Perché (quasi tutti) i barili esplosivi dei videogiochi non dovrebbero poter esplodere

Sono dappertutto, fanno un gran casino, ma non dovrebbero neanche funzionare. Non tutti, almeno.

Pure Donkey Kong ce li ha. Ed è un gioco in cui interpreti una scimmia.

Se c’è qualcosa, nel mondo dei videogiochi, che può essere definita un cliché presente da praticamente sempre, senza litigare con nessuno, è probabilmente l’occasionale barile esplosivo posizionato in posti convenienti. Quello che salta in aria se colpito da un proiettile o, in certi titoli, da qualsiasi cosa esistente. Bene, se da una parte sono una meccanica di gameplay molto divertente e che aggiunge una buona dose di dinamicità e a volte anche strategia al combattimento, se messi sotto la nostra lente d’ingrandimento dell’overthinking scientifico evidenziano una piccola criticità: non possono funzionare, non funzionano, non funzioneranno mai. Almeno, gran parte di essi. Vediamo il perché, con qualche esempio di barili che hanno un senso logico che tende allo zero, e altri che forse potrebbero avere un effetto simile ad un’esplosione.

Provate a dirmi che non avete mai giocato un videogioco con uno di questi.

The Big Boom Theory

Prima però va fatta un riassuntino sul concetto di esplosione, così da avere gli strumenti necessari per capire gli esempi successivi. Dunque, secondo Wikipedia, un’esplosione è “un improvviso e violento rilascio di energia termica e meccanica a partire da un accumulo di pressione, energia chimica, energia elettrica o nucleare, generalmente accompagnato dalla produzione ed espansione di gas ad altissima temperatura“. Ora, questo effetto è ottenibile sotto determinate condizioni, che ovviamente hanno a che fare con la generazione (nel caso dei barili) di una reazione chimica, prima di tutto, ovvero la combustione, e in seguito di un fenomeno meccanico, ovvero la rottura del contenitore. Quindi, abbiamo detto combustione, perciò abbiamo bisogno di combustibile, la roba che brucia e che varia da caso a caso, e di comburente, ruolo che in genere è coperto dall’ossigeno. Poi ci serve un innesco, ovvero una sorgente di calore che causi la condizione giusta affinché la combustione possa avere luogo. Coperta la prima parte, occupiamoci ora della seconda: l’esplosione meccanica, la rottura del contenitore, dovuta all’elevata pressione generata dal gas in rapida espansione. Per far esplodere per davvero questi recipienti, però, abbiamo bisogno che la pressione in questione si accumuli sulle sue pareti, essendo questo essenzialmente fatto apposta per contenere le pressioni standard. Questo cosa vuol dire? Che il nostro barile deve necessariamente essere chiuso. Ora che abbiamo tutti i parametri, buttiamoci negli esempi: prima uno che non funziona assolutamente, poi uno che ci va vicino.

Si tratta del famoso “Triangolo del Fuoco”.

BOOM Eternal

Per il primo esempio andiamo a scomodare sua maestà il Re e Pioniere degli FPS, DOOM. Non prendo in considerazione il maestoso ultimo capitolo Eternal perché nella nuova serie reboot hanno sostituito alcuni dei vecchi barili con degli strani contenitori infuocati, roba dell’inferno che non ho modo di capire, e altri gli hanno un po’ sistemati. Ma il primo della saga, l’originale, il concetto di barile esplosivo lo ha letteralmente inventato: a quanto pare il capitolo del 1993 è stato il primo gioco in assoluto ad implementare la meccanica dello ‘spara all’oggetto colorato e guarda l’esplosione‘ che poi si è diffuso nel gamedesign FPS come un virus. Quindi, potreste pensare, avendoli inventati, li avranno fatti bene: si, dal punto di vista del gameplay, ma assolutamente no dal punto di vista fisico. Il manuale di gioco dice questo: “Exploding barrels: Scattered around the base are drums containing toxic waste.“, indicando il contenuto come “toxic waste”, ovvero rifiuti tossici, che, essendo specificato nella lore di DOOM che la base marziana nel quale è ambientato è più che altro un deposito di residui nucleari, possiamo interpretare come scorie radioattive. Primo problema allora: le scorie radioattive NON sono infiammabili, genericamente, e dunque si violerebbe il primo principio che ci siamo imposti, quello della presenza di un combustibile. Ma anche ipotizzando che lo fossero, i problemi mica finiscono qui: osservate l’immagine che c’è sotto. Il barile è aperto. La pressione non può accumularsi, e il contenitore non si distrugge. Andiamo avanti? Ipotizziamo di chiudere il barile: non funziona ancora, perché il barile è pieno, e questo limita parecchio la presenza di comburente. Quest’ultimo punto è leggermente più complicato da notare a logica, ma è subito individuabile se si usa l’ossigeno come esempio. In un contenitore chiuso riempito quasi fino all’orlo rimane poco spazio libero al di sopra del liquido, e questo spazio viene tendenzialmente riempito dai fumi generati dal liquido stesso, in quanto spesso altamente volatile. Risultato: poco spazio per l’accumulo di ossigeno, dunque poco comburente, dunque bassa probabilità di combustione. L’unica cosa che è possibile è la generazione di un innesco, una scintilla, dovuta all’attrito di un proiettile che si scontra con il metallo del barile, ma questo evento non è cosi probabile, in realtà. Quindi, dati alla mano, quel coso non dovrebbe esplodere. Ma data la cafonaggine che è DOOM, lo si accetta lo stesso.

Questi sono i barili del primo DOOM. Notate cosa non va?

Just Boom 4

A proposito di cafonaggine, usiamo un altro gioco che fa di questa caratteristica un vanto: Just Cause, serie che essenzialmente ha avuto la distruzione di qualsiasi cosa all’orizzonte come elemento principale di gameplay fin dal primo capitolo. L’ultimo, il quarto, ha tra i suoi oggetti distruttibili anche dei barili di benzina. Barili che, a differenza di quelli di DOOM, potrebbero funzionare come nel gioco…più o meno. Mi spiego. Prima di tutto, sono di benzina, e non di scorie radioattive non infiammabili, quindi ipoteticamente avremmo già il nostro combustibile. L’innesco con un proiettile rimane poco probabile ma comunque possibile. Sono chiusi, il che risolve anche il problema dell’accumulo di pressione. Ma soprattutto, non sono pieni: lo possiamo notare perché sono abbastanza leggeri in game, e sono facilmente trasportabili con l’arsenale di oggetti a disposizione del protagonista. Potremmo quasi pensare che siano vuoti: sarebbe un male? No, anzi. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, più un barile è vuoto, e più è alta la possibilità che esploda. Questo accade per via della miscela di gas all’interno: affinché avvenga una combustione per il giusto periodo di tempo, ci deve essere la giusta concentrazione di ossigeno e di gas evaporato. Dal momento che è necessaria una consistente quantità di ossigeno per la reazione, un barile vuoto, ma che ha ospitato della benzina, potrebbe contenere del gas residuo sufficiente per causare un’esplosione se sottoposto alle giuste condizioni: può succedere, infatti, che uno di questi contenitori esploda quando viene tagliato. Quindi, quelli di Just Cause 4 si comporterebbero allo stesso modo nella realtà? Tendenzialmente no. Ci sono altri fattori che non abbiamo preso in considerazione, come per esempio la temperatura, che determina la concentrazione di gas necessaria per la combustione. Ma nelle giuste condizioni, può succedere. A differenza dei barili esplosivi di Diablo, che possono essere fatti saltare in aria con un colpo di spada. Quello NON è possibile.

Rico, l’allegro terrorista protagonista del gioco, di fianco ad un paio di barili in Just Cause 3.

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