Damnatio memoriae: Nietzsche spiega la distruzione delle statue attraverso la “storia critica”

Nelle ultime settimane, a seguito delle manifestazioni per il movimento “Black Lives Matter”, ci sono stati numerosi episodi di statue imbrattate, monumenti danneggiati o addirittura distrutti. Ma è realmente legittima una tale “damnatio memoriae”?

Negli Stati Uniti, moltissime statue rappresentanti Cristoforo Colombo sono state decapitate, abbattute, rimosse. In Italia, è dibattito se sia giusto o meno lasciare la statua dedicata a Indro Montanelli (controverso giornalista del ‘900) lì dov’è attualmente, a Milano. Dal nostro punto di vista, di noi figli del XX e del XXI secolo, cresciuti con ideali di libertà e uguaglianza, questi personaggi niente hanno a che fare con i nostri principi. La discussione resta perciò molto accesa. La critica di Nietzsche ci aiuta a comprendere fino a che punto possiamo rinnegare quello che è stato il nostro passato.

La furia iconoclasta

Le numerose proteste legate al movimento “Black Lives Matter“, iniziate negli Stati Uniti, ma che attualmente si stanno verificando ovunque nel mondo, sembrano aver un po’ perso di vista l’obiettivo principale della manifestazione. Questa, che doveva configurarsi come una protesta pacifica per la rivendicazione dei diritti di uguaglianza e di pari dignità di tutti, per mettere sotto i riflettori quanto ancora le minoranze etniche siano oggetto di discriminazione, è degenerata, in alcuni casi, in episodi di violenza indirizzati non solo verso persone, ma appunto anche verso immagini e monumenti di valore storico. In America, sono state prese di mira non solo le statue di Colombo, ma anche quelle dei quattro Padri Fondatori (Jefferson, Lincol, Washington, Roosevelt. Ma episodi di iconoclastia (ovvero di distruzione delle raffigurazioni) si sono verificati anche nella nostra capitale, a Roma, dove, per esempio, la statua di Antonio Baldissera, capo delle truppe del Regno di Italia e successivo governatore dell’Eritrea, è stata ricoperta di vernice rossa. Lo stesso trattamento che è stato riservato alla già citata statua di Indro Montanelli nei Giardini pubblici di Milano.

Fare damnatio memoriae

Non è di certo la prima volta, nella storia, che assistiamo ad episodi simili. Nell’antica Grecia, i Persiani, durante l’assedio ad Atene, avevano distrutto le raffigurazioni delle divinità, dal loro punto di vista religioso considerate profane. La stessa cosa è avvenuta secoli e secoli dopo, quando gli estremisti islamici hanno letteralmente bombardato le statue dei Buddha nel Bamiyan, all’inizio degli anni 2000. Spesso, alla caduta di regni e imperi, la reazione del popolo è stata quella di prendere di mira l’arte frutto di quel periodo storico, che si trattasse di opere di propaganda, monumenti, o di lavori che semplicemente presentavano le caratteristiche del movimento iconografico dell’epoca. Da una parte l’attacco a culture diverse dalla propria, dall’altra una volontà di fare totale damnatio memoriae nei confronti di idee ritenute ormai universalmente sbagliate. Ma cancellando le prove della storia, sia che celebrino momenti gloriosi del nostro passato, sia che rappresentino avvenimenti più oscuri o personaggi controversi, si rischia di ottenere il risultato contrario a quello ricercato. Non tanto il trionfo di nuovi ideali di libertà ed uguaglianza, ma piuttosto la caduta nell’oblio di esempi negativi, che possono essere persi di vista, e inconsapevolmente riprodotti.

Nietzsche e la “storia critica”

Friedrich Nietzsche, filosofo tedesco dell’800, saprebbe interpretare con accuratezza ciò che sta succedendo in questi giorni. Nelle sue “Considerazioni Inattuali“, egli parla di tre diversi modi di fare storia, analizzandoli e cercando di comprendere i lati positivi e negativi di ognuno di questi. Il primo è quello della cultura storicista, di cui fanno parte coloro che celebrano e glorificano il passato al punto di volerlo imitare in ogni suo aspetto anche nel futuro. Un atteggiamento che, spiega Nietzsche, spinge l’uomo a “incurvare la schiena e a chinare la testa” di fronte a quella che viene vista come l’insuperabile potenza del passato. Un secondo modo è quello della cultura antiquaria, propria di chi si sente ancora figlio di epoche precedenti, ad esse inesorabilmente legato, al punto di essere incapace di agire nel presente. Rispetto al primo tipo di storia, non c’è azione, c’è una sorta di staticità temporale. L’ultimo atteggiamento è quello della storia critica. Questo non è altro che l’atteggiamento che stiamo vedendo adottato attualmente da molte persone in ogni parte del mondo. Esso consiste nel voler eliminare, distruggere, dimenticare il passato, demonizzato come totalmente negativo, per ricominciare a costruire “da zero”, rimuovendo quindi le nostre origini. Nietzsche ci spiega che anche quest’ultimo atteggiamento è sbagliato: dimenticare il percorso che abbiamo alle spalle ci porta a perdere la nostra identità, a rifare gli errori del passato, ad agire in modo cieco. Conoscere e comprendere la storia, in modo di certo non sterile, interpretandola e analizzandola, è ciò che invece ci può portare a costruire un futuro, trovando nuovi principi condivisi.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: