono davanti è che talvolta siamo costretti ad aspettare pazientemente se vogliamo ottenere risultati preziosi, soprattutto nel campo delle amicizie, sempre pronto ad offrirci grandi tesori, molto spesso inaspettati, molte volte purtroppo anche deludenti, ma comunque pur sempre preziosi per rimettersi alla ricerca di quei legami così fondamentali per l’uomo, il quale senza quella persona che ogni volta è pronta a tendergli la mano nel momento del bisogno, non sarebbe che un essere umano triste, vacuo, un Heartless potremmo dire. Concludo portandovi un’ultima citazione tratta sempre da Kingdom Hearts, che a mio parere racchiude l’essenza di tutto questo discorso:

“Io sono parte del cuore dei miei amici e loro del mio. i miei amici sono il mio potere ed io il loro”

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