Quando l’Eroe è il Male in persona: ce lo raccontano Leopardi, Carducci e Lucifer

La tradizione biblica ci ha proposto la figura di un Satana infido e crudele. Molti autori, però, hanno deciso di presentarlo diversamente. Scopriamolo con Leopardi, Carducci e la serie tv “Lucifer”.

Il nome Satana viene probabilmente dall’ebraico śāṭān, che significa avversario, nemico. L’etimo, in realtà profondamente dibattuto, dipinge già perfettamente la natura malevola dell’Angelo Caduto. Ma sono possibili altre interpretazioni del mito biblico?

“Perché sei caduto dal cielo?”: le risposte nelle letterature europee

La domanda citata sopra è formulata nella Vulgata di Girolamo (nel libro di Isaia) con l’espressione latina Quomodo cecidisti de caeli?”. Appare quasi superfluo soffermarsi sulla storia biblica: per sommi capi Satana è un angelo che, volendo rovesciare il trono di Dio, guida una ribellione che originerà, prima della nascita dell’uomo, l’Inferno e il concetto di Male.

Nel 1667 John Milton pubblica una sua personale risposta alla domanda di Isaia nei dodici libri del poema epico Paradise Lost: qui Satana viene presentato per la prima volta come personaggio dinamico, carico d’orgoglio e di odio per la condizione servile. Il personaggio miltoniano, anticipazione dell’Antieroe romantico, cattura subito ed innegabilmente la simpatia del lettore.

Nel 1800 diversi intellettuali europei parteciparono a questa rivoluzione ideale, molto spesso con risvolti anticlericali. Nei Consigli di Satana ai Gesuiti il francese Quinet rimprovera aspramente il clero, colpevole di aver scacciato Satana, cioè il progresso. Michelet, nella sua trattazione La Strega descrive come un’atroce ingiustizia la cacciata di Lucifero dal Paradiso. L’anarchico Proudhon paragona Satana addirittura ad un martire politico, condannato per la ricerca della libertà (come scrive in Critica e proprietà dello Stato, nel 1866).  Michelet, Proudhon e Quinet furono, probabilmente, influenze fondanti anche per Giosuè Carducci, del quale più avanti nell’articolo vedremo l’opera.

L’Inno ad Arimane di Leopardi: il Male come principio

A dispetto delle idee degli autori precedentemente citati, la proposta figurativa che Leopardi presenta nel suo Inno ad Arimane, uscito postumo a cura (non a caso!) di Giosuè Carducci, continua ad essere negativa. Arimane, vale la pena di ricordarlo, è la divinità zoroastriana che corrisponde al principio delle Tenebre. Leopardi è autore di un rituale di rovesciamento poetico, blasfemo più di ogni altro suo pessimismo, che divinizza il Male come principio primo ed ultimo di ogni cosa. Egli rifiuta di accettare Ahura Mazda, principio della Luce nel dualismo zoroastriano, mettendo in risalto una sorta di diabolico monismo. La sua non è una preghiera ieratica in cui Arimane, il demonio, viene incensato, ma nei suoi versi viene addirittura maledetto.
L’unica richiesta che l’autore presenta al Diavolo, dichiarandosi suo massimo apostolo e cantore, è quella di dargli la morte. Non più dunque la conoscenza e la magia richieste dal Dottor Faust di Marlowe, non più la fama, la ricchezza o la vita eterna. Il patto leopardiano non chiede al Male nient’altro che il Male per eccellenza: la morte. Da segnalare, soprattutto, il fatto che questo scritto non appartenga alla fase leopardiana nella quale si mette in luce la Natura come matrigna. L’Inno ad Arimane dipinge, quindi, questa visione del Male irredimibile come intrinseca nella poetica leopardiana.

Re delle cose, autor del mondo, arcana

malvagità, sommo potere e somma

intelligenza, eterno

dator de’ mali e reggitor del moto,

io non so se questo ti faccia felice, ma mira e godi

L’Inno a Satana di Giosuè Carducci

Nel 1863 Carducci pubblica un inno nella forma del brindisi, che egli stesso definirà come chitarronata. Il tema, probabilmente influenzato dai testi letti durante il suo primo periodo di affiliazione alla Massoneria (fra le quali i già citati Michelet, Proudhon e Quinet), presenta il Demonio come padre e autore del progresso, esaltando soprattutto gli elementi anticlericali tipici del suo pensiero giovanile. All’oscena lode diabolica partecipano le streghe, gli alchimisti e i maghi, ma anche gli eretici Wycleff e Huss, fra’ Girolamo Savonarola e Martin Lutero. La poesia carducciana è una condanna alla condanna: si esaltano i piaceri della carne, le gioie terrene e la materialità tanto condannate dalla Chiesa del suo tempo, ma soprattutto un’illuministica razionalità che vede Satana, il ribelle, come icona più che divinità.

Persino il ritmo della poesia, in strofette di quinari sdruccioli e piani composti secondo lo schema ABCB, è incalzante e veloce quasi come una provocatoria epica germanica di wagneriana memoria. Satana, ossia il paganesimo, appare come sconfitto dal pensiero dominante di condanna del Cristianesimo e sopravvissuto grazie all’accoglienza nel corpus tradizionale della plebe. Ma adesso le eresie, così considerate, sembrano avere la meglio: piena è l’etade, scrive Carducci. Satana può rinascere e portare il progresso ai popoli.

A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,

Tra le odorifere
Palme d’Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.   

Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l’agapi
Dal rito osceno

Con sacra fiaccola
I templi t’arse
E i segni argolici
A terra sparse?    

Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.      

Importante, anche se non necessario ai fini dell’interpretazione del testo, è sottolineare che questo brindisi fu composto (a detta dell’autore) in una sola notte. Questa immagine concitata dello scrittore, chino a lume di candela sulla scrittura di questa provocazione blasfema e scomoda, ci offre in parte il ritratto della sua oscura e quasi incomprensibile genialità.

Satana ritorna come eroe: Lucifer Morningstar, detective e Diavolo

Innumerevoli nel tempo le citazioni del Demonio e della sua storia sotto tutti i punti di vista. Il cinema, le arti figurative e letterarie, persino la musica hanno ripreso il concetto più volte, ma sicuramente una visione contemporanea originale è quella tratteggiata dalla serie TV Lucifer, prodotta da Kapinos nel 2016 e tratta dall’omonimo fumetto di Mike Carey. In questa serie Lucifer Morningstar (Stella del Mattino è un tradizionale attributo demoniaco) è un Satana annoiato, costretto all’Inferno dal sadico progetto costrittivo di suo padre, Dio.

Con il demone Mazikeen decide di trasferirsi sulla terra, dove inizia a scoprire gli umani nel suo personalissimo club di lusso, il Lux. La sua influenza sulla città è ben nota, resa forte dalle abilità soprannaturali di persuasione e seduzione. Il caso, che in questa serie appare superiore persino al ruolo di Dio, lo porterà a conoscere la detective Chloe Decker con la quale collaborerà per la risoluzione di diversi casi criminali sfruttando ancora le sue doti.

L’assenza di Satana dall’Inferno è per Dio un grave problema, in quanto lo squilibrio causato dall’assenza di un punitore non garantisce il corretto funzionamento dell’ordine cosmico: frequenti, infatti, le incursioni dell’Arcangelo Amenadiel, tutte senza successo. Lucifer è ormai un umano e vuole vivere fra gli umani, ribellandosi una seconda volta al ruolo al quale il padre lo ha affidato senza lasciargli possibilità di scelta. Come nella prima ribellione, Lucifero rifiuta di chinare il capo ai disegni dei superiori e traccia da solo il progetto della sua vita. Un inno alla ribellione e all’indipendenza.

Non importa, in ogni caso, il modo in cui la figura diabolica si interpreti e si veda: sia come icona di libertà che come Male assoluto fine soltanto alla rovina del genere umano, è innegabile il fascino che questa figura ha esercitato su schiere e schiere di santi e dannati, artisti e teologi, letterati e filosofi.

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