Il Grande Gatsby è stato un romanzo molto famoso e di grande spicco per il ‘900 della letteratura americana. Quattro versioni cinematografiche ne hanno dato il giusto valore. Quella che ci è più nota è proprio quella del 2013, con Leonardo Di Caprio nell’interpretazione di Jay Gatsby. L’opera è di una grandezza stupefacente, abbracciando temi che racchiudono tutto ciò che è stato il mito americano e la sua dissoluzione. Il grande Gatsby è una porta che si apre in un sottoscala, dove si celano risposte, verità, messe da parte per non inquinare l’immagine che Gatsby ha creato di . Leggendo un romanzo del XX secolo, sembra che il tempo per certi aspetti si sia fermato. E.Scott Fitzgerald ha creato quest’opera proprio per disgregare il mondo delle apparenze dietro cui ci si nascondeva. L’incomunicabilità, la difficoltà nel creare rapporti stabili, la difficoltà a provare sentimenti, non sono a noi temi tanto estranei. Dietro Gatsby e tutti i personaggi che fanno parte del romanzo, si celava la realtà che era ben diversa da ogni apparenza.

La Maschera

Chi era Jay Gatsby prima di diventare il Grande? Figlio di poveri contadini del Nord Dakota, James Gatz fuggì dalla famiglia per migliorarsi. Così conobbe il ricco proprietario di uno yacht, Mr Dan Cody, decise di cambiare il suo nome in Jay Gatsby. E da lì la sua vita fu tutta in ascesa, cambiò modo di vestirsi, frequentò ambienti accademici in Inghilterra. Una volta acquisite le sembianze di una persona del tutto nuova si arricchì di cultura e di denaro, anche con azioni per nulla lecite. La ricchezza materiale diventa l’unico mezzo per avere una vita sopportabile e l’unico collante che tiene insieme le relazioni personali. L’apparenza è sempre stato un modo per difenderci, una maschera da indossare. I tempi cambiano e a mutare, in questo caso, è il mezzo con cui crearci una maschera che ci renda piacevoli a tutti.

“La verità è che Jay Gatsby di West Egg, Long Island, era scaturito da una concezione platonica di se stesso.”

“Il grande Gatsby” di F.S.Fitzgerald

Il Palcoscenico

Oggi ci sono i social network e se non ci fossero stati, avremmo usato altri mezzi per costruire il nostro palcoscenico. Gatsby usava la sua villa, con party strabilianti e le sue ricchezze esposte. Con internet componiamo una sintesi delle nostre vite, mettendo in mostra solo quello che ci rende piacevoli per gli altri o simili ad altri. Alla continua ricerca di una perfezione apparente, a volte ci si nasconde dietro luminosi schermi che non fanno domande, ma agiscono ai nostri comandi. Gli anni passano e gli utenti aumentano, il modo di usare tali mezzi cambia sempre di più, trasformandosi e acquisendo sempre più importanza nelle nostre vite. Esponiamo continuamente la nostra vita ad un pubblico vastissimo, ma osserviamo anche quella degli altri, con la stessa ammirazione dell’adolescente James Gatz. Si rincorre la voglia di apparire, come se valesse più di ciò che siamo. Si rincorre il bisogno di gloria, prendendo esempio dalle nuove icone che ci circondano.

Lo Spettacolo

Condividere la propria nuova immagine di sé è oggi la parola chiave. Un qualunque pensiero viene esposto al nostro pubblico, dal più gioioso al più triste. Ma perché lo facciamo? Ormai lo fanno quasi tutti, lasciando andare l’importanza che ha l’individualità, forse nella speranza che condividere un sorriso ci renda più felici, o che condividere un momento di tristezza ci renda meno soli. O forse più adatti alla società in cui siamo, smettendo di sentirsi esclusi. È proprio la voglia di uscire dalla solitudine che attanaglia Jay Gatsby. Ma purtroppo il faro verde al di là del lago, altro non sarà che la luce di un pontile senza nessuno che, a parte Nick Carraway (amico e voce narrante), lo guarderà con nostalgia. L’immagine mitica che ha investito Gatsby per tutta la prima parte del romanzo, andrà via via affievolendosi, morendo con lui e con il suo desiderio di grandezza. Oggi, forse, siamo un po’ tutti dei giovani James Gatz.  Il benessere fa brillare gli occhi a tutti, viene bramato da molti, desiderato, ambito.  Affacciandoci al web guardiamo vite di tanti Mr. Dan Cody, a volte con invidia, altre volte con ammirazione. Ma ugualmente sentendo il desiderio di voler essere come loro, se non migliori.

Simona Lomasto

 

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