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Quanto è ricco il concetto di inclusione sociale? Rispondono “La Bella e la Bestia” e Martha Nussbaum

Quanto è ricco il concetto di inclusione sociale? Rispondono “La Bella e la Bestia” e Martha Nussbaum

Sentiamo spesso parlare di diversità ed inclusione, a scuola e nella vita di tutti i giorni. La Bella e la Bestia e Martha Nussbaum  ci dicono quanto dobbiamo lottare per conquistare tali ideologie.

Alzi la mano chi di noi non ha visto, almeno una volta nella vita, il film targato disney, La bella e la bestia. Questa romantica fiaba ha fatto sognare grandi e piccini sin dal 1991, anno in cui appare sugli schermi. La bella e la bestia non solo è il primo film d’animazione a superare l’ostacolo della nomination all’oscar, ma anche l’unico ad occupare quel gradino fino al 2010. La magia che accompagna la fiaba in tutte le sue sfumature non sembra essere ancora svanita, tanto che, a distanza di ben ventisei anni, il regista Bill Condon decide di riproporla in un nuovo film, uscito nelle sale cinematografiche nel 2017. Come ogni fiaba che si rispetti, La Bella e la Bestia, in entrambe le sue versioni, ha qualcosa da insegnare a tutti noi. È la storia di un legame burrascoso ma anche profondo tra due individui all’apparenza molto diversi, divisi dalle barriere sociali e uniti dall’esperienza reale di un sentimento vissuto in prima persona. La giovane Belle si innamora della bestia solo in un secondo momento, dopo aver compreso, nel suo piccolo che il valore di qualcuno non sta nell’apparenza o nell’etichetta che la società le ha assegnato. Il film, per chi non lo avesse mai guardato in questa chiave, non è solo una storia d’amore fiabesca, è anche lo specchio di una società che troppo spesso enuncia valori d’inclusione e poi si dimentica di perseguirli. A questo proposito, la filosofa e accademica Martha Nussbaum direbbe che non è Belle a mostrarsi coraggiosa nell’opporsi al suo popolo pur di salvare la bestia, ma che esso è ancora troppo ingenuo per riuscire a cogliere cosa si cela in realtà dietro a quella creatura.

Martha Nussbaum

 

Una definizione da non dimenticare

Il termine “inclusione sociale” si pone il fine ultimo di garantire a ciascun individuo l’inserimento all’interno della società, indipendentemente da elementi limitanti. Già letteralmente il termine ‘inclusione’ ci fa pensare all’atto di racchiudere un elemento all’interno di un insieme. In ambito sociale esso allude all’appartenenza di ciascuno ad una realtà più ampia, ad una società, ad un’istituzione. In questo senso le differenze di razza, sesso, religione, cultura, così come la presenza di handicap, si configurano come elementi che, almeno in linea teorica, non dovrebbero separare gli individui. Tuttavia la discriminazione per uno di questi motivi può avere luogo in diversi ambiti, quali scolastico, politico, sociale. L’obbiettivo che si pongono i modelli di inclusione sociale è proprio quello di eliminare definitivamente la presenza di barriere all’interno della società. Ciò che va sottolineato, è che non si intende eliminare le differenze livellandole, quanto fornire gli strumenti per garantire uno stato di benessere, in cui esse non costituiscano un ostacolo per l’individuo bensì un’opportunità. La domanda che viene spontaneo porsi è la seguente: una disabilità può davvero giungere ad essere vista, dall’individuo che la vive, come un’opportunità? La bestia chiusa nell’isolamento del suo castello, vive la sua condizione con rabbia e con la remota speranza che qualcosa possa cambiare la sua sorte prima che la rosa, in grado di spezzare l’incantesimo, perda l’ultimo petalo. Tuttavia è proprio la sembianza di bestia che permette al giovane principe di incontrare l’amore vero ed abbandonarsi ad esso in maniera sincera e autentica.

Emma Watson e Dan Stevens interpretano la Bella e la Bestia nel film del registra Bill Condon

 

Tutelare le capacità umane

Martha Nussbaum, attualmente docente di diritto presso l’università di Chicago, ha dedicato molti anni della sua ricerca ad un progetto che fosse in grado di porre, in un rapporto unitario, l’universalismo dei diritti umani con la capacità di intervenire nelle diversità delle situazioni e dei bisogni effettivi di ciascuno. Il risultato più grande può dirsi quello di essere giunta ad una definizione di ‘capacità umane‘ che racchiude al suo interno questa duplicità. Come tenere saldamente insieme quest’ambivalenza? Nel mondo, dice la Nussbaum, il numero di persone bisognose è altissimo e trovare una soluzione a livello transnazionale per garantire vita, salute ed integrità ad un numero sempre più ampio di persone, è davvero difficile. Le capacità sono in tutti gli esseri umani ma se queste non vengono coltivate, o mancheranno alla persona o si mostreranno sterili. Martha Nussbaum ci sta dicendo che c’è sempre qualcosa da ricercare in chiunque e che il problema molto spesso, è che questa sfumatura non viene colta. La studiosa indirizza la sua riflessione in modo particolare all’ambito scolastico e tuttavia questo non dovrebbe sorprendere. È proprio in questa fase della vita che ciascun uomo si avvia a perfezionare sé stesso e per farlo, come sappiamo bene, necessita sostegno e fiducia. Ciò che sottolinea qui la filosofa è che ancora oggi, troppo spesso, un ragazzo portatore di handicap o, giusto per fare un esempio, affetto da disturbi specifici dell’apprendimento, rischia di essere giudicato non abbastanza intelligente o svogliato.

Il valore dell’empatia

Si definisce empatia quella capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui. Il significato etimologico del termine è “sentire dentro”, come se dentro di noi fossimo in grado di percepire le emozioni degli altri, in una determinata situazione che la vita ci pone davanti. Si tratta di un’esperienza umana che ci fa sentire un po’ meno distanti dagli altri. Ne siamo tutti capaci? Martha Nusbbaum direbbe di sì, poiché in quanto esseri umani siamo portati a provare emozioni per noi e per chi ci sta attorno. Eppure molti di noi sentono di non riuscire a comprendere gli altri fino a tal punto da porsi nei loro panni. Come per tutte le cose che affrontiamo nel corso della vita, ci vuole esercizio e forza di volontà. In fondo, nessuno di noi riesce da solo a trasformare le proprie diversità in opportunità. La bestia scopre, nel proprio animo, una bontà mai conosciuta prima, grazie all’arrivo presso il proprio castello della giovane Belle. E dal canto  suo, la stessa Belle scopre qualcosa di sé, ella impara a lasciarsi andare alla vita. L’incontro con l’altro è sempre un arricchimento. L’empatia, in questo senso, è quella dote che mancava agli abitanti del villaggio di Belle quando, convinti che la bestia fosse una creatura pericolosa, decisero di avviarsi armati al suo castello. A questo proposito vale la pena sottolineare una frase pronunciata da Gaston, colui che per orgoglio voleva a tutti i costi sposare Belle.

Sei innamorato di lei, Bestia? Credevi davvero che avrebbe scelto te quando poteva avere uno come me?

Certo, al momento dello scontro nessuno di noi avrebbe tifato Gaston, tuttavia a ben guardare, potremmo notare che dietro a questa frase, è nascosta la visione con cui noi stessi interpretiamo le cose. Altrettanto in grado di fare breccia nei nostri cuori è la risposta di Belle a Gaston:

Non è un mostro, tu lo sei

La realtà non sempre è come appare e questo dovremmo ricordarlo un po’ tutti. Il percorso verso l’applicazione sincera e profonda di quei principi di inclusione sociale è ancora lungo ma ciascuno di noi può fare la sua parte, innanzitutto, cambiando il suo modo di giudicare le cose.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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