Il Superuovo

Date la mancia al rider! Perché? Ce lo spiegano Pellizza da Volpedo e Chavar

Date la mancia al rider! Perché? Ce lo spiegano Pellizza da Volpedo e Chavar

Oggi, 26 marzo i Rider di molte città “incroceranno le braccia”, vediamo il perché.

Lavoratori in sciopero che incrociano le braccia si in senso letterale sia in senso figurato.

il 26 marzo i Rider che collaborano con le grandi aziende di Food Delivery, sciopereranno, poiché lamentano la carenza di diritti fondamentali a cui sono sottoposti a livello lavorativo; oggi i sindacati che vegliano su questa categoria di lavoratori, hanno proclamato uno sciopero e lanciato una sorta di appello alla cittadinanza, di non ordinare cibo con consegna a domicilio, l’obiettivo? Essere assunti, “ma non lo sono già?”, Vediamolo nel dettaglio.

Chi è il Rider?

I Rider sono coloro che durante il Lockdown non si sono visti rinnovare il contratto di lavoro, sono gli stranieri che (almeno in Italia) sono da sempre costretti ad accontentarsi di “lavori umili” per portare a casa qualche soldino, sono coloro che lo fanno come secondo lavoro perché hanno talmente tante spese che uno solo non gli basta, sono persone, ma vengono considerati numeri, “schiavi di un algoritmo”.

Usando il termine “Rider”, si fa riferimento a persone preposte all’esercizio del Food Delivery, la consegna di pietanze a domicilio.

Le App di Food Delivery (Deliveroo, Just Eat, Glovo ecc.) funzionano così: il cliente ordina sull’App (paga dall’App o alla consegna), il ristorante riceve e prepara l’ordinazione, il Rider arriva al ristorante, dice il numero dell’ordine allo staff del ristorante e poi consegna, l’azienda guadagna tramite una percentuale derivante da ogni ordinazione, esempio: io Just eat, su una comanda di 60 euro ne incasso 10.

Insomma, i rider che collaborano con un’azienda preposta al Food Delivery, non se la passano così bene, sia perché le paghe sono umili, sia perché sono visti come “basta avere un mezzo per fare il Rider, via te, ne trovo un altro”.

I dettagli sul contratto

Il contratto dei Rider appartenenti alle grandi aziende di Food Delivery, è denominato Co.Co.Co., contratto di Collaborazione Coordinata Continuativa, un’allitterazione stucchevole che sta a significare “lavori per noi ma non lavori per noi”, infatti non è raro il fatto che molti Rider di Deliveroo ad esempio, collaborino anche con Uber eats o Glovo, che non è un male, si può assolutamente fare.

il contratto Co.Co.Co. non prevede molte agevolazioni e diritti fondamentali dei lavoratori presenti nel tradizionale CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), pertanto, i collaboratori “assunti” sono considerati alla pari dei lavoratori autonomi, ma sono altresì senza le agevolazioni spettanti ai lavoratori autonomi, “Aspé, mi stai dicendo che sono tipo partite IVA senza i bonus per le partite IVA?”, Sì.

In soldoni: i Co.Co.CO. non prevedono indennità per la malattia, nessuna assicurazione in caso di danno al lavoratore o al mezzo di trasporto da esso usato (ad oggi sono circa 21 i feriti gravi e 4 le vittime tra i rider), niente ferie, niente TFR, niente tredicesima e quattordicesima (presente nella ristorazione tradizionale), niente indennità COVID, curioso per persone che ogni giorno incontrano in modo ravvicinato almeno 15/20 sconosciuti, dulcis in fundo, niente contributi.

I rider assunti direttamente dal ristorante o dalla pizzeria non se la passano meglio, i casi di: “400 euro per 24 ore settimanali in nero e 1 euro a consegna per la benzina”, ci sono, e non lo fanno solo i ristoratori arabi, turchi e meridionali come molti pensano: testimonianza diretta, lo fanno anche i pizzaioli “nordici”, parola di “nordico”.

Rider al lavoro

“Il Quarto Stato”

Questo emblematico dipinto, fu realizzato da Giuseppe Pellizza da Volpedo tra il 1898 ed il 1901, e rappresenta una rivolta di braccianti, pacifica, in cui i manifestanti avanzano verso lo spettatore con fare lento e compassato.

Questo dipinto parrebbe voler rendere omaggio ai moti proletari di Milano del 1898, e quindi per inciso alle 81 vittime e 450 feriti del cosiddetto “Massacro di Bava Beccaris”, in cui la protesta della popolazione civile fu sedata dal Regio Esercito con le armi.

Questo dipinto divenne in primis un’icona, sì perché ormai chi è iscritto ad un qualsiasi sindacato è abituato a vedere manifesti recanti storpiature di questo famosissimo dipinto ed i suoi mille riadattamenti, contornato da slogan che inneggiano giustamente ai diritti dei lavoratori, senza sapere però la storia di questa magistrale opera.

Con “Quarto Stato”, si intende il proletariato, una classe sociale che iniziò a rivendicare i propri diritti nell’ambito della Seconda Rivoluzione Industriale.

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, 1898-1901, Milano, Museo del Novecento

“Il Quinto Stato”

Se volessimo contare le reinterpretazioni pop e le parodie che prendono come spunto e matrice “Il Quarto Stato”, probabilmente riempiremmo un tomo monografico, ma a questo proposito, l’illustratore argentino Hernàn Chavar, illustratore argentino classe 1979, ci offre una sua splendida reinterpretazione de “Il Quarto Stato”, chiamandola in modo forse un po’ coraggioso “Il Quinto Stato”, delineando con questo titolo una classe sociale ancora minore di quello che era il Proletariato.

L’illustrazione fu eseguita da Chavar per un articolo del Corriere della Sera, l’articolo fu firmato Maurizio Ferrara, e l’anno era il 2018.

L’opera mostra nella prima fila, da sinistra, un operatore di Call Center, a destra un diversamente abile ed al centro proprio un Rider, mentre alle spalle abbiamo una schiera di studenti, operai, impiegati ed infermieri; l’articolo di Ferrara era una riflessione su come è cambiata la società e su come si è trasformato il mondo del lavoro.

Ma quindi la mancia al Rider la devo dare? Non è obbligatorio, ma…

“Il Quinto Stato”, Hernàn Chavar, Illustrazione eseguita per il Corriere della Sera

 

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