L’imperium ricorre ad armi biologiche negli exterminatus, ma come funzionano queste armi nella realtà?

Ancor più che la conflagrazione nucleare una delle armi più terrificanti negli effetti è sicuramente quella biologica. L’imperium dell’uomo in situazioni disperate come invasioni  tiranidi o di orki si è trovata spesso ad usarle. Ovviamente nella realtà esiste un equivalente, ma di portata minore, ossia virus o agenti microbiologici altamente aggressivi.

 

L’INQUISIZIONE IMPERIALE APPROVA QUESTO ELEMENTO, L’IMPERATORE CI PROTEGGE!

Quanti tra videogiochi, libri, serie tv e film hanno sfruttato l’escamotage dell’apocalisse portata dalle malattie? Sarà un po’ una fobia rimasta nell’,,aginario collettivo dalla peste del Manzoni, chissà! Sta di fatto che queste armi esistono e sono una spada di Damocle sulla capoccia di tutti.

 

In realtà non si tratta di una prerogativa unicamente dell’Imperium, infatti anche razze xeno come i Tiranidi, gli Eldar (specie gli oscuri) e ovviamente i rinnegati possiedono simili armi. Basti pensare alla Guardia Della Morte che asservita al dio della peste Nurgle si diverte a creare nuove nebbie tossiche e piaghe da riversare sulla galassia.

Queste armi trovano largo impiego già durante l’eresia di Horus negli intorni del trentesimo millennio. Come sul pianeta Istvaan III dove le forze lealiste delle legioni dei figli di Horus, sotto il comando del capitano Garviel Loken e Tarik Torgaraddon, Figli dell’Imperatore, sotto il comando di Saul Tarviz,  ed Ehrlen,

capitano dei Divoratori di mondi, si trovarono ad affrontare i loro stessi primarchi traditori e vennero bombardati con una tremenda bordata di siluri virali volti a distruggere tutte le forze lealiste. Sedici milioni di individui morirono in questo modo.

Queste sfuggirono, riparandosi in bunker sicuri all’ultimo minuto e ripresero la battaglia contro i traditori.

Nel quarantunesimo millennio (ormai quarantaduesimo in verità) si usano in modo di evitare di bruciare tutto il pianeta, tuttavia questo non risparmia di ridurre tutta la biosfera al completo deserto.

 

 

 

 

 

 

 

Un po’ di storia:

Con arma biologica si intende l’utilizzo di microrganismi patogeni per il ferimento e/o l’uccisione degli eserciti e dei civili durante una guerra, una guerriglia o una rappresaglia. Come ogni arma, ha sia evidenti vantaggi che svantaggi altretanto evidenti; i vantaggi sono l’enorme efficienza letale e il basso costo (secondo alcune stime colpire 1 Km2 costerebbe 2000$ con le armi convenzionali, 800$ usando armi nucleari, 600$ usando agenti chimici e soltanto 1$ con gli agenti biologici), mentre tra gli svantaggi si annoverano l’imprevedibilità nell’uso (prevalentemente dovuto alle condizioni atmosferiche) e la reazione d’orrore che un loro impiego causerebbe a livello globale. Tra gli agenti biologici prevalentemente utilizzati spiccano i batteri, ma anche virus. Al contrario di quanto si potrebbe pensare , le armi biologiche non sono una “invenzione” moderna, ma esistono fonti che ne testimoniano l’utilizzo anche in tempi più antichi. Andrò ora a descrivervi, prendendo in esame i vari periodi, le modalità di utilizzo di queste armi.

Il documento più antico a noi giunto riguarda i Romani: l’utilizzo di carcasse animali per inquinare le riserve idriche nemiche aveva il duplice scopo di diminuire il numero dei nemici e fiaccarne il morale. Tuttavia è tra il 1346 e il 1347 che si mostra per la prima volta la notevole efficienza delle armi biologiche: la colonia genovese di Caffa, sulle rive del Mar Nero, è assediata dai Tartari, attratti dalle sue ricchezze. In quelperiodo la peste stava mietendo vittime ad Est (Tana, Saraj e Astrakhan, città nell’attuale Russia, erano già state colpite) e di conseguenza alcuni tra gli assedianti Tartari erano stati contagiati. L’idea degli assedianti fu di catapultare i morti di peste all’interno delle mura di Caffa. Gli abitanti fecero del loro meglio per sbarazzarsi dei corpi infetti gettandoli in mare, ma inutilmente. Inoltre le pulci vennero involontariamente trasportate da Caffa nelle navi in fuga dalla città dirette al resto d’Europa e, secondo alcuni storici, questa sarebbe stata la causa della Morte Nera che flagellò il continente in quegli anni. Il più grande: nella mia testa non finiva così della storia.

Un caso celebre fu nella scoperta dell’America. Infatti è ben noto che i conquistadores portarono nel Nuovo Mondo le malattie europee e che queste facilitarono notevolmente la conquista del Nuovo Continente. Infatti gli Indios si video arrivare addosso malattie contro le quali non avevano anticorpi, specie il morbillo. E’ sicuramente meno noto ciò che inglesi attuarono durante la guerra franco–indiana, ovvero il fronte nordamericano della guerra dei sette anni (1756-1763). Durante l’ultimo anno di guerra gli inglesi, guidati dal generale Jeffrey Amherst, diedero come “dono d’amicizia” agli indiani fedeli ai francesi coperte infette provenienti da Fort Pitt, che era stata colpita da un’epidemia di vaiolo. Il generale scrisse di “utilizzare qualsiasi altro metodo utile ad estirpare questa esecrabile razza”. Tale metodo fu letale: le tribù furono decimate.

Ma è nel ‘900 che queste armi letali e controverse hanno avuto “maggior successo”, e l’argomento diventa così ampio da non poter essere trattato nello spazio, purtoppo ridotto, di un articolo. Nel 1918 il Giappone fonda l’unità 731, adibita alla guerra biologica. Nel 1931 questa unità, a seguito dell’espansione giapponese in Manciuria, si trasferisce in territorio cinese per avere “un’infinita scorta di materiale umano per esperimenti”, e nel 1941 diffonde la peste su parte della Cina. L’anno successivo gli USA avviarono il loro programma di guerra biologica e nello stesso anno i nazisti iniziarono a studiare i parassiti trasportati dagli insetti. Nel 1944 con l’Italia già parzialmente in mano agli Alleati, i Nazisti in ritirata liberarono su ordine di Himmler delle zanzare infettate con Plasmodium falciparum, il plasmodio della malaria. Il contagio dilagò a macchia d’olio, ed i casi di malaria nella zona in esame, le paludi pontine da poco bonificate dal Fascismo, aumentarono dai 1.217 del 1943 ai 54.929 dell’anno successivo, su una popolazione di 245.000 persone. L’Unione Sovietica iniziò invece il suo programma di sviluppo delle armi biologiche nel 1928, quando, a seguito di un’epidemia di tifo avvenuta tra il 1918 e il 1921, il Consiglio Militare Rivoluzionario decretò lo sviluppo di un’arma che sfruttasse questa patologia come arma non convenzionale.

l 26 marzo 1975 entrò in vigore la Convenzione per le Armi Biologiche (in inglese Biological Weapons Convention,), evoluzione del Protocollo di Ginervra del 1925, che vieta lo sviluppo e lo stoccaggio di armi biologiche e tossiche. Nell’articolo 1 si legge infatti:

«Ogni Stato parte della presente Convenzione si impegna in nessun caso a sviluppare, produrre, stoccare o altrimenti acquisire o mantenere in vigore:

  • Agenti microbiologici o biologici, tossine, qualunque sia la loro origine o metodo di produzione, dei tipi e nelle quantità che non hanno alcuna giustificazione per profilassi, protezione o altri scopi pacifici;

  • Armi, equipaggiamenti o vettori destinati all’uso di tali agenti o tossine a fini ostili o in conflitti armati»

     

Tuttavia, esistono anche casi in cui i microrganismi non furono utilizzati come arma, ma come esperimento clinico segreto. Il caso più noto è sicuramente lo studio sulla sifilide di Tuskegee, che si svolse tra il 1932 e il 1972 ai danni di ignari cittadini afroamericani. Oggetto dello studio fu l’evoluzione naturale della patologia non curata sulla popolazione della cittadina di Tuskegee. Quando questo studio venne scoperto, gli scandali che conseguirono portarono all’emanazione di regolamentazioni sulle sperimentazioni umane e alla formazione di enti ed istituti che verificassero la correttezza delle prassi.

La minaccia dei giorni nostri riguarda invece il bioterrorismo: il 18 settembre 2001, una settimana dopo la caduta delle Torri Gemelle, pacchi contenenti spore di Bacillus anthracis furono spediti ad uffici giornalistici e ai due senatori del Partito Democratico,Tom Daschle e Patrick Leahy. Questi attacchi all’antrace causarono la morte di 5 persone e l’avvelenamento di altre 17.

Ancora, nel maggio 2013 l’allora presedente degli USA , Barack Obama, riceve una busta contenente ricina, una proteina naturale estratta dal Ricinus communis, la qualecausa morte cellulare bloccando l’attività di sintesi proteica dei ribosomi. La ricina viene considerata da alcune fonti il veleno naturale più efficace noto, la Dose Letale media è infatti di solo 0,2 mg.

Un focus sugli agenti microbiologici più usati:

Chiaramente non parleremo di tutti, ma dei miei preferiti, perche? Be, semplice il blog è il mio. Partiamo quindi da una vecchia amica, il bacillo Yersinia pestis.

Peste per gli amici si tratta di un coccobacillo, Gram negativo privo di spore, ed è l’agente eziologico delle tre forme di peste, in ordine di mortalità crescente: Bubbonica, Polmonare, Setticemica.  La Bubbonica in realtà giunge a noi tramite un parassita, ossia la pulce del comune ratto nero e va a creare vistosi rigonfiamenti nei linfonodi, specie ascellari, nell’inguine, nelle cosce e nelle zone adiacenti il punto dove si è stati morsi. Il linfonodo si infiamma formando un bubbone, cioè un rigonfiamento edematoso il cui interno evolve formando un accumulo emorragico e necrotico. Ciò è la conseguenza del fatto che il batterio continua a sopravvivere anche dopo essere stato fagocitato dai leucociti e si accumula all’interno del linfonodo, riproducendosi e producendo tossine beta-bloccanti e in grado di bloccare alcune risposte immunitarie. Nei casi gravi, l’infezione si propaga nell’organismo, dando luogo alla peste setticemica che è comodamente in grado di uccidere una persona anche in un solo giorno, con febbri astronomiche, insufficienza cardiaca, diventa infatti una patologia multi-organo e necrosi, specie nei tessuti periferici che appaiono gonfi e violacei.

Una forma alternativa di peste è quella polmonare, più mortale della bubbonica ma meno della setticemica. Si tratta infatti sempre della derivazione della bubbonica, ma ha ovviamente come focus l’apparato respiratorio. E’ caratterizzata da un abbassamento della temperatura, difficoltà respiratorie e a seguito complicanze neurologiche. Se non curata porta quasi sicuramente alla morte per un acuto edema respiratorio. Il trattamento prevede cloramfenicolo, sulfamidici, tetracicline e svariati altri antibiotici che grazie al cielo abbiamo scoperto negli ultimi 200 anni.

Il Marburg: lo metto perchè è poco conosciuto e ha la simpatica abitudine di stroncare un essere umano adulto in 72h. Isolato nel laboratorio del piccolo paesino di Marburg si tratta di una delle più papabili risorse spese per la produzione di armi biologiche. Si tratta di un virus a ssRNA-, quindi della quinta famiglia dei virus ( tutte le bestiacce più brutte e cattive arrivano da li) appartiene alla sottoclasse più bastarda di tutte, ossia i filovirus, dove troviamo anche Ebola. Il serbatoio del virus di Marburg è il pipistrello della frutta africano, Rousettus aegyptiacus, che abita nelle caverne ed è molto diffuso in Africa. I pipistrelli della frutta infetti dal virus Marburg non mostrano sintomi visibili della malattia. Si tratta di una malattia emorragica grave e altamente fatale. Questi filovirus sono tra i patogeni più virulenti che possono infettare le persone. Sono malattie rare, ma hanno la capacità di causare epidemie drammatiche ad elevata mortalità. Si tratta infatti di un virus capace di colpire sia le scimmie che gli umani, quindi in realtà dovremmo riferirci ad esso come ad una zoonosi.

Ebola: sempre per rimanere sul filovirus del discorso (era pessima lo so). La malattia da virus Ebola è una zoonosi. I vettori naturali del virus sono dei pipistrelli frugivori della famiglia dei Pteropodidae che vivono principalmente in Africa (allegri animali da compagnia) Le scimmie e alcune antilopi possono servire di vettori intermedi. Per gli essere umani, il contagio può avvenire indirettamente ingerendo frutti contaminati, oppure direttamente al contatto con i pipistrelli e i loro escrementi. Il virus si trasmette anche in modo diretto tramite i fluidi corporei (soprattutto il sangue, il vomito e gli escrementi) di esseri umani o di animali infetti e malati, vivi o morti.  esistono 5 ceppi: Bundibugyo ebolavirus, Reston ebolavirus, Sudan ebolavirus, Tai Forrest ebolavirus (che sostituisce il nome precedente Costa d’Avorio) e Zaire ebolavirus. Potenzialmente questi virus potrebbero essere utilizzati come arma biologica: come agenti di bioterrorismo, per l’alta mortalità e la mancanza di vaccini e terapie adeguate, questi virus sono classificati di categoria A, agente di rischio biologico di livello 4. L’efficacia come agente di guerra biologica dei virus di questo genere è tuttavia compromessa proprio dall’elevata mortalità e dal livello di contagio: un’epidemia tipica potrebbe diffondersi attraverso un piccolo villaggio o ospedale, contagiando l’intera comunità senza poter trovare altri ospiti potenziali, morendo quindi prima di raggiungere una comunità più ampia. Gli ebolavirus sono stati presi in considerazione dai membri della setta giapponese Aum Shinrikyō, il cui leader, Shōkō Asahara, inviò circa 40 membri in Zaire nel 1992, i quali si finsero di supporto medico alle vittime dell’ebola, presumibilmente nel tentativo di acquisire un campione virale con finalità terroristiche.

Basta con i virus, parliamo di nuovo di batteri!

L’Antrace! (che per altro, non per mettere ansia, ma se si alzassero troppo le temperature potrebbero liberarsi dai ghiacci i cadaveri degli animali che in passato ne morirono…). In realtà ha già fatto più volte la propria comparsa nella storia, prima come piaga d’Egitto, poi in quella che venne detta Peste di Atene, che in realtà era antrace, o come detto anche Carbonchio, dal colore scuro che fa prendere ai tessuti. L’antrace si presenta in 89 ceppi. Il più noto è il ceppo Ames, impiegato negli attacchi terroristici del 2001-2002 negli Stati Uniti.Il ceppo Vollum (talvolta erroneamente chiamato Vellum), potenzialmente utile anch’esso per l’utilizzo come arma batteriologica, è stato isolato nel 1935 da una mucca nell’Oxfordshire (Regno Unito), ed è stato inserito negli arsenali di armi biologiche inglesi e statunitensi. Rapporti della CIA riferiscono che l’Iraq avrebbe tentato negli anni ottanta di ottenere spore di questo ceppo di antrace. Altri ceppi sono, per esempio, lo Sterne (una forma benigna che deve il nome al ricercatore africano che la scoprì), ANR-1δAmesA-3RP4 e RP42. I ceppi differiscono nella presenza e attività di diversi geni, che ne determinano la virulenza e la produzione di antigeni e tossine.

Chiaramente si presenta in più versioni, a seconda della sede delle infezioni: La forma cutanea può avvenire per contatto con pelle o pelliccia di animali infetti o altro materiale contenente spore. La forma cutanea si presenta nella fase iniziale come una piccola pustola pruriginosa di colore scuro nel sito d’infezione, che si forma circa una o due settimane dopo il contagio. Successivamente si forma una estesa ulcera necrotica non dolorosa. Senza un opportuno trattamento la malattia è mortale in circa il 20% dei casi. La terapia antibiotica annulla sostanzialmente il rischio di esito fatale. L’antrace cutanea è la forma più comune negli allevatori di bovini. La forma gastroenterica, che si contrae ad esempio con l’ingestione di carne infetta, si presenta con diarrea grave ed ematèmesi (vomito con sangue). Il trattamento tempestivo è necessario, senza trattamento la mortalità arriva al 60%-65%.

Per quanto riguarda quella polmonare è prettamente legata all’inalazione delle spore e viene detta anche sindrome del tosatore. Di solito quando si manifestano i primi veri sintomi respiratori è troppo tardi per entrare in gioco con un’azione terapeutica. Risulta quindi perfetta per l’allestimento di un’arma biologica vista la “praticità logistica” delle spore. In qualsiasi caso nella terapia contro quest’ultima si ricorre ovviamente ad antibiotici come la ciprofloxacina ed eritromicina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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